Adinolfi a Mattino 5 per parlare della «follia dell’ideologia gender»

20/11/2020 - Mario Adinolfi
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Le fiabe possono pure essere "saggezza popolare", ma di secoli e secoli fa

Evitare che l’uomo sia sempre principe, eroe, salvatore e la donna sempre principessa, vittima, premio in palio da salvare. Questo è quello che capisce chi si informa sugli obiettivi del progetto dell’Associazione Ireos Onlus – Centro Servizi Autogestito Comunità Queer, iniziativa che la scuola Marconi di via Meyer a Firenze ha deciso di ospitare. Lo scopo è quello di “individuare gli stereotipi di genere presenti in fiabe, racconti, personaggi dei cartoni animati, giocattoli, mass media e nella realtà della vita quotidiana”. Che Cappuccetto Rosso possa essere un maschio, quindi, serve solamente per spiegare ai bambini in maniera semplice e immediata che non esistono “cose da maschio” e “cose da femmina” così come non ha senso parlare di “ruoli da maschio” e “ruoli da femmina”. Per Adinolfi – così come per alcune testate italiane che sposano le sue idee – questo non è prioritario e, anzi, è questione di gender.

Precisamente «follia di un’ideologia». Così Mario Adinolfi, leader de Il popolo della famiglia, definisce l’idea di scambiare i ruoli dei personaggi in quelle fiabe con cui tutti siamo cresciuti e che ancora vengono raccontate ai bambini di oggi. Se Cappuccetto Rosso è maschio e il lupo è femmina per Adinolfi si tratta di un «percorso ideologico». «Siamo dentro la follia di un’ideologia che ha come elemento ulteriormente pesante il voler incidere sull’immaginario dei bambini», sottolinea Adinolfi, sostenendo che i bambini dovrebbero essere «turbati nel loro equilibrio» se raccontiamo «che maschio è uguale a femmina, che non c’è nessuna differenza perché si vuole raccontare in realtà che papà è uguale a mamma, che il ruolo paterno è identico a quello materno , che i sessi sono interscambiabili e che anzi si può cambiare sesso con la tranquillità con cui si cambia una giubba, beh insomma: questo è davvero insopportabile se poi passa per le fiabe, che sono saggezza popolare».

Insegnare parità di genere e rispetto per chi è diverso non è gender

Insegnare che maschi e femmine sono uguali, che tutti possiamo essere l’eroe e chi viene salvato, che tutti possiamo diventare chi vogliamo essere a prescindere dal sesso biologico e di nascita non ha niente a che vedere con le teorie sul gender. Così come bambini e bambine sono stati istruiti con quella che Adinolfi definisce la «saggezza popolare delle fiabe» – che risale solamente a qualche secolo fa -, nel 2020 si può modificare i canoni dell’educazione al solo scopo di inculcare il rispetto per chiunque desideri fare o essere quello che sente a prescindere dal proprio sesso biologico. Insegnare a rispettare la diversità e l’unicità delle persone a prescindere da criteri come il sesso biologico non ha nulla a che vedere con l’educazione sessuale in età troppo precoce o con deviazioni della personalità dei più piccoli.

Fonte: Giornalettismo