Mario Adinolfi: I giallorossi pensano solo alla lobby gay

30/10/2020 - Il Giornale
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Mentre il governo è alle prese con la dura lotta contro la seconda ondata di coronavirus, il Parlamento sta discutendo il ddl Zan sull'omotransfobia. Qui l'opinione di Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia

Le sembra questo il momento più opportuno per discutere un Ddl sull'omofobia?

Adinolfi: “Con una pandemia in atto e mezzo Paese in ginocchio, con le rivolte per le strade e i contagi moltiplicati, con le strutture sanitarie in affanno e le famiglie sempre più in crisi a me pare davvero un oltraggio che la Camera passi la settimana a discutere di un ddl scritto per porre rimedio a un’emergenza che non c’è. Oltre che inopportuno e ingiusto, questo modo di costruire scale di priorità spiega anche i tic antidemocratici tipici di questa maggioranza, che tende a immaginare come necessario per il Paese solo ciò che è necessario per sé e per le proprie lobby di riferimento”.

Lo reputa un provvedimento giusto o sbagliato? E perché?

Adinolfi: “Si tratta di un provvedimento sbagliatissimo. Per la prima volta dal 1925 viene introdotta una legge ricalcata sul modello delle leggi fascistissime che sotto il regime mussoliniano tesero a reprimere le opinioni sgradite alla cosca dominante, incarcerando i dissenzienti. Lo stesso proponente parla di carcerabilità per i latori di “opinioni istigatrici all’odio omotransfobico”. Rivolgo a Alessandro Zan una semplice domanda: dopo l’approvazione della sua legge chi deciderà se una mia opinione è o meno “istigatrice all’odio”? Se io affermo che una coppia gay ha compiuto un abominio criminale acquistando un bambino tramite la pratica dell’utero in affitto, sto esercitando il mio diritto alla libera espressione delle opinioni garantito dalla Costituzione o sto istigando all’odio contro quella coppia gay? Come è chiaro lo strumento liberticida sarà posto nelle mani dei magistrati. E sappiamo bene l’uso che settori della magistratura fanno di leggi chiarissime, figuriamoci l’uso che faranno di norme come quelle del ddl Zan, coniate per manganellare gli avversari politici della lobby Lgbt cui il proponente appartiene”.

Pensa che le ultime correzioni apportate proteggano davvero la libertà di pensiero?

Adinolfi: “Gli ultimi emendamenti inseriti chiariscono in tutta evidenza l’intenzione liberticida dell’impianto del ddl. Se si arriva a ribadire l’ovvietà della libera espressione delle opinioni, vuol dire che sanno bene che l’utilizzo del ddl immaginato ab origine è la repressione dell’opinione dissenziente. Excusatio non petita, accusatio manifesta”.

Nel Dl Zan si è aggiunta anche la difesa dei disabili. Perché?

Adinolfi: “Il Popolo della Famiglia ha molti dirigenti disabili tra le proprie fila, si sono immediatamente sentiti usati. L’ennesimo tentativo di copertura delle reali intenzioni di una legge nata per gli interessi di una precisa lobby, che ora prova a mascherarli anche con le strumentalizzazioni più indegne, perché abbiamo scoperto il loro gioco”.

Da cattolico cosa pensa delle recenti parole del Papa sulle leggi sulle unioni civili?

Adinolfi: “Il Papa è stato vittima di una orrenda manipolazione figlia di segmenti della citata lobby esterni ma anche interni al Vaticano. Mi faccia però chiedere ai cattolici tanto attenti alle parole del Papa di essere anche esigenti con i comportamenti dei loro rappresentanti in Parlamento. Sulle pregiudiziali di costituzionalità del ddl Zan 72 deputati di centrodestra tra cui Giorgia Meloni e Lorenzo Fontana non erano presenti al voto. L’incostituzionalità della legge non è passata per appena 53 voti. Fossero stati tutti presenti il ddl Zan sarebbe morto in aula a Montecitorio prima di nascere. Questa è una battaglia. Il Popolo della Famiglia chiede a tutti di stare ai posti di combattimento”.

Fonte: Il Giornale