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Collaborare per sostenere la dignità dei preti

Ebe Zani - Pubblicato il 10/12/2020 - Visite: 672 Facebook Twitter
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In  Feedback  &  Dialoghi,  condotto  da  Massimiliano Esposito e Mirko de Carli,  il  Popolo  della  Famiglia,  nella  persona del suo segretario nazionale Andrea Brenna , esprime piena solidarietà all’avvocato  Francesco  Fontana,  presidente  dell’associazione “Iustitia in veritate”. A fronte di vari episodi, all’incirca 25 sul territorio  nazionale,  di  abusi  alla  libertà  religiosa e di culto, da parte anche delle forze dell’ordine, per bloccare l’esercizio alla  fede,  nonché  dei  numerosi  attacchi  mediatici a cui sono sempre più sottoposti i sacerdoti e i fedeli, l’avvocato Francesco Fontana decide di fondare l’associazione  Iustitia  in  veritate,  il  7  maggio  del corrente anno.Già  durante  la  prima  fase  di  restrizioni  imposte  dalla  normativa  emergenziale,  si sono verificati alcuni abusi , ad esempio  quando  le  forze  dell’ordine  erano  intervenute  ad  interrompere  le  liturgie,  multando  e  disperdendo  i  fedeli.  “Il  primo episodio- afferma l’avvocato Fontana- si verificò il 15 marzo, a Cerveteri, durante  una  funzione  liturgica,  quando  irruppero  dei  poliziotti  della  polizia  locale,  interrompendo  la  celebrazione  ed  allontanando  i  fedeli  che  erano  sul  sagrato esterno. Di fronte a ciò io ed altri amici, mossi da in impeto di coscienza, ci siamo chiesti se fosse il caso di interve-nire con la predisposizione di un appello ai  vescovi  della  Conferenza  Episcopale,  affinchè venisse pronunciata una parola chiara  su  quanto  stava  accadendo,  perchè non si diffondesse a macchia d’olio, così come poi è avvenuto. Abbiamo raccolto 600 firme per l’appello alla CEI, già a marzo. Dopo altri abusi alla libertà religiosa, abbiamo fatto un secondo appello al cardinal Bassetti”.Il primo intervento strutturato di Iustitia in veritate è a sostegno di don Lino a Gallignano,  diocesi  di  Cremona,  che  si  era  opposto all’ irruzione delle forze dell’ordine all’interno della propria chiesa. Furono multate nove persone, compreso il parroco,  dopo  l’irruzione  di  un  agente  dell’ Arma dei Carabiniere che interruppe la funzione religiosa e procedette alla identificazione dei fedeli, come fossero dei  delinquenti.  “Per  questi - precisa l’avvocato -  stiamo  seguendo  il  ricorso  in via amministrativa davanti al prefetto di  Cremona.  A  mio  avviso  si  tratta  di  un  reato , in quanto la “turbatio sacrorum” è punita  dal  Codice  penale  ,  dall’art.  405.  Questo è stato l ‘ episodio scandaloso da cui  siamo  partiti  per  la  difesa  di  laici  e  sacerdoti”. All’avvocato  Fontana  e  ai  suoi  stretti  collaboratori, va il ringraziamento, per il loro operato, di Andrea Brenna, non solo come  segretario  nazionale  del  Popolo  della Famiglia, ma come ci tiene a precisare, anzitutto come cittadino semplice, prima che come politico. Brenna ricorda l’articolo 7 della nostra Costituzione che afferma  l’indipendenza  della  Chiesa  rispetto allo Stato Italiano e la loro sovranità. Afferma Brenna : “Quando uno stato pensa, con qualsiasi norma, anche emergenziale, di sconfinare in un altro stato, si  assiste  ad  un  abuso,  in  virtù  del  principio  di  sovranità  indipendente,  sancita  dalla nostra Costituzione. Con ciò si violano  i  Patti  Lateranensi  e  il  Concordato.  In essi si afferma che la forza dell’ordine non può entrare nei luoghi di culto, se non con una autorizzazione della Chiesa e non può interrompere un rito. Questi elementi  sono  sanciti  dall’articolo  405  del Codice Penale che condanna e punisce chiunque interrompa un rito. Quando il  codice  penale  e  la  Costituzione  sono  messi da parte , dobbiamo iniziare a preoccuparci. La Chiesa va lasciata libera e la Costituzione va rispettata”. Mirco  De  Carli,  altro  interlocutore  del  dibattito, afferma la necessità del buon senso  e  del  dialogo,  per  giungere  ad  un’intesa tra la Conferenza Episcopale e lo Stato italiano. Afferma “lo stato, che usa  le  forze  dell’ordine  per  punire  dei  fedeli  e  dei  sacerdoti  come  fossero  delinquenti  comuni,  commette  una  follia,  perché  crea  un  clima  da  regime  persecutorio  che  non  fa  bene  al  paese.  È  un  paese folle quello che mette alla gogna dei  sacerdoti  che  celebrano.  Non  vanno  alimentate  le  divisioni,  dobbiamo  essere positivi e va trovata un’intesa di buon senso  tra  lo  stato  italiano  e  il  vaticano,  per il bene della comunità”.Ma che cos’è la libertà religiosa? Per  l’avvocato  non  è  un  “di  più”  la  libertà  religiosa  e,  quindi,  nemmeno  una  concessione,  perché  essa  attiene  agli  elementi costitutivi della persona, è parte  essenziale  della  struttura  ontologia  dell’individuo. Spiega – “Quando si parla di  libertà  religiosa  essa  va  estrinsecata  nel concreto con la libertà di culto;  senza considerare che i vulnus che , secondo  me,  si  sono  susseguiti,  riguardano l’aspetto della riserva di giurisdizione tra due stati sovrani nel proprio ambito, quello  italiano  e  quello  della  Chiesa.  Il  Concordato  non  ha  come  interlocutore la CEI, il rapporto è tra lo Stato e la Chiesa. Non è di poco conto sottolineare che è la Chiesa che deve disciplinare il  pubblico  esercizio  delle  sue  funzioni.  Non è da intendersi come una concessione  dello  stato  italiano  il  poter  andare a messa. Non è un problema di orario della messa, ma è un problema di disciplina e di riserva di giurisdizione. Quindi non  sono  accettabili  le  limitazioni  alla  libertà religiosa, la quale si estrinseca in tre  modalità  concrete:  quella  delle  funzioni  religiose,  delle  cerimonie  e  delle  pratiche religiose. La libertà religiosa è come  un  diritto  primario  della  persona.  

Bisogna  evitare  una  lettura  dei  diritti  di  tipo  scientista,  a  partire  dal  diritto  alla  salute, per evitare che questi prevarichino sulle libertà costitutive della persona. Infine si può con certezza dire che non è certo la Chiesa, come struttura, l’ambito entro cui , certo con le dovute garanzie di  tutela  della  salute,  si  possono  creare  degli assembramenti”. Conclude  Brenna,  “si  parte  male  se  uno  stato si considera superiore ad altro stato. Mi chiedo quanto questo governo sia in  grado  di  ascoltare  i  suoi  cittadini,  le  sue  realtà  .  Prendere  in  considerazione  un comitato tecnico-scientifico più dei cittadini è un errore, perché la sovranità appartiene  al  popolo  e  un  capo  del  governo dovrebbe saperlo bene. La libertà, in  genere,  anche  quella  di  culto,  non  si  concede,  ma  si  riconosce.  Nella  storia  ogni volta che lo stato si è sentito lui datore della libertà , è stato rovesciato dal  popolo.  Mi  auguro  che  questo  non  avvenga  e  che  lo  stato  sia  servitore  del  popolo, dei cittadini”.Infine l’avvocato parla del caso di Lizzano ; egli è andato personalmente a conoscere il parroco e i fedeli coinvolti. In chiesa  si  stava  svolgendo  una  semplice  veglia  di  preghiera  contro  il  ddl  Zan-Scalfarotto,  approvato  per  ora  alla  camera  dei  Deputati.  Davanti  alla  chiesa  si  sono  radunate  delle  persone  che,  in  modo  aggressivo,  impedivano  pure  l’accesso  ai  fedeli  che  volevano  entrare  in  chiesa  a  recitare  il  rosario.  A  sostegno  di questo gruppo, era intervenuto anche il  sindaco  di  questa  cittadina  .  Il  parroco ha chiamato i carabinieri unicamente per  ordine  pubblico,  perché  era  impaurito . L’episodio di Lizzano è un esempio di  quello  che  potrà  accadere,  in  peius,  se  dovesse  malauguratamente  passare  la legge ZAN, perché essa è totalmente liberticida ed impedirà di esprimere idee che si ispirino alla Dottrina sociale della Chiesa. L’ultimo  episodio,  che  ci  fa  immaginare  il  bavaglio  ideologico  a  cui  andremo  incontro se passerà il ddl Zan, è quello accaduto ad Erba,, con l’attacco mediatico subito da don Bruno, da parte della troupe  televisiva  di  Barbara  D’Urso  che  ha  cercato  di  mettere  alla  berlina  ciò che aveva appena detto il sacerdote dal pulpito della sua chiesa. La Chiesa deve difendere il suo territorio.Con  una  frase  di  un  santo,  Josemaria  Escivà  de  Balaguer,  conclude  il  suo  intervento l’avvocato Fontana: “Servire da autoparlante al nemico è suprema idiozia e , se il nemico è nemico di Dio, è peccato grande “Piena  affinità  di  vedute,  quindi,  tra  la prospettiva  giuridica  di  “Iustitia  in  veritate” e il Popolo della Famiglia.

Fonte: La Croce Quotidiano - 10 dicembre 2020

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