Dal diario notturno di un militante del Popolo della Famiglia

Pubblicato il 24/05/2020 Autore/Fonte: Carlo Bravi Visite: 262
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L'una e trentadue di notte. La sveglia luminosa che campeggia sul comodino a fianco del mio talamo mi ricorda che è tardi, che è ora di chiudere gli occhi: la giornata è terminata da un pezzo. Sento il respiro regolare di mia moglie al mio fianco, che prima di abbandonarsi al sonno mi ha raccomandato di fare presto altrettanto, sussurrando "domani è una giornata piena". Come oggi, d'altra parte.

Ma io non riesco ancora a chiudere gli occhi per il meritato riposo: sento che ho un residuo di forze e che posso fare ancora qualcosa di utile prima di domattina: posso dare una mano con i social media, per il PdF. Posso promuovere un po' sui social media il grande compito di valorizzazione del logo, del nome, delle idee, delle campagne che il Popolo della Famiglia porta avanti in questi mesi. Soprattutto con Twitter, il social medium che ho scoperto 2 anni fa grazie a Fabio e a sua moglie Marta (due veri amici), social per il quale ho maturato una vera passione, che ho subito cercato di mettere al servizio del PdF, attivando man mano svariati profili anche ufficiali (sia locali sia nazionali) e rilanciando quanto più possibile i nostri temi, le nostre battaglie, i veri bisogni delle famiglie italiane.
Una parte importante del lavoro - specie quando compiuto a quest'ora della notte - consiste nel passare in rassegna un po' tutti i tweet prodotti nelle ultime 24 ore dai militanti del PdF - a cominciare dai dirigenti centrali - così come dai profili più o meno "amici", che si occupano delle tematiche della Famiglia e della Vita. Sono centinaia di tweet ogni giorno. Attraverso il meccanismo delle "liste" cerco di passarli in rassegna un po' tutti. Ho solo uno o due secondi per leggere ciascuno di essi e valutare all'istante se mettere il fatidico "like", o anche il ben più impegnativo "retweet" che costituisce comunque una forma di "endorsement" e come tale va usato con cautela se - come accade prevalentemente - sto operando da un profilo ufficiale del PdF, e non a titolo personale: quante volte personalmente vorrei valorizzare un certo post con un like e un retweet, ma mi trattengo, perché non sto agendo a nome mio, ma a nome del PdF. Essere militante significa anche questo. Rinunciare ad una parte della propria libertà per raggiungere insieme ad altri un bene più grande, più generale e più stabile.

E così i post mi scorrono davanti uno dopo l'altro rapidamente, e trattandosi di profili in qualche modo affini il "like" viene attribuito con una certa larghezza: uno dei "principi pratici social" che mi sono dato, infatti, recita così: "un like non si nega a nessuno [degli amici]". E così per almeno la metà dei post che mi scorrono veloci davanti agli occhi al ritmo di uno al secondo non manca il tocco del polpastrello sul cuoricino del "like". Questo tamburellare veloce mi evooca spesso l'immagine di una mitragliatrice, che nelle trincee della comunicazione spara impavida e senza sosta i proiettili della battaglia per la Famiglia, attaccata e insidiata da tutti i lati da un nemico potente e pervasivo.

In questi giorni come Popolo della Famiglia ci stiamo concentrando in modo speciale nella battaglia per salvare le scuole paritarie in Italia.
In crisi da decenni - da tempo chiude una scuola paritaria ogni settimana, da qualche parte del nostro paese - con la crisi sanitaria ed economica portata dal coronavirus si sta arrivando al collasso, stimando che almeno un terzo e forse la metà delle scuole paritarie italiane non riaprirà a settembre 2020, creando un disastro educativo e sociale di dimensioni epocali di cui governo e maggioranza non sembrano avere alcuna consapevolezza.

Con il profilo Twitter @PdF_educazione sto cercando di rilanciare e valorizzare gli sforzi (articoli, esposti, petizioni, denunce, scioperi...) compiuti in questi giorni, sia da militanti PdF sia da tanti altri enti o persone, per salvare le scuole paritarie.
L'altra notte mi sono imbattuto nel profilo di Suor Anna Monia Alfieri (@AnnaMonia_A). Una donna straordinaria, che - d'accordo con la propria congregazione - da molti anni si batte con forza e intelligenza a difesa delle scuole paritarie, attraverso convegni, articoli, interventi in ogni occasione immaginabile. Una che, nello stile suggerito da San Paolo, insiste in ogni occasione "opportuna e non opportuna" in difesa della libertà educativa dei genitori. Mi sono accorto che per una dimenticanza non avevo ancora iniziato a "seguire" il suo profilo, azione invece  fondamentale specie in questi giorni di comune battaglia per la sopravvivenza delle paritarie. Ho quindi cominciato a "seguire" il profilo @AnnaMonia_A, e per recuperare un po' il tempo perduto ho scorso un po' all'indietro i tweet del profilo stesso, per mettere "like" e "retweet" almeno ai suoi post più recenti. Nel farlo mi ha colpito l'estrema esiguità del numero di "like" ottenuti dai post di Suor Anna Monia Alfieri (a volte solo 1 o 2 "Like"), un dato sorprendente pensando a quanto il mondo cattolico si stia mobilitando in questa battaglia. O forse no. Forse non abbastanza. Forse non fino in fondo. Mentre aggiungevo - a nome del PdF - il mio "cuoricino" a quei pochissimi altri ho pensato che forse una delle ragioni della scarsità di risultati nella difesa delle scuole paritarie può essere trovata anche nello scarso consenso social dei leader e dei portabandiera di questa battaglia, fatto che induce giornalisti e decisori a pensare che in fondo quella per le paritarie non è davvero una priorità per la gente, per cui non vale la pena spenderci soldi sopra.

A un certo punto nel profilo Twitter di Sr Anna Monia ho notato un tweet de "il giornale" che rimandava ad un articolo scritto il 14 maggio dalla stessa Sr. Anna Monia con un appello in difesa delle scuole paritarie. Per cercare di diffonderlo al massimo, Sr. Anna Monia aveva "incollato" tale post (con il link al proprio articolo) tra i commenti in risposta a tweet di politici o influencer famosi (e ricchi di follower e di like), nella speranza che tale articolo venga visto dai tanti naviganti social intenti a scorrere i commenti di quei post di politici e decisori influenti. Ebbene, quel tweet di Sr. Anna Monia non aveva ricevuto ancora neppure un singolo like. In nessuna delle "occorrenze" in cui era stato postato a commento di tweet ricchi invece di visualizzazioni, like e retweet. E nonostante fosse passato almeno un giorno dal momento del post.
Confesso che a quel punto mi sono commosso.
Davanti a me la realtà impietosa - nessun social come Twitter esplicita in modo così evidente i numeri del successo o dell'insuccesso di un post, e quindi di un messaggio, di una mozione, di un'idea - era chiara: Suor Anna Monia Alfieri sta combattendo DA SOLA la battaglia.
NESSUNO sta combattendo con lei.
Per un attimo mi si è stagliata forte nella mente l'immagine di questa donna, consacrata a Dio, che da molti anni combatte non solo a mani nude e con forze largamente impari ma troppo spesso DA SOLA una battaglia fondamentale per le famiglie cristiane, per la Chiesa, per l'Italia intera!
Mentre cercavo freneticamente di riempire di like e retweet i tweet di Suor Anna Monia e in particolare le svariate occorrenze di "quel" post, sentivo che avrei voluto comunicarle qualcosa tipo: "Coraggio, Sorella! Adesso ci siamo anche noi del PdF al tuo fianco in questa battaglia! Non siamo tanti, non siamo ricchi, non siamo influenti, ma ci uniamo con tutto il cuore e tutte le nostre forze!".

Ora sono passate le 2, e il sonno davvero prende ormai il sopravvento anche per me.
Spengo lo smartphone, chiudo gli occhi, cerco di rilassarmi: tra poche ore la giornata ricomincia, e con essa le esigenze della famiglia, del lavoro, ma anche gli impegni e le battaglie con il PdF.
Tra poche ore sui vari social media si saranno già accumulati diversi post da scrivere, e decine di post pertinenti da valorizzare a dovere.
"Nel sonno delle membra resti fedele il cuore, e al ritorno dell'alba invochi la Tua Lode".