Depressione: Quel male oscuro che pare più forte di prima

Silvana de Mari - Pubblicato il 29/11/2020 - Visite: 127 Facebook Twitter
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La depressione è uno dei mali del nostro mondo grasso e sazio: da quando se ne parla in termini patologici ogni storia è vagliata al lanternino alla ricerca di tracce di depressione. Le quali fanno sempre capolino, prima o poi, quando ci sono e quando si vuole vederle. Resta il dubbio su quanto il dilagare del male di vivere sia fuori dal controllo delle libere volontà delle persone.

Chi cerca trova. Gli inquisitori del XVI secolo cercavano le streghe e le trovavano, i medici della Sapétriére trovavano le isteriche, gli psicologi specializzati nella cura del trauma trovano i traumi, gli psicoterapeuti che hanno problemi non risolti con i loro genitori trovano colpe tremende nei genitori dei loro sfortunati assistiti, quelli divorziati e pluridivorziati trovano conferme che l’amore eterno o anche solo durevole in realtà non esiste e che è solo un’ipocrisia borghese. Chi cerca trova, perché chi cerca finisce per creare quello che sta cercando, lo crea con la sua stessa ricerca, estorce confessioni assurde, spinge allo squilibrio totale un sistema instabile, crea false memorie oppure, dove le memorie siano autentiche, crea l’incapacità a risolverle. Da quando esiste una scienza o presunta tale in grado di spiegarla e curarla, la depressione è aumentata del 1200%: un successo straordinario.


Psicologia e psichiatria includono teorie corrette che hanno dato una spiegazione solida della mente umana, soprattutto la teoria di Bowlby sulla fondamentale importanza dell’attaccamento dal bambino alla madre (Madre, Bowlby affermo che l’attaccamento deve essere con la madre. Le femministe gli cavarono gli occhi perché così “inchiodava la donna alla maternità” e i monsignori dell’APA hanno modificato la sacra parola di madre con fda, figura di attaccamento, e di lì a pochissimo si arriva al genitore numero qualche cosa), ci hanno dato una conoscenza della mente, hanno ricostruito la dignità del malato mentale, hanno aperto i portoni chiusi a vita di manicomi tremendi, trovato soluzioni a situazioni che in altri tempi non potevano essere risolte che con la coercizione, e teorie folli e dementi che stanno creando patologia e che stanno sprofondando il mondo nella perdita dell’etica. Vale, però, per tutte le scienze e tecniche psi, la stessa regola che vale per il colesterolo: sia la mancanza che l’eccesso sono dannosi. Quando si trova qualcosa di utile spesso si incorre nel rischio dell’ipersoluzione (Cfr. Watzlawick, Di bene in peggio, ed Feltrinelli), la soluzione trovata viene applicata sempre, la si ritiene la chiave per tutte le serrature, fino a creare situazioni non meno disfunzionali di quelle che si voleva curare.


Anche la psicologia ha i suoi danni iatrogeni. Essendo basata sulla parola, la si crede innocua. Le parole modificano il pensiero e il pensiero è la base di ogni cosa. La psicologia ha fatto e continua a fare morti e feriti. La criminalizzazione delle madri di bambini autistici, famiglie distrutte, figli che imparano ad odiare i genitori, colpevoli di ogni male, individui sempre più rinchiusi in un ottuso vittimismo, lo spaventoso fenomeno delle false memorie con imputazione giudiziaria e a volte condanna di innocenti, dipendenza patologica dalla terapia: sono i danni possibili di un terapeuta incauto, disonesto, semplicemente stupido o con una sindrome di onnipotenza di qualità media. Le scelte umane, incluse quelle economiche, sono fatte su base emotiva e non razionale. Anche le scelte dello psicoterapeuta sono fatte sulla stessa base. Prima di dare la mente in mano a qualcuno, pagandolo anche, non si dovrebbero chiedere credenziali? Non solo laurea e specializzazione, ma come il dottore sta al mondo e che gli è successo nella vita. Come vive? Ha degli amici? Qualcuno gli vuole bene? Vuole bene a qualcuno? È riuscito a tenersi una moglie o un marito per un tempo ragionevole?
Sempre più ampie fette del comportamento umano vengono tolte dal libero arbitrio per essere messe sullo scaffale della malattia.


Giocare d’azzardo in maniera compulsiva, distruggendo le finanze proprie e dei familiari, fino agli anni 60 era una colpa, il che vuol dire che era sotto il controllo della volontà. Ora è una compulsione, cioè una malattia: bisogna andare al centro che cura le dipendenze, prendere il Prozac o qualcosa del genere e parlare con lo psicologo due volte a settimana. Vale per il gioco d’azzardo, il fumare, il mangiare troppo, la stessa regola che vale per l’alcolismo, per la tossicodipendenza, campi dove i neurotrasmettitori sono talmente alterati che onestamente è difficile fare tutto da soli. Non ci provate nemmeno a smettere e salvarvi da soli: la scienza degli apprendisti stregoni vi dice che tanto non ci riuscirete, quindi non tentate. Avete ammazzato a bastonate vostra nonna o un’altra vecchietta per rubarle la pensione? Avete un disturbo antisociale della personalità. In realtà, la vera vittima siete voi. Non è colpa vostra. È colpa della società (Marx), dei cromosomi (Darwin) e di mamma (Freud). Il peso che hanno nella nostra vita le condizioni sociali sfavorevoli, la genetica e gli istinti e i comportamenti più o meno disfunzionali dei nostri genitori, è importante, mai determinante: il libero arbitrio resta.


Nel post-moderno, non esiste la colpa. Nemmeno la redenzione. A questo punto, nemmeno il merito. Il mito è il gruppo, il manipolo, la squadra. Noi, questo unico pronome, era scritto sul manifesto che convinceva ad arruolarsi nelle SS. Persino la scrittura, che dovrebbe essere solitudine e passione, diventa comunitaria. L’anonimato protegge la deresponsabilizzazione, la incoraggia. Una colpa commessa in gruppo diventa norma, quando non merito.


E anche per quanto riguarda i due campi tremendi, alcolismo e tossicodipendenza - i casi dove i neurotrasmettitori sono gravemente alterati - guarire da soli è difficile, dannatamente difficile. Non impossibile. Chi afferma che è impossibile denigra l’uomo e le sue incredibile potenzialità.


Persone tossicodipendenti che abbiano avuto quello che in altri tempi si chiamava illuminazione e adesso si chiama uno shock religioso: conversione, visita in luoghi ad alto impatto emotivo come Lourdes o Medjugorie o il Muro del Pianto (in realtà Muro occidentale), incontro con persone di altissima personalità, come Madre Teresa, permanenza in monastero buddista o francescano, sono guariti da tossicodipendenza o alcolismo nel giro di 24 o 48 ore, una settimana nei casi che comportino sindrome da astinenza gravi e potenzialmente pericolose come la dipendenza da eroina. Più prosaicamente: le persone che per motivi estranei alla loro volontà, mancanza assoluta di mezzi, arresto, ricovero ospedaliero, arruolamento in eserciti con sergenti istruttori particolarmente spinosi e privi di senso dell’umorismo, si trovano costretti a rinunciare alle loro dipendenza, guariscono senza SERT, senza prozac e senza psicoterapia e sopravvivono all’impresa e, in un notevole numero di casi, passato il periodo di forzata disintossicazione, non riprendono la dipendenza.


Abbiamo ammazzato il libero arbitrio. Distrutto il libero arbitrio, tutto quello che resta è la palude del vittimismo, zanzare e tanfo di marcio. Forse quella di suicidarsi non è un’idea così brutta, in maniera assistita, però, facendolo fare da un altro, perché il coraggio è un’altra cosa che c’entra con il libero arbitrio e si è disperso anche lui, spampanato, nelle brume del post-moderno.


Anche la depressione scompare in caso di shock religioso: Sorpreso dalla gioia sono le parole con cui Lewis, l’autore delle Cronache di Narnia, descrive la sua conversione. L’evidenza clinica dice che pratiche spirituali proteggono il cervello dalla depressione, e stanno diffondendo sempre di più la pratica della mindfulness, una tecnica mediata dalla meditazione, con risultati spettacolari. Nessuno dice però che quello che ha risultati ancora più spettacolare è la preghiera. La conclusione è che la perdita di religiosità è la causa della fragilizzazione dell’uomo.


Sono stato in analisi 10 anni, provo ancora uno, poi vado a Lourdes. Woody Allen. La battuta è graziosa e quello che è divertente è che è vera. Contiene due verità: la prima è che dopo 10 anni di analisi, due volte la settimana a 100 dollari a seduta, si può essere ancora nel pantano; la seconda è che fare il barelliere a Lourdes cura in 48 ore il 99 % delle depressioni. E costa meno.


Per aumentarsi serotonina ed endorfine, tenersi basso il cortisolo ed equilibrare il ritmo elettroencefalografico tra i due emisferi, è indispensabile recuperare il libero arbitrio o meglio la coscienza del libero arbitrio: dobbiamo sapere che i padroni dei nostri neurotrasmettitori siamo noi, che dipendono da noi, non solo dalle pillole e dalle chiacchiere che hanno somministrato al Sert più o meno gratis o in uno studio privato, a costi decisamente più alti.
L’equilibrio è una scelta fatta a priori, il frutto di un’assunzione di responsabilità totale e di un’autodisciplina eroica: noi decidiamo di guardare il mondo da un altro punto di vista e - guardato da un altro punto di vista - il mondo cambia.


Per essere contenti, bisogna mettere nella propria vita cose che ci rendono contenti. E quello che ci rende veramente contenti non è la spiaggia tropicale e il calice con le bollicine; sono il coraggio, la generosità, capire quello che amiamo, capire quello che vogliamo. La spiaggia con le bollicine è piacevole, ma da sola non basta, è la ciliegina sulla torta. La torta è quello che abbiamo costruito, quello per cui vivere abbia avuto un senso. È molto meno lapalissiano di quanto sembri a prima vista. Ed è l’operazione fondamentale. Liberiamoci del DSM e dell’APA. La chiave di volta: PER POTER STARE MEGLIO, OCCORRE VOLERLO, ma volerlo sul serio. Le compulsioni si curano smettendo di compiere l’azione, smettendo di accendere la sigaretta, di svuotare il frigo, di comprare il gratta e vinci. Da soli. Decidendo di farlo. Senza psicologo e senza Prozac.


Per smettere di giocare, occorre smettere di giocare, per smettere di fumare è necessario smettere di fumare. Immaginate un individuo estremamente aggressivo e dotato di un lanciafiamme che minacci di bruciarci vivi se non tiriamo fuori le ali e ci mettiamo a volare. Neanche così saremmo in grado di farlo. Noi non possiamo volare.


Ora, immaginiamo lo stesso signore che minacci rappresaglie atroci se prendiamo ancora un gratta e vinci o una sigaretta. Saremmo in grado di fermarci? Certo. Quindi, fermarci è sotto il controllo della nostra volontà, controllo assoluto e totale. È più facile se abbiamo serotonina ed endorfine molto alte. Impariamo ad alzarcele da soli. Noi possiamo smettere di fumare, drogarci, sperperare il tempo e la vita. Stringiamo i denti: staremo da schifo tre giorni, ma tre giorni passano, le ore - una dopo l’altra - passano e, alla fine, saremo liberi e la nostra vita apparterrà soltanto a noi. Invictus. Non vinto. Per quanto infinita possa essere la notte che mi circonda da tutti i lati, io sono e resto l’unico capitano della mia anima.
Se avete una compulsione, mangiare e vomitare, alcolismo, qualsiasi tipo di fumo, polverine, pastigliette e siringhine, avete due possibilità, andare da uno psichiatra APA che vi spiega che non è colpa vostra e vi cura con terapia verbale e antidepressivi, o assumervi la colpa del vostro comportamento. Se aveste di fianco uno con un lanciafiamme in mano, rinuncereste al comportamento da cui siete dipendenti, quindi il comportamento in questione è sotto il controllo della vostra volontà. Solo la tossicodipendenza e l’alcolismo di vecchia data hanno un tale disastro di neurotrasmettitori e di metabolismo che necessitano di aiuto medico, tutto il resto lo risolviamo da noi, assumendoci la colpa. Perché dove c’è la colpa, c’è l’umanità e può esserci la redenzione. Nell’informe mondo APA la colpa è stata abolita, l’umanità abbattuta, la redenzione non può esistere. Dopo che ebbero mangiato la mela un Angelo andò da Adamo ed Eva, e disse loro TIMSHEL, tu puoi. Tu puoi fare, tu puoi non fare. Il libero arbitrio.


Quello che l‘APA ci ha scippato.


Riprendiamoci il libero arbitrio. Riprendiamoci il dolore che è un componente fondamentale della nostra vita e della nostra anima.

Fonte: La Croce Quotidiano - 23 marzo 2016

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