Di figli, donne, famiglia e lavoro: quattro chiacchiere con Giorgia Cozza

27/05/2020 - R. Sagramoso
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AAA cerchiamo braccia e cuore, astenersi perditempo!

Carissimo/a, cerchiamo collaborazioni in tutta Italia per fondare nuovi circoli del Popolo della Famiglia. Il Popolo della Famiglia è un soggetto politico aconfessionale e valoriale, di ispirazione cristiana aperto a tutti quelli che condividono il suo programma in difesa dei valori “non negoziabili”: il diritto alla vita; il diritto dei figli ad avere un padre e una madre; la dignità della persona, del lavoro e la sussidiarietà. Se condividi i nostri ideali e se vuoi aiutarci a difenderli, ti invitiamo a contattarci tramite questa pagina. Grazie.

Pedagogista e divulgatrice di fama, la nota autrice si sofferma sulle posizioni politiche del governo su maternità (e allattamento). E su molto altro.



Carissima Giorgia, sono lusingata che una mamma con la tua illustre espe rienza possa rispondere a qualchedomanda su alcuni aspetti della nostra società moderna.

Cominciamo con una faccenda recentissima: il bonus formula lattea. La proposta è quella di sostenere economicamente le famiglie che si trovano a non poter nutrire con il latte materno i propri neonati. Tu hai sulle spalle pubblicazioni meravigliose, sull’argomento (Scusate se allatto. Allattare felicemente lasciandosi alle spalle falsi miti, luoghi comuni e assurdi pregiudizi, Ultra 2018; Latte di mamma... tutte tranne me. Quando l’allattamento non funziona. Riflessioni, testimonianze e consigli pratici,Il Leone Verde 2013. Allattamento al seno. Come nutrire felicemente il tuo bambino, con Paola Paschetto, De Agostini 2011. Allattare e lavorare si può! La Leche League Italia, 2016), per cui mi permetto di domandarti - anche perché i tuoi testi tengono moltissimo in considerazione le esperienze delle mamme -: che idea ti sei fatta sull’argomento? Partendo col presupposto che la formula lattea ha un costo cospicuo per le famiglie e che potrebbe essere davvero un aiuto in quelle situazioni nelle quali l’allattamento è impossibile o problematico, sono diverse le organizzazioni e gli enti che - avendo uno sguardo a lunga scadenza sull’argomento (penso all’IBFAN, ad esempio) - hanno mostrato dubbi sulla decisione. Avresti destinato tutta questa energia in tal senso o avresti anche disposto altre energie per altre tipologie di sostegno?

Carissima Rachele, argomento quanto mai scottante. Per quelle situazioni dove l’allattamento non sia effettivamente possibile, per un impedimento fisico o perché per la neomamma è una strada non percorribile (e quindi rinunciare all’allattamento è stata una scelta informata e consapevole), ben venga un aiuto economico. Ma sicuramente non può essere questa l’unica misura intrapresa: lo Stato dovrebbe impegnarsi per favorire la buona riuscita delle poppate per tutte quelle madri che desiderano nutrire al seno i loro bimbi, ma stanno incontrando delle difficoltà. Si tratta di una faccenda di salute. Salute dei bambini e delle mamme. I benefici garantiti dal latte materno nell’immediato e a lungo termine sono tali che ogni famiglia avrebbe diritto di ricevere tutto il sostegno necessario per garantire il miglior “inizio” possibile al proprio bambino. Nel nostro Paese, però, molte madri raccontano di non aver ricevuto quelle informazioni (corrette ed aggiornate) e quel supporto che le avrebbe aiutate ad allattare. È evidente che in questa direzione c’è ancora molto lavoro da fare. Come sappiamo, l’Italia sta vivendo un inverno demografico che sta rasentando l’era glaciale per importanza e conseguenze gravi. Le opinioni sono molte, calcolando anche chi nega il fatto che ci sia, effettivamente, un’emergenza di questo genere. Tuttavia sappiamo bene che spesso le motivazioni più gettonate, riguardano il fatto che un figlio (figuriamoci due o tre) costa. Tu sei una grande esperta, avendo redatto il pluricitato “Bebè a costo zero. Come crescere felice il nostro bambino senza spendere una fortuna”, il suo naturale proseguimento “Bebè a costo zero crescono. Meno oggetti e più affetti per crescere felici dalla prima infanzia alle soglie dell’adolescenza”, e il simpatico e utilissimo “Kabebo Il metodo pratico per risparmiare e spendere bene quando arriva un bambino”), che opinione possiedi? I bambini e i ragazzi, davvero hanno un costo così esorbitante da impedire a una famiglia di procreare, o c’è altro che possiede un peso ben più oneroso, sulle famiglie?

Quello che i bambini costino, che sia necessaria una vasta mole di prodotti e accessori per accogliere un neonato in realtà è un falso mito della società dei consumi. I bambini costano, tutti lo dicono, lo si sente dire alla televisione, lo si legge sui giornali e a furia di dirlo diventa vero. Molte famiglie si sono trovate a investire cifre importanti, mosse dal sacrosanto desiderio di garantire tutto il meglio al loro bambino. Ma qui sta il punto: cos’è il meglio per un neonato e per un bambino? Siamo sicuri che la risposta alle sue esigenze abbia il cartellino del prezzo? In realtà molti acquisti rispondono a bisogni indotti, creati ad arte dalla pubblicità, solo che noi non lo sappiamo, perché quando aspettiamo il nostro primo bambino in genere non abbiamo alcuna esperienza di neonati. Di fronte all’ennesimo gadget consigliato dagli amici è facile pensare che sia effettivamente utile o necessario. Fare meglio con meno è possibile? Sì, assolutamente. E può aiutarci a riportare l’attenzione sul vero investimento che ogni figlio comporta: un investimento personale da parte del genitore che è chiamato ad esserci per lui e con lui, al cento per cento, mente, cuore, energie… I bambini vengono al mondo con pochi fondamentali bisogni e in molti casi la risposta a questi bisogni sono proprio la mamma e il papà. Poi i figli crescono, inizia la scuola, qualche spesa in più si presenta, certo. Ma ha senso pensare a un figlio, un essere umano, una creatura che arriva nella nostra famiglia portando un immenso carico di amore (dato e ricevuto), in termini di acquisti, entrate e uscite?

Rimaniamo sull’argomento “figli che costano”: nella tua grande esperienza fatta di convegni e giornate dedicate, hai ascoltato centinaia di mamme e papà, affrontare le difficoltà economiche delle famiglie. Inoltre tu stessa hai una famiglia numerosa, quindi sai bene di che parliamo. Quali suggerimenti pratici (economici e logistici) daresti se avessi di fronte una giovane coppia in attesa e una coppia di genitori con figli che si affacciano all’adolescenza?

Ai futuri genitori suggerirei di informarsi per farsi un’idea dei veri bisogni di un bimbo piccino. Nella nostra società è diffusa l’idea del bambino “bravo”, il bambino della pubblicità che mangia (poche volte al giorno, velocemente), dorme (magari tutta la notte) e quando non mangia e non dorme sorride beato dalla sua sdraietta. Solo che i bambini “veri” nella grande maggioranza dei casi non “funzionano” così: hanno bisogno di poppare spesso e a lungo, di notte si svegliano diverse volte e, per stare bene, per sentirsi al sicuro, hanno un forte bisogno di vicinanza e di contatto. Oggi questi bisogni del bambino vengono spesso etichettati come “vizi” (brutto termine che con i neonati non c’entra nulla) e alle mamme si suggerisce di non tenere “troppo” in braccio i loro piccini. Informandosi in gravidanza si ha la possibilità di calibrare le proprie aspettative sul dopo e di vivere con più serenità i primi tempi con il proprio bimbo, consapevoli che la rassicurazione ricevuta nei primissimi anni di vita, lo aiuterà a costruire la sua sicurezza in se stesso, con effetti (benefici) a lungo, lunghissimo termine.

Ai genitori dei figli che si affacciano all’adolescenza direi… coraggio! :) Si apre una nuova fase della vita familiare. Un periodo che può rivelarsi molto impegnativo, ma anche arricchente, stimolante. I genitori sono chiamati a mantenere una guida salda e allo stesso tempo accogliere il cambiamento e imparare a relazionarsi con questi figli non più bambini. Per quanto riguarda le spese, le famiglie che hanno sempre gestito questo aspetto usando spirito critico e facendo scelte consapevoli, porteranno avanti la loro modalità che per altro i figli già conoscono bene.

Torniamo all’inverno demografico: Massimo Calvi di Avvenire, scrive che «ogni sforzo dovrebbe fare i conti con una cultura che ha messo i figli fuori dall’orizzonte del dono, trasformandoli in un bene desiderato ma non primario, a volte un lusso, altre un optional» e aggiunge Le ragioni che giustificano il calo delle nascite sono moltissime, ma variano così tanto da sembrare delle scuse: da una parte è la mancanza di lavoro, dall’altra la carenza di nidi, da una parte è la secolarizzazione, dall’altra l’abitudine ai maxi-sussidi, da una parte sono i bassi tassi di occupazione femminile o l’eccessiva disparità di genere, dall’altra i ritmi di lavoro esagerati. Dove i problemi sono maggiori, come in Italia, anche le nascite sono minori, ma le differenze in fin dei conti sono di pochi decimali: da 1,3 figli a 1,7 figli il salto è grande, ma non così tanto se il differenziale è spesso determinato dal contributo positivo dell’immigrazione e il dato comune è l’aumento di chi non diventa mai genitore insieme alla lenta e progressiva scomparsa delle famiglie numerose» e prosegue affermando «Un aspetto emblematico della vicenda è che benché di figli ne nascano pochi ovunque nel mondo occidentale, tutte le ricerche, come quelle realizzate in Italia dall’Istituto Toniolo dell’Università Cattolica, indicano che le persone desiderano più bambini di quelli che mettono al mondo. In questo “vorrei ma non posso” del desiderio di famiglia c’è tutto il dramma della precarietà materiale e morale di questa epoca: perché non basta più rimuovere gli ostacoli fisici per colmare il gap, se di fronte c’è una lista infinita di idoli da adorare e/o possedere prima e anche dopo la nascita di un figlio. La promessa di una vita intensa e ricca di cose, di esperienze, di libertà illimitata, può fermarsi di fronte al “limite” rappresentato da un bambino?». Pensi di poter essere d’accordo? Che opinione ti sei fatta, sull’argomento?

Molte difficoltà citate nell’articolo sono reali, soprattutto per quanto riguarda la precarietà del lavoro di tante giovani coppie, ma sicuramente questo inverno demografico è frutto di un complesso intreccio di fattori. La mia sensazione è che oggi i genitori siano davvero troppo soli, che l’importanza del loro ruolo genitoriale non sia riconosciuto e neppure “percepito”. Basti pensare a quanto accade nel mondo del lavoro quando una donna annuncia di aspettare un bambino…

Ma una società dove un bimbo che nasce viene vissuto come un “limite” anziché come un dono grande, un’immensa opportunità… È una società confusa che ha perso di vista le priorità.

In tanti testi sia per genitori (Benvenuto fratellino, benvenuta sorellina. Favorire l’accoglienza del nuovo nato e la relazione tra fratelli; I giochi più stimolanti e creativi da fare con il tuo bambino da 0 a 6 anni. Apprendere, divertirsi e crescere insieme; Me lo leggi? Racconti, fiabe e filastrocche per un dialogo d’amore con il nostro bambino ad esempio) tu privilegi moltissimo l’aspetto relazionale che si crea - al di là del tipo di alimentazione che una mamma si trova consapevolmente a scegliere per il proprio bambino - tra mamma e neonato e papà, e questo è fondamentale, a mio personale parere. Mettere le basi, gettare i semi, per una relazione col proprio figlio, è fondamentale poiché il tempo è tiranno e i nostri pargoletti passano molto rapidamente dalla “palestrina” alla richiesta di possedere un cellulare (richiesta che, purtroppo, avviene sempre più precocemente): se tu potessi fornire delle ‘linee guida’ alle quali genitori e datori di lavoro potessero ispirarsi per trovare il modo di seguire qualitativamente e quantitativamente i propri figli, cosa redigeresti in merito?

Le misure per favorire la conciliazione tra vita lavorativa e familiare esistono e in alcuni Paesi, ad esempio del Nord Europa, sono già realtà da tempo. Part-time, telelavoro, orari flessibili, job-sharing, congedi di maternità e paternità più lunghi, maggiori garanzie per i lavoratori con figli piccoli per proteggerli da mobbing e discriminazioni… D’altronde essere genitori richiede tempo ed energie. Nelle varie fasi della crescita cambiano le esigenze, ma non questo. È necessario nutrire e coltivare la relazione con i figli. Ma se siamo sempre in affanno, sommerse di impegni e penalizzate dalle aspettative irrealistiche di una società poco amica delle mamme, come si fa? Diventa tutto più difficile. Molto più difficile.

Durante gli incontri che organizzo con genitori che hanno figli appartenenti a molte fasce di età, io gioco sempre a “utile, inutile e necessario” in riferimento all’oggettistica. Cosa diresti a dei genitori in attesa, con bambini in età scolare e con figli adolescenti, circa le tre categorie relative al gioco proposto?

Genitori in attesa. Utile: informarsi. Non è un oggetto, lo so, ma è fondamentale. Informarsi per trovare la propria strada e fare scelte consapevoli che siano quelle giuste per noi, per la nostra famiglia. Necessario: il seggiolino auto per trasportare i bambini in sicurezza. Riguardo la voce “inutile” non mi pronuncio, perché ogni famiglia è diversa è quello che può risultare superfluo per un genitore, potrebbe rivelarsi d’aiuto per un altro. Possiamo però dire che accessori assolutamente indispensabili, escluso il seggiolino auto, non ce ne sono.

Genitori con bambini in età scolare. Utile: giocattoli semplici, poco strutturati, che permettono al bambino di usare fantasia e creatività. E poi uscire, trascorrere più tempo possibile all’aria aperta. Necessario: le fiabe! La consuetudine di leggere e raccontare storie con i propri bambini sin da piccini e per tutti gli anni dell’infanzia garantisce tanti benefici a livello cognitivo, emotivo e relazionale e soprattutto è un modo per scambiarsi tanto amore. Per i bambini è attenzione esclusiva, vicinanza, presenza. È un tempo donato che fa bene ai piccoli, ma anche ai grandi.

Superfluo: l’ultimo dispositivo tecnologico, quello appena uscito, assolutamente all’avanguardia. La tecnologia fa parte della nostra vita è vero, ed è utilissima. Ma è utilissima per noi che siamo adulti e la usiamo per lavoro, per svago, per comunicare. I bambini non ne hanno bisogno. C’è tanto da giocare, sognare, inventare, scoprire, negli anni dell’infanzia.

Genitori di figli adolescenti. Utile: libri, musica, arte, volontariato, passioni da coltivare. Necessario: genitori presenti che accompagnino i figli in questo momento intenso di crescita e trasformazione. Ahi, di nuovo non è un oggetto. Ma d’altronde lo abbiamo detto che quando si parla di figli che contano di più non sono quasi mai gli oggetti.

Inutile. Ogni adolescente è un mondo a sé, difficile generalizzare. Forse però di fronte all’oggetto desiderato e richiesto ai genitori, possiamo ricordare l’importanza dell’attesa, del desiderio e della conquista. È risaputo che il “tutto-subito” offre una soddisfazione effimera e passeggera. Ancora una volta possiamo concludere con il solito pensiero: per crescere sereni a fare la differenza non sono gli oggetti, ma gli affetti!

Fonte: La Croce Quotidiano