Dietro all'orrore di Reggio un movente ideologico Lgbt

17/07/2019 - La Pressa (144 visite)

'A Modena quanti bambini ad oggi sono stati affidati a persone single (e, tra queste, quante si dichiarino omosessuali) e quanti bambini sono stati affidati a coppie omosessuali? Quali sono state le motivazioni che hanno portato a preferire tale scelta in alternativa a quella prioritariamente indicata dalla legge (affidamento a famiglie con figli)? Quali ulteriori informazioni il sindaco Muzzarelli ritiene di poter fornire riguardo al paventato rischio della sussistenza di un movente ideologico LGBT dietro al complesso sistema degli affidi dei minori?' A porre queste domande al sindaco e alla giunta con una interrogazione ad hoc è la consigliera di Fratelli d'Italia e Popolo della Famiglia Elisa Rossini. Una interrogazione che nasce dall'orrore che sta emergendo dall'inchiesta Angeli e Demoni.

'La normativa prevede che “il minore temporaneamente privo di ambiente familiare idoneo” sia affidato “ad una famiglia, preferibilmente con figli minori” ovvero, in subordine, “ad una persona singola” in grado di assicurargli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno, e che, solo ove ciò non sia possibile, “è consentito l’inserimento del minore in una comunità di tipo familiare o, in mancanza, in un istituto di assistenza pubblico o provato” - ricorda la Rossini -. Tale ultima forma di affidamento, peraltro, è prevista come misura assolutamente temporanea, da superare mediante affidamento “ad una famiglia e, ove ciò non sia possibile, mediante inserimento in comunità di tipo familiare caratterizzate da organizzazione e da rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia”'.

'Ebbene, dall’inchiesta “Angeli e demoni” sta emergendo un quadro complessivo drammatico e preoccupante, soprattutto se si considera che dietro a tale sistema si celerebbero un business illecito di diverse centinaia di migliaia di euro e (cosa più grave) un discutibile legame con il mondo Lgbt con conseguente movente ideologico - continua la Rossini -. Oltre alla gravità degli eventuali illeciti perpetrati dai soggetti a vario titolo coinvolti (psicologi, psicoterapeuti, operatori socio sanitari, rappresentanti dei servizi sociali territoriali e amministratori locali) e all’orrore degli abusi (anche di natura psicofisica) commessi sui minori e sulle loro famiglie, ciò che colpisce è il coinvolgimento diretto di Federica Anghinolfi, responsabile del servizio sociale integrato dell’Unione di Comuni della Val D’Enza; secondo gli inquirenti sarebbe lei, attivista Lgbt e paladina della “genitorialità gay” e dell’affido alle coppie omosessuali, uno dei vertici determinanti del sistema emiliano dell’affidamento dei minori e addirittura emergerebbero, in alcuni casi, “collegamenti stretti” tra le affidatarie (omosessuali) e, appunto, le operatrici e dirigenti del servizio sociale. Non solo: la Anghinolfi ha partecipato a numerosi convegni sul tema, come quello dello scorso maggio 2018 a Mantova (dal titolo “AffidarSI: uno sguardo accogliente verso l’affido Lgbt”), in cui per altro sarebbero state presentate esperienze e (si legge testualmente) le “buone pratiche di Comuni virtuosi che da tempo hanno avviato progettualità specifiche” al riguardo'.

'Se è compito della magistratura accertare gli eventuali illeciti e le responsabilità personali, è assolutamente prioritario fugare ogni sospetto circa le presunte interferenze ideologiche nelle procedure di affidamento dei minori che, di fatto, si tradurrebbero nell’adozione di criteri che terrebbero conto dell’orientamento sessuale dell’affidatario, anche al fine di implementare quelle progettualità specifiche funzionali alla valorizzazione e allo sviluppo della “genitorialità gay” - chiude la Rossini -. E' opportuno quindi avviare urgenti iniziative, anche di carattere ispettivo, volte ad escludere categoricamente ogni forma di interferenza e pressione ideologica che, seppur nel rispetto formale della normativa vigente in materia, finirebbe con il favorire pratiche di affidamento sulla base principalmente dell’orientamento sessuale dell’affidatario e non dell’interesse prevalente del minore che è quello di crescere in una famiglia'.

Fonte: La Pressa