“Dopo la (dolce) morte”: programmi d’oltretomba della dissoluzione

24/05/2020 - R.Frecentese
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AAA cerchiamo braccia e cuore, astenersi perditempo!

Carissimo/a, cerchiamo collaborazioni in tutta Italia per fondare nuovi circoli del Popolo della Famiglia. Il Popolo della Famiglia è un soggetto politico aconfessionale e valoriale, di ispirazione cristiana aperto a tutti quelli che condividono il suo programma in difesa dei valori “non negoziabili”: il diritto alla vita; il diritto dei figli ad avere un padre e una madre; la dignità della persona, del lavoro e la sussidiarietà. Se condividi i nostri ideali e se vuoi aiutarci a difenderli, ti invitiamo a contattarci tramite questa pagina. Grazie.

Ora che la legge sull’eutanasia è stata approvata (non sul bio testamento, foglia di fico linguistica per coprire la verità) possiamo dire quasi concluso l’iter che ha in animo la distruzione dell’essere umano. Ne manca una di normativa che renda completo l’en plein: la legge sulla liberalizzazione delle droghe leggere. Un linguaggio soft per dichiarare, nei risvolti della norma la libertà per ogni droga, apparentemente con vincoli restrittivi per quelle pesanti, che verranno di volta in volta eliminati dai giudici, che faranno giurisprudenza interpretando e chiosando. Così sarà per la legge sull’eutanasia: verrà applicata a iniziare dai malati terminali, per passare agli anziani, ai disabili mentali e fisici. Ma attenzione, c’è una categoria di persone che avrà il grande privilegio di inaugurare la vergogna di questo secolo: i soggetti in coma, denominato irreversibile. Si svuoteranno le cliniche, le case di cura che spendono somme enormi per il loro mantenimento. Il progetto, infatti, ha come obiettivo immediato la riduzione dei costi sanitari. C’è un ma che dovrebbe farci pensare. C’è un fine ancora più subdolo che si nasconde? Non si può che rispondere di sì. Prima di addentrarci per capire dove realmente vuol giungere chi ha il potere tra le mani, proviamo a cogliere qualche input dal testo approvato “Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento”, o più correttamente eutanasia. Gli articoli usciti in questi giorni hanno smantellato pezzo per pezzo le “buone” intenzioni della legge, ponendo in risalto gli orrori espliciti e nascosti nelle norme. Segnalo il preciso e puntuale articolo di Tommaso Scandroglio “14-12-2017: l’Italia sancisce il diritto a farsi uccidere”, pubblicato su “La Nuova Bussola quotidiana”, che snocciola punto per punto tutte le critiche alla legge approvata. Nel precedente mio articolo dal titolo “L’eugenetica è servita” ho indicato come l’immagine di una società priva di difetti abbia costituito il desiderio vagheggiato dalle società occidentali avanzate. Avevo colto il legame tra malthusianesimo (riduzione del numero di abitanti della Terra) ed eugenetica (creazione di una razza perfetta), che si era saldato ben prima dell’avvento del Nazismo. L’eugenetica era il frutto del liberalismo radicale. Avevo richiamato le origini culturali di questa nuova visione antropologica nella svolta darwiniana della selezione naturale, trasposta in chiave biologico-sociale.

Siamo alla realizzazione di quanto sognato dal pensiero radicale che è attualmente erede di quell’eugenetica pre nazista. I radicali, pur essendo da sempre stata una forza minoritaria, hanno imposto la propria agenda all’intera società italiana e non. Colpisce che un esiguo numero di persone sia riuscito a raggiungere obiettivi impensabili, utilizzando la propaganda martellante, le tecniche di persuasione, il vittimismo che pesca nei sentimenti e nelle emozioni profonde delle persone. I radicali che hanno preso il potere nei maggiori partiti della sinistra e destra, svuotandone la configurazione e i profili culturali e storici, hanno compiuto l’opera per cui sono nati: le liberalizzazioni. Attenzione non libertà ma liberalizzazioni. La libertà dell’individuo non l’hanno mai ricercata. La libertà degli individui affonda nei diritti naturali: vita, sete, fame, famiglia, fare figli, padre, madre… La libertà intesa dai radicali è la pretesa che lo Stato disegni i diritti degli individui, cioè li crei. È il passaggio più delicato che va denunciato apertamente. I radicali difendono i diritti individuali attraverso lo Stato, che si intromette pesantemente nella vita privata delle persone, avocando a sé i diritti pre giuridici e annullando il diritto naturale. Quanto affermo è dichiarato nelle norme sull’eutanasia: chi decidesse di voler terminare la propria vita per un qualsiasi motivo (purché maggiorenne) si rivolge ai “funzionari” dello Stato (medici) perché il suo diritto sia rispettato. Quei funzionari non possono opporre l’obiezione di coscienza. Qui è la svolta decisiva: lo Stato esegue prelevando il diritto del futuro morto e fa in modo che la “sentenza” sia eseguita. Se il futuro morto decidesse in un barlume di lucidità di cambiare idea, non sarà più possibile il cambiamento o tornare indietro. Chi decide della propria salute da sano diventa altra persona quando è sofferente: i sani chiedono l’eutanasia, i moribondi si aggrappano alla vita con tutte le loro forze. Saranno i medici-funzionari a stabilire chi merita o non merita di vivere: i canoni sono affidati al solo giudizio del medico.

Per i minori la legge prevede che genitori e rappresentati legali avranno potere di vita e di morte su figli e incapaci. Se, ad esempio, continuare a vivere un’esistenza da disabile è considerato dal rappresentante legale e dal medico contrario alla dignità dell’incapace sarà legittimo staccare la spina. E per ultimo, il clou in assoluto: l’alimentazione e l’idratazione vengono individuati come trattamenti sanitari, il che vuol dire che non appartengono più alla sfera privata intangibile dei diritti naturali ma sono avocati dallo Stato e diventano concessione dello Stato. Il vescovo emerito Luigi Negri ha così inquadrato i termini del problema: “La prima osservazione è che con questa legge si consente che lo Stato, istituzione capitale di una società, si occupi di problemi e di dimensioni che sono esclusivamente personali, cioè che coinvolgono la persona e quantomeno il contesto parentale nel quale la persona è nata e svolge passi fondamentali della sua esperienza umana.

Nel momento decisivo, laddove si devono prendere decisioni gravi di fronte a dolori permanenti, di fronte alla eventualità reale che siano gli ultimi tempi prima del passaggio definitivo, lì il nostro Stato ritiene di essere - insieme a un gruppo di esperti - il soggetto abilitato su queste decisioni che attengono alla sacralità della persona e al contesto parentale in cui la persona è cresciuta e vissuta. È una singolare riduzione della persona a soggetto di una comunità statale che si rapporta a lui come un suddito. E la realtà parentale scompare del tutto e viene sostituito da una trama di rapporti istituzionali che decidono circa l’esito della vita di una persona. Persona che, si badi bene, non è nata dallo stato e non è suddito dello stato, ma è nata in un contesto parentale, essenziale per la sua nascita ed essenziale per il suo sviluppo. Siamo di fronte a uno statalismo contro il quale la sana Dottrina sociale della Chiesa - che evoco a quei pochi che ancora ne conoscono i contenuti - ha sempre lottato. Lo Stato non ha ogni diritto, lo Stato deve porre e incrementare le condizioni per la libertà della persona e dei gruppi nella realtà sociale. Se fa altro invece di questo, compie dei gesti che sono totalitari.

Seconda osservazione, legata alla prima: una volta che lo Stato inizia ad allargare le sue competenze sugli spazi della vita personale e sociale, l’appetito vien mangiando. Noi abbiamo già conosciuto nella storia recente la pretesa dello Stato di intervenire nelle sfere significativamente private o personali. Basti pensare a come – non in Italia ma altrove – lo Stato è intervenuto sui matrimoni, magari scoraggiando o impedendo il matrimonio fra etnie diverse, tentando di normare la vita delle cosiddette minoranze in modo arbitrariamente riduttivo. Anche Stati che si gloriavano di essere democratici hanno trattato minoranze etniche e linguistiche come cittadini di seconda categoria. Quando lo Stato investe un punto che non gli compete invadendo la sfera della libertà personale e privata, tutta la società è sottoposta alla reale possibilità che lo Stato non si fermi e che in poco o tanto tempo (mi auguro che sia tantissimo) molte altre dimensioni della vita personale e sociale vengano attribuite meccanicamente alla responsabilità dello Stato.”. Parole chiarissime che dovrebbero far riflettere sia i laici che la Chiesa stessa. Suonano stonate per noi ma ben intonate per loro stessi le parole del leader dei radicali: “Con questa legge si afferma per tutti i cittadini un diritto inalienabile, che non danneggia nessuno e rafforza le istituzioni che oggi finalmente hanno saputo ascoltare il Paese.



Marco Pannella ricordava sempre che la durata è forma delle cose, infatti dobbiamo questa vittoria di libertà a una  decennale battaglia radicale. E se è stato possibile approvare oggi la legge sul biotestamento lo dobbiamo alla disobbedienza civile di Marco Cappato, Mina Welby e Gustavo Fraticelli, che ha imposto il tema del fine vita nel di battito pubblico, e consentito così in questo scampolo di legislatura di compiere un passo di civiltà.

Tanti altri passi abbiamo da fare a partire dalla prossima legislatura,  per garantire a ciascuno di poter scegliere liberamente fino alla fine, come prevede la nostra legge popolare per l’eutanasia legale firmata da decine di migliaia di cittadini, e per rendere l’affermazione e l’ampliamento dei diritti e delle libertà civili una priorità della politica e delle istituzioni.”.

I radicali hanno, pertanto, ottenuto, dopo anni di battaglie, che lo Stato dichiari quando nascere e quando morire. In termini ancora più espliciti lo Stato stabilisce chi deve nascere e chi deve morire. Per ora non riesce a stabilire la non morte, può unicamente anticipare la morte dandola. Dietro i proclami sulle libertà individuali si nasconde la terribile verità: le libertà nascono e sono concesse per impulso dello Stato, negando loro un’esistenza antecedente (naturale). In più la sfera personale intangibile è ora garantita dallo Stato, nel senso che solo lui può riconoscerla dopo esservi entrato al suo interno. In sintesi l’estremo individualismo libertario ripetuto dal radicalismo ha in sé l’estremo potere dello Stato, che, nello stesso tempo, serve e opprime lo stesso individuo. Chi firma la propria condanna a morte non potrà avere che morte, nonostante possa avere ripensamenti nell’ultimo atto vitale: questo si pone esattamente all’opposto del pensiero cristiano, che concede fini all’ultimo respiro la possibilità della salvezza responsabilizzando sempre la persona e mai decidendo per essa. Cristianesimo e radicalismo sono in totale antitesi sulla visione del mondo e sui valori regolatori dell’esistenza.

Il movimento radicale non ha fatto altro che tradurre nella cultura e nella pratica la morte: sfascio della famiglia naturale con il divorzio breve, eliminazione delle differenze sessuali secondo natura, aborto, contraccezione con pillola abortiva del giorno (o giorni) dopo, eutanasia. Con la liberalizzazione delle droghe si sancirà la distruzione della gioventù. Dietro i diritti ci sono le tre M della morte: morte ai bambini, morte ai giovani, morte agli adulti. La società contemporanea occidentale è pervasa dallo spirito della morte. È una società necrofila nella sua impostazione. E. Fromm quando parla delle sette caratteriologie sociali spiega che esse sono presenti e si individuano nelle varie fasi storico-culturali. La caratteriologia necrofila (amore e desiderio di morte) è tipica del nostro tempo e lo permea in ogni attività e modalità.

Il movimento radicale rappresenta il desiderio di morte, anzi è la personificazione della morte. Quando una Emma Bonino alle prese con le terapie contro la morte piange per l’approvazione dell’eutanasia, non si può fare a meno di pensare come abbia passato l’intera vita in un delirio mortale: aborti procurati e attuati, sfascio delle famiglie, distruzione delle identità personali, droga che annichilisce ogni volontà, morte ai malati e ai depressi. Non sappiamo se chiederà l’eutanasia per se stessa. Sarebbe comunque l’apoteosi di una vita spesa per la morte propria e altrui. Chiederei agli illustri psicoterapeuti se, trattando una sintomatologia di quel tipo, non venisse il sospetto di trovarsi di fronte a una persona con qualche problema piuttosto serio. Lo psicoterapeuta E. Fromm sostiene che gli individui con caratteriologia necrofila hanno un retroterra fatto di violenza e disturbi della personalità. Non a caso gli statisti dei regimi totalitari hanno sofferto di quelle patologie. Per i radicali ogni richiamo alla vita è sempre connesso all’esigenza di morte. La vita è commisurata alla morte, è modulata in previsione della morte. Chi sono i radicali? Intanto sono gli appartenenti al Partito radicale che conta meno di tremila iscritti. Immagino il lettore sobbalzare: hanno messo su il putiferio con tremila tessere! E hanno raggiunto gli obiettivi delle loro campagne… Vero. Tuttavia i radicali non sono soltanto le tessere e qualche altro migliaio di simpatizzanti. L’ideologia radicale pervade la gran parte dei partiti dello schieramento politico italiano in modo trasversale. I radicali sono presenti nelle tre formazioni politiche: PD, Forza Italia, Movimento 5 stelle. Talvolta hanno la doppia tessera, altre volte sono individuabili per i programmi che portano avanti e fanno approvare ai propri partiti, nei quali non sono niente affatto piccole minoranze. Le idee “radicali” sono ampiamente diffuse e condivise. Basti guardare i programmi politici.

Le idee radicali sono state fatte proprie in primis dal liberalismo di fine secolo scorso e poi dai rottami del post marxismo, che in Italia erano espressi dalla crisi del Partito comunista e il suo lento scivolamento verso la fotocopia del Partito democratico U.S.A., come aveva immaginato il primo segretario politico dei Democratici di Sinistra nel 2001 diventato Partito Democratico nel 2007: W. Veltroni, definito il nuovo Obama. Il movimento radicale, storicamente, nasceva all’interno del liberismo e l’avvicinarsi dei resti del marxismo al movimento radicale dichiarava la fine del marxismo stesso come struttura capace in maniera autonoma di contrapporsi al sistema borghese. Poco importava che le anime della sinistra post comunista litigassero tra di loro su chi fosse il vero erede del comunismo ortodosso. Vi era la nuova sostanza comune che le apparentava, costituita dai diritti civili, scandita in tante salse. Che fosse il Partito Democratico o Sinistra Ecologia e Libertà i diritti individuali di matrice borghese (e liberale) venivano coniugati con lo Stato pianificatore, livellatore e garantista, che ereditava il collettivismo marxista. Radicali e marxisti si erano ritrovati a braccetto per una qualche vicinanza ideale e per ragioni di pragmatismo con le campagne pro divorzio e pro aborto, ma la nuova recente ventata dei diritti ha superato persino le antiche alleanze (di fatto, più che commistioni ideali). Il marxismo e i suoi residui si sono aggrappati all’unico motivo di sopravvivenza storica e politica: cavalcare la campagna dei diritti per creare lo Stato dei diritti nella chiave della nuova etica radicale borghese e socialista.

Il socialismo (anti marxista), il liberalismo borghese e il radicalismo (libertario) si sono cibati al comune piatto. Il giorno della scomparsa del guru radicale Giacinto (detto Marco) Pannella sul profilo ufficiale twitter del Grande Oriente d’Italia giungeva un commosso saluto a Marco Pannella.

“Il Gran Maestro Stefano Bisi ha oggi ricordato l’amico Pannella con queste parole: “Marco Pannella è stato soprattutto un grande uomo libero, uno spirito laico e coraggioso che si è speso per i diritti umani e civili. Le sue battaglie non saranno mai dimenticate anche da parte di noi liberi muratori. Penso che l’Italia gli debba molto e che avrebbe meritato per quello che ha fatto la carica di senatore a vita. Le sue parole e la forte stretta di mano che ci scambiammo lo scorso XX  Settembre a Porta Pia rimarranno per me indelebili. Saluto commosso un guerriero e un paladino della libertà”.”.

I massoni hanno dedicato al defunto Pannella le note del “Il silenzio”, suonate a Reggio Calabria in onore dei massoni defunti  e quindi, secondo il catechismo massonico, “passati all’oriente eterno”. Lo stesso Pannella a Radio radicale ha raccontato di aver incontrato Pietro Grasso, che si stava recando a una riunione massonica.

Emma Bonino ha fatto parte del gruppo Bilderberg, che la indicò come candidato ideale come Commissario europeo tanto che venne eletta. Tra le battaglie radicali avete mai sentito una sola che fosse contro le banche, un solo accenno nei programmi contro lo strapotere delle banche? Questo puzza di zolfo.

Se questo non bastasse ad avallare i legami tra radicali e massoni ci pensa a schiarire le idee il discorso tenuto da Pannella, che così argomentava qualche anno addietro: “Non sono, non sono mai stato un massone, e me ne spiace. Per un laico e libertario, quale sono, la massoneria ha origini e tradizioni che non possono non aver avuto qualche fascino, suggerito qualche interrogativo, se non qualche attesa. Anche per questo, nel passato, ho incontrato un paio di volte Salvini e il suo predecessore. Carbonari, massoni, liberi pensatori, più di un secolo fa, erano rivoluzionari veri; nei decenni successivi, e a lungo, vi furono massoni e massonerie di segno profondamente civile e progressista: all’inizio del secolo l’amministrazione Nathan, a Roma, dette alla capitale tutto quel che di democratico, a livello di istituzioni, essa abbia conosciuto fino al 1970. Con la lista di unità popolare e di alternativa al regime clerico-monarchico-moderato, il Sindaco massone fu l’unico civile di tutta la storia di Roma capitale. Cosa resta oggi di tutto questo? Nella intervista rilasciata al Mondo, il Gran Maestro Salvini, senza reticenze, ce lo svela. Un sodalizio la cui principale attività politica (lasciamo perdere le altre) consiste nel frequentare gesuiti, cardinali e collitorti, nel proclamare con fierezza che non s’è impegnato sul divorzio, che non s’impegna sull’aborto, che sono bene accetti esponenti democristiani e clericali anche al proprio interno, e che pratica un’unica discriminazione: contro i comunisti. Il Gran Maestro ci conferma anche di essere un iscritto al PSI, e in questo è modesto: visto che fa anche parte di un qualche direttivo di una qualche sottosezione di quel partito. Assicura di poter contare su un centinaio di parlamentari, su molti ministri, sui potenti del regime. E chi ne dubita? Far della massoneria uno strumento, un alibi per sostenere nei fatti la conferma (detta “revisione”) del Concordato, farsi mallevadore in pubblici convivi, a New York, del laicismo, della democraticità e del patriottismo di Giulio Andreotti e Emilio Colombo; rifiutare di combattere le grandi battaglie storiche di liberazione laica e sociale per i diritti civili; situarsi nel PSI con posizioni di anticomunismo viscerale, di alleanza istituzionale con Vaticano e DC (nella misura in cui questi lo accettano); tollerare o ricercare a livello di esercito, di polizia, di magistratura le più torbide adesioni, merita certo un serio riconoscimento di regime. Io non avevo, da tempo, illusioni e attese verso costoro. Ma quando penso a tanti amici e fratelli, a tante logge della provincia italiana, a tanti onesti e ingenui massoni così ingannati e usati, allo scempio d’una tradizione che, altrove, in particolare in Francia, riesce ancora ad avere momenti di altissimo valore civile e anche politico, sono tentato dalla rabbia e dalla nausea. Poi mi ricordo che vi sono purtroppo migliori occasioni per provarle e superarle. Mi vien voglia di divenirlo, massone, di contribuire a contestare e strappare all’ignobile presente ufficiale eredità d’un passato che andrebbe rispettato e compreso e difeso.”.

Il quotidiano Repubblica del 31 dicembre 1987 raccontò del tentativo dei radicali italiani di candidare Licio Gelli tra le loro fila in alcuni incontri tenuti in un albergo di via Veneto a Roma. “La candidatura di Licio Gelli nelle liste del Partito radicale alle elezioni politiche dello scorso giugno non si concretizzò a causa del poco tempo a disposizione, che non avrebbe permesso l’organizzazione di una campagna elettorale destinata al successo. È quanto afferma Maurizio Gelli, figlio del maestro della P2, in una lunga intervista all’Espresso. Ho incontrato varie volte Marco Pannella in un albergo romano di via Veneto, dice Maurizio Gelli, c’erano anche Rutelli e Negri. Loro erano interessati al progetto, anche se ci sono stati momenti di perplessità. Secondo il figlio del venerabile, alcuni esponenti del Pr temevano che il partito potesse essere addirittura disintegrato dalle polemiche che avrebbero accompagnato una simile candidatura. Ma il progetto era pronto, tutto era stato stabilito puntualmente: mio padre avrebbe dovuto costituirsi poco prima delle elezioni, racconta Maurizio Gelli, ottenere prevedibilmente gli arresti domiciliari, tenere conferenze stampa per spiegare la sua decisione di candidarsi, essere eletto, parlare alle Camere per chiarire ogni accusa e, infine, rinunciare all’immunità parlamentare».

Il  18 febbraio 1998, nel corso dell’audizione presso la “Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi”,  Marco Pannella in questo modo giustificava la proposta di inserimento nelle liste radicali: “Per quanto riguarda la domanda su Licio Gelli e la sua candidatura nel 1987, devo dire che Gelli è stato potente, la sua organizzazione della politica è stata quanto meno rispettata dalle grandi forze politiche e dai poteri italiani. Quell’anno nella nostra sete di verità io pensai e dissi pubblicamente che eravamo disposti ad andare al disastro elettorale pur di offrire a Gelli l’immunità parlamentare dietro la garanzia che lui avrebbe raccontato la verità […]. Quindi, la nostra idea – lo dicemmo pubblicamente – era di offrire l’immunità al fuggiasco, a colui che poteva essere ammazzato da un momento all’altro”. Durante il Congresso del Partito Radicale di Rimini del 17 maggio 1989 in prima fila c’era, guarda un po’, Maurizio Gelli che finanziò i Radicali.

Danilo Quinto, ex tesoriere del Partito Radicale, nel suo libro “Da servo di Pannella a figlio libero di Dio, attraverso la più formidabile macchina mangiasoldi della partitocrazia italiana per arrivare a Cristo” racconta in modo documentato, oltre che dei rapporti di Emma Bonino con il Gruppo Bildeberg e di quelli di Pannella con Licio Gelli e del Maestro del Grande Oriente che anticipa, con le sue dichiarazioni, i comunicati dei radicali sull’ICI alla Chiesa, anche quelli con il magnate George Soros, il quale nel 1999 prestò un miliardo di lire ai Radicali. La storia dei Radicali ci interessa soltanto per capire i loro profondi legami con il mondo del nuovo pensiero, che imperversa e che trae origine da un messianesimo massonico. La campagna per i diritti non è vero che non sia figlia di nessuno; come abbiamo notato, ha origini nel pensiero neo malthusiano, nel darwinismo sociale, nell’eugenetica, nel liberalismo radicale in un intreccio anticlericale. Già nel 1879 la Civiltà Cattolica, nell’articolo Cronaca contemporanea, denunciava con veemenza i legami tra Radicali e Massoneria (vol. IX-X, pars. 1, p. 606). Le campagne per i diritti non è altro che la versione mascherata del pensiero dominante, che si pone come minoranza ma che ha, in realtà, le leve del potere. Nessun piccolo gruppo è mai riuscito nelle imprese che i radicali hanno compiuto e realizzato, a meno che non abbia l’apparato dietro di sé, cioè la finanza e le banche. I Radicali, che parevano dei guitti scanzonati, dei menestrelli con banchetti raccoglifirme, possiamo ora guardarli per quello che davvero sono. L’iceberg del potere economico e finanziario, che attraverso loro (fidati e pagati “operai”), lancia la trasformazione della società verso la nuova antropologia.

Fonte: La Croce Quotidiano