Ettore Gotti Tedeschi: Riflessioni sul cristianesimo

Pubblicato il 27/06/2020 Autore/Fonte: Ettore Gotti Tedeschi Visite: 112
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Spuntano dall’archivio di uno dei personaggi più intellettualmente complessi del mondo cattolico alcuni appunti di una conversazione con un sostenitore del laicismo “illuminato” francese. Un dialogo ricco di spunti che permette l’avvio di un dibattito che deve riguardare prima di tutto la Chiesa e i suoi fedeli. Il nostro quotidiano ospiterà volentieri altri interventi capaci di intrecciarsi con gli stimoli nati da questo testo.



Poco più di quindici anni fa ebbi un lungo colloquio-discussione con un amico francese, professore universitario e scrittore. Presi nota dei punti più rilevanti e li ripropongo ricostruiti, quale oggetto di riflessione, data la loro attualità.

Caro professore, secondo te, cosa il laicismo illuminato vede nel cristianesimo oggi? Come ne considera il valore per la nostra civiltà occidentale?

Secondo la mia cultura “laicista” (che sto, come vedrai, relativizzando), il cristianesimo andrebbe anzitutto distinto in ecclesiastico e spirituale. Quello spirituale è quello che io considero il più originale della Chiesa di Cristo (perseguitata, povera, umile), mentre quello ecclesiastico è quasi considerabile una “eresia” dettata dal potere. Il cattolicesimo poi può esser considerato ancor più (del protestantesimo) allontanato dallo spirito di Cristo, avendo assimilato criteri estranei al suo insegnamento e pertanto deformandolo.Non solo: ho sempre anche ritenuto che il cattolicesimo abbia creato una forma di teocrazia internazionale, politica, aspirante al dominio materiale-spirituale.

Son centinaia di anni che si sostiene con abile progressività che “Cristo sì, ma la Chiesa no…”, fino a decretare “Dio sì, ma Cristo no” ed infine “Dio è morto…” Ciò che non si vuole nella Chiesa è che sia Autorità Morale, e spieghi cosa è bene o male per l’uomo. Non si vuole che insegni, evangelizzi, faccia Magistero, impartisca  Sacramenti. Tu vorresti che si occupasse solo di consolare e fare la onlus misericordiosa? Ma tu non ritieni invece che il mondo abbia oggi ancora bisogno di una religione? E se sì, quale dovrebbe essere? Quali sono le zone di vero conflitto tra cultura laica e cattolica?

Alla prima domanda risponderò meglio in seguito perché vorrei fare con te una riflessione più ampia in proposito. Riguardo la seconda domanda non credo che le risposte possano esser uniformi nel tempo e secondo le diverse interpretazioni culturali. Conosco laici che sentono la mancanza di insegnamento di leggi morali che solo il cattolicesimo sapeva impartire. Io stesso comincio a pensarlo, forse troppo tardi. Molti laici, io incluso, temiamo che fra venti, trent’anni [il colloquio è intorno agli anni 2000] la società europea potrebbe essere “sfasciata” se l’educazione cristiana venisse intimidita e cancellata.

Certo la soluzione che il nostro mondo “laicista” propone è una teologia liberale, ben sapendo che questa è incompatibile con i valori assoluti impliciti nel cattolicesimo. Ma il maggior elemento culturale di distinzione tra la cultura laicista e quella cattolica si riferisce alla dimensione della verità, se venga prima o dopo la libertà concessa all’uomo. Poiché per voi cattolici la prima verità è l’affermazione di Dio, del suo regno e conseguentemente della vanità del mondo, questa verità è per noi difficile da intendersi e più da praticare, perché significa negare il mondo, che è creazione di Dio stesso, e ciò è contraddizione. Altra conseguente verità in conflitto culturale è il rapporto con la ricchezza che voi disprezzate ponendovi pertanto in contraddizione apparente con la sua indispensabile creazione [della ricchezza]. Altra area di conflitto riguarda il rapporto tra fede e scienza, che temete e addirittura screditate. Altra ancora riguarda l’aspetto gerarchico nella Chiesa. Cioè l’obbedienza di molti a pochi eletti con sottomissione interiore ed esteriore gerarchica, differente dalle prime chiese, più democratiche. Secondo la cultura laicista la costituzione di una gerarchia non è essenziale ad una società religiosa, anzi è persino anticristiana, la vera unità dovrebbe essere spirituale ed interiore, tenuta insieme da unione a Cristo e da comune spirito di carità.  Come si può pertanto non sospettare che la vostra chiesa non voglia tendere a costituire una organizzazione politica per creare la chiesa universale?

Quanti colloqui come questo ti sarebbero stati utili per perfezionare la tua intenzione, manifestamente retta! Certo per noi la Verità viene prima della libertà poiché la libertà necessita un riferimento per esser responsabilmente orientata al bene. Ed è grazie a questa Verità che noi amiamo (non neghiamo) il mondo “appassionatamente” in quanto creazione di Dio, come diceva S. Escrivà de Balaguer. Riguardo il rapporto con la ricchezza (sto pensando di scrivere un saggio su questo tema…) la nostra visione è ben differente da quella che ci attribuite, per noi la creazione di ricchezza è frutto dell’impegno dell’uomo e perciò cosa buona, se rettamente prodotta e utilizzata, ma la ricchezza è un mezzo che vuole un fine per esser sensata. Il cattolico lotta per distaccarsi dall’attaccamento alle cose, ai beni. Le ricordo una bellissima espressione di Jean Guitton, intellettuale francese come lei: «Un uomo possiede solo ciò di cui può fare a meno». È evidente, se io non potessi fare a meno di qualcosa, sarebbe questo qualcosa a possedere me, privandomi di vera libertà. Sul rapporto fede-scienza vorrei limitarmi a dire che nessuno come noi ama la scienza, strumento naturale per comprendere e realizzare fini superiori. Certo lei ricorda che uno dei padri della genetica (Gregor Mendel – 1822-1884) è stato un monaco agostiniano. Il genetista che ha scoperto la sindrome di Down (Jerome Lejeune 1926-1994) è persino stato dichiarato “servo di Dio”. Ma, ancor più e meglio, lei certo ricorda il famoso astrofisico scopritore del cosiddetto big-bang George Lemaître (1894-1966)? Lo sapeva che era un padre gesuita? Le pare che siano esempi di discredito della scienza da parte del mondo cattolico? Per quanto riguarda la necessaria gerarchia nella Chiesa, ha mai sentito parlare della “infallibilità del Papa”? Ma, scusa, che cosa la cultura laicista auspica che la Chiesa cattolica avrebbe dovuto invece fare?

Interessanti le tue risposte, rifletterò. Credo peraltro che la cultura laicista ritenga che questa intolleranza all’interno della Chiesa non esisterebbe se si fossero facilitate tante piccole chiese libere, organizzate democraticamente e localmente, in forma federativa secondo le realtà locali di cultura ecc. ciò avrebbe facilitato una maggior partecipazione di tutti i carismi.

Non solo, questo avrebbe permesso la non esistenza di quell’enorme apparato burocratico che è la curia romana, che i Papi dovrebbero cercare di riformare, cosa che sarà possibile solo ridimensionando il suo ruolo, decentrando [mia nota: soddisfacendo in tal modo le richieste, soprattutto dell’episcopato tedesco, di avere maggiore autonomia, di non essere “filiali di Roma”…, come ha chiesto recentemente il card. Marx]

Personalmente tenderei a escludere questo decentramento che somiglia a “collegialità”, espressione ambigua e controversa che è premessa di relativismo sull’autorità del Papa. Ma proseguo nella domanda: molti sono convinti che il mondo,“laico” soprattutto, chieda alla religione cattolica di relativizzare i propri dogmi, la propria fede, e naturalmente l’autorità del Papa. Ciò in vista di una necessaria omogeneizzazione delle culture nel mondo globalizzato. Ma tu credi veramente che ciò sia possibile?

Che sia possibile non lo so, che ce lo si stia chiedendo da molto tempo, per il bene stesso della Chiesa, è certo. Una chiesa chiusa nel suo dogmatismo, di cui non può fare a meno per esercitare il potere, tende a giustificare machiavellicamente ogni scelta necessaria di sopravvivenza. Ma la domanda che continuo a pormi è: allora perché dopo duemila anni siete ancora bisognosi di una fede dogmatica e non vi appagate di pura razionalità scientifica? Forse perché siete stati formati culturalmente nel cristianesimo? Forse perché la figura di Cristo è realmente qualcosa di unico? Ma è pensabile oggi una civiltà che si fonda sul pensiero di un uomo di duemila anni fa? Io a volte mi rispondo: Fosse in realtà veramente figlio unigenito di Dio e seconda persona trinitaria? Ma mi limito a domandarmelo, non so rispondere.

E non so, o non riesco a rispondere, perché il solo concetto di religione assoluta, espresso così, è contraddittorio. L’insegnamento di Cristo è qualcosa anche umano, fa parte della storia, è perciò qualcosa di relativo... L’uomo ha il relativo e l’assoluto che si intrecciano (non esisterebbe il relativo se non vi fosse l’assoluto). Ma se non vi fosse questo presentimento di assoluto, non potremmo neppure spiegare cosa è relativo. Ben diverso, lo riconosco, sarebbe relativizzare i precetti morali con i quali ordiniamo la nostra vita adattandoli a noi stessi, relativizzandoli in pratica. Se l’insegnamento evangelico cui voi cattolici pretendete di dare valore assoluto, lo continuate a vivere, come fate, relativizzandolo, di fatto è come se lo negaste. Non mi dirai che non è così, no?

Anzitutto, che relativizzare i dogmi della dottrina cattolica possa esser per “il bene della Chiesa” lo escludo nel modo più assoluto. Come poi possa esser possibile relativizzare la nostra fede non lo capirò mai: dobbiamo considerare che Cristo si è incarnato parzialmente ed è risorto temporaneamente? Che la nostra incapacità a vincere le tentazioni del peccato stia crescendo accade proprio perché lottiamo meno, e lottiamo meno perché viviamo meno intensamente la nostra vocazione. Ma, insisto su questo punto, tu non credi che sia possibile conciliare un laicismo illuminato, saggio, con un tale cristianesimo che noi dovremmo aiutarvi a comprendere meglio e voi dovreste sforzarvi di trovare in esso quella essenza morale che persino Voltaire riconosceva ed apprezzava (pur avversandolo)?

Non vedo perché non si debba cercare di farlo. Il vero (ho detto il “vero”) cattolico dovrebbe essere intollerante verso sé stesso e tollerante verso il prossimo. Ma non lo è, questo è il punto, legato alla sua fede assolutista, ecco perché questa va relativizzata, riformando la Chiesa. Chi sogna di riformare la Chiesa sa però che si deve tentare di farlo operando dal di dentro, poiché farlo dal di fuori è impensabile. Alla Chiesa di Cristo non si riesce ad imporre nulla contrario alla sua missione, e noi laicisti lo sappiamo bene perché la chiesa si è ravvivata nella storia proprio grazie a persecuzioni e martirio. Ma agire all’interno della chiesa significa prevedere una sfida tra santi e non santi. E qui sta appunto la grande sfida, quella che tu faticherai a capire e condividere. Ricordiamo che la volontà umana è tesa a conquistare qualcosa, anche la vita eterna certo, ma deve confrontarsi con il mondo ed è sempre meno pronta a farlo: da una parte le tentazioni crescono, dall’altra cresce anche l’intiepidimento e decrescono le forze per fronteggiare il mondo. E ciò vale per i laici e i preti. Si pensi solo alla attrazione del danaro. I buddisti dicono che il Dio dei cristiani è solo domenicale, negli altri giorni Dio è il danaro. E quando gli interessi di un uomo si misurano con il danaro, ebbene, è facile definirne le logiche per soddisfare o non soddisfare detti interessi… il danaro a sua disposizione o necessario, può esser aumentato, diminuito a piacimento del mondo. Queste considerazioni fatte per la chiesa devono tener conto che questa, con la scusa di aver bisogni per evangelizzare, è diventata ricca, costosa e politica (per salvaguardare la ricchezza).

In più crede di poter esser autonoma ed indipendente nel mondo avendo ricchezze. E invece li è la sua debolezza… Si vede che non conosce le regole fiscali, finanziarie,  normative, ecc. nel mondo globale …Non conosce l’avidità personale degli uomini, “umili servitori per spirito di servizio”,che girano intorno ai beni della chiesa...

Molto interessate questa considerazione, ma quali azioni strategiche i laicisti potrebbero aver previsto e attuato al fine di “conciliarsi” con la Chiesa cattolica?


Come esiste una evangelizzazione fatta dalla Chiesa, esiste una evangelizzazione tentata verso uomini di Chiesa, non sono le intimidazioni che vincono, sono le idee. Sono i teologi che vanno convinti della opportunità di modificare la dottrina, o meglio solo la prassi, per il bene del cattolicesimo. Altrimenti come avremmo potuto farvi arrivare a pensare che la coscienza dell’umanità sia stata risvegliata dal socialismo, obbligandovi a occuparvi di competere con esso nella soluzione dei problemi materiali anziché spirituali?

Ora, voi credete, perché lo ha detto Cristo stesso, che il regno di Dio non è di questo mondo, non trionferà mai nella storia e nel tempo. Certo la chiesa sopravviverà sempre nel mondo, nessuno ragionevolmente se ne vorrebbe privare, ma si vorrebbe che si contentasse di soddisfare solo i bisogni di spiritualità e di consolazione delle creature che ne hanno bisogno, riducendo invece il ruolo di chiesa maestra, ridimensionando il cosiddetto magistero e diventando pertanto sempre più istituzione umana e terrena il cui compito consisterà sempre più in rituali di glorificazione esteriori a Dio –Cristo cercando di conservare la tradizione.

Ma quindi esistono i nuovi dieci comandamenti che il laicismo oggi verrebbe imporre alla Chiesa cattolica?


Mah, ormai io sono vecchio e sto cambiando molti miei convincimenti, incluso ciò che dovrei riconoscere di voler imporre alla Chiesa. Ora non so più se vorrei io imporre qualcosa alla Chiesa o se spero che la Chiesa possa sapermi cercare e proporre qualcosa a me. Certo esistono oggi, diciamo, dieci comandamenti “suggeriti” dal mondo laico alla Chiesa ed ai Papi. Io te li sintetizzo, suggerendo a mia volta di riflettere bene, in cuor mio sempre più penso che non dovreste credere che questi suggerimenti vadano adottati. Te li spiego disordinatamente: I) si eviti di scontrarsi con la modernità contrastando i bisogni degli uomini nel mondo globale; II) si eviti di pensare di riconvertire l’Europa; III) si eviti di riaffermare la centralità dell’uomo con il tema antropologico, o combattere il relativismo con argomenti razionali di fede e ragione; IV) si eviti di pensare di spiegare i problemi del mondo grazie ad argomenti morali scagliandosi contro il nichilismo.

Si parli pure di peccato e inferno, ma non si approfondiscano mai le spiegazioni che l’origine di tutti i mali è il peccato; V) si eviti di ritirare fuori la soluzione socio economica della dottrina sociale della chiesa quale soluzione dei problemi economici; VI) si eviti di tornare a difendere al famiglia naturale e contrastare le altre; VII) si eviti di avversare il malthusianesimo invitando a fare figli, o il pensiero evoluzionista-darwinista; VIII) si eviti di attaccare la promiscuità sessuale o l’omosessualità, invece di capirla e scusarla; IX) si eviti di attaccare i rischi di una scienza senza un fine che produca soluzioni (biotecnologiche o genetiche) che possano essere considerate contrarie alla sacralità dell’uomo; X) si eviti di riaffermare che la Verità viene prima della libertà umana. Come dicevo prima non evitare questi “comandamenti” farebbe metter da parte chi vi si oppone e potrebbe mettere a rischio persino la posizione di un Papa che verrebbe attaccato, isolato, screditato. La fede, utile a creare una morale etica-sociale necessaria a tutti, deve restare un tesoro segreto dell’anima, senza discendere nel mondo.

La religione deve vivere nell’anima delle persone, non nel mondo. Deve esser silenziosa, una attività silenziosa dello spirito… solo così verrà sconfitta. Ma, non so più se ciò sia bene o no. Un detto latino recita: “Corruptio optimi, pessima” [quando una cosa ottima si corrompe diventa la peggiore di tutte], lo ricordi? Non temere professore, ciò non accadrà, ci è stato promesso che non ci riusciranno, e noi continuiamo a crederci. Io in più pregherò per lei, per la sua conversione, sulla cui strada la Grazia ha voluto metterla.

Fonte: La Croce Quotidiano - Marzo 2015