Mirko de Carli: Familiarizzare l'emergenza

24/03/2020 - Mirko de Carli (90 visite)

In pochi, in queste settimane di emergenza #coronavirus, si preoccupano dei nostri anziani che vivono nei cosiddetti “lazzaretti dei vecchi”: le case di riposo sono realtà ampiamente diffuse su tutto il territorio nazionale (sono circa 100.000 solo in Veneto e Lombardia) e occupano decine di migliaia di donne e uomini. I decreti emanati dal Governo non hanno minimamente preso in considerazione la situazione di grave pericolo che vivono le persone ricoverate e il personale che opera in queste strutture: persiste tuttora una pressoché totale assenza di strumenti di protezione per gli operatori, in alcuni casi sono stati portati in queste RSA diversi pazienti colpiti da Covid-19 e dimessi dopo la cura senza tenere in minima considerazione una possibile contaminazione incontrollata delle persone anziane già presenti nella struttura e che sono quelle più a rischio contagio e preoccupa fortemente anche la scelta di “prelevare” gli infermieri e collocarli in ospedale dove c’è bisogno di nuove “braccia” in prima linea.

Si sta innescando una vera e propria “guerra tra poveri e deboli” che porterà, se non si prendono provvedimenti seri e tempestivi, a far morire tanti nostri cari nonni e bisnonni perché abbandonati a se stessi “nei giardini che nessuno sa” (per citare Renato Zero). La soluzione migliore da percorre adesso è necessariamente quella della “familiarizzazione” della crisi sanitaria: dobbiamo creare le condizioni perché i nostri vecchi possano essere assistiti e curati, nel limite del possibile e del consentito, nelle abitazioni delle loro famiglie anche e soprattutto attraverso l’ausilio di colf o badanti specializzate e formate.

La sfida dell’assistenza domiciliare è la strada corretta da percorrere: per farlo, però, occorre risolvere alcune questioni ancora aperte. La maggior parte delle colf non lavora “in regola” e assiste più anziani: così, oltre a essere a rischio denuncia, si corre anche il pericolo di contaminare un numero elevato di persone. D’altro canto l’impossibilità di avvalersi di questo personale mantiene aperte ancora troppe “case di riposo” e porta molte famiglie a “curare informalmente” a casa i loro cari.

Molte di queste badanti sono, lo ripeto, irregolari e non sono cittadine italiane: con le leggi e i decreti in vigore rischiano seriamente di rimanere a casa, senza alcun reddito e senza il rinnovo dell’eventuale permesso di soggiorno in scadenza. Servono dunque misure straordinarie per tempi straordinari: occorre dunque permettere, in via del tutto eccezionale, che colf e badanti e personale sanitario specializzato che assiste i nostri anziani nelle loro abitazioni non corrano il rischio di essere denunciato e possa gradualmente mettersi “in regola” senza gli oneri burocratici e fiscali attualmente previsti.

Per questo faccio nostre le proposte avanzate da Tito Boeri: non denunciare in alcun modo le badanti irregolari chiedendo altresì a loro di rivolgersi agli operatori sanitari facendo sì che le loro prestazioni vengano incluse nella lista delle categorie prioritarie per i test a tampone in modo da verificare se possano o meno continuare ad operare, favorire l’opzione della convivenza con gli anziani assistiti registrando così il contratto all’INPS indicando il proprio domicilio presso l’abitazione dell’assistito e esonerare le famiglie dai pagamenti dei contributi sociali per almeno i prossimi due o tre mesi incentivando così il percorso della “messa in regola” di queste operatrici.

Serve il coraggio di rendere la famiglia ancora una volta il luogo dove praticare quel modello di “welfare society” che più volte come Popolo della Famiglia abbiamo rilanciato: occorre liberare più posti letto possibile nei nostri ospedali e strutture varie di assistenza per accogliere i malati che vanno ricoverati in terapia intensiva e rianimazione e per questo la famiglia può e deve essere l’ambiente in cui curare e assistere i nostri cari vecchi che non hanno necessità di cure mediche ospedaliere. Familiarizziamo la crisi, adesso.