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Il 18 maggio torniamo a messa, ora capiamo come

Mirko de Carli - Pubblicato il 09/05/2020 - Visite: 413 Facebook Twitter
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Abbiamo colto con estrema gioia e viva partecipazione la notizia diffusa con una nota stampa della CEI della possibilità, a partire dal prossimo 18 maggio, di ricominciare a celebrare le Sante Messe con la partecipazione dei fedeli. La data scelta non è a caso ed è un giorno estremamente importante per noi cattolici e non solo: festeggeremo i 100 anni dalla nascita di San Giovanni Paolo II. Sarà dunque un lunedì di letizia e grande gioia e per questo è necessario capire e comprendere bene i contorni del protocollo contenente l’applicazione delle misure di contenimento e gestione dell’emergenza da Covid-19 riguardante la graduale ripresa delle celebrazioni liturgiche con il popolo.

Lo abbiamo detto pochi secondi dopo la pubblicazione del comunicato stampa da parte della Conferenza Episcopale Italiana: viviamo la bellezza di questo lieto annuncio e non diamo più adito a polemiche inutili e dannose. Ora vediamo insieme come saremo chiamati a procedere.

Naturalmente la prima cosa che viene richiesta è quella di evitare ogni possibile assembramento, di rispettare il distanziamento fisico richiesto tra le persone e viene prevista la presenza di volontari e/o collaboratori che possano “contingentare” l’accesso dei fedeli in Chiesa in questa fase di transizione (mantenendo le porte d’ingresso ed uscita aperte per evitare che le maniglie vengano toccate con le mani). Anche l’obbligo dell’uso delle mascherine è previsto all’interno dei luoghi di culto ed è tassativamente vietato l’ingresso di fedeli con una temperatura corporea pari o superiore ai 37,5* C.

Interessante il punto 1.8 dove si invita a favorire la fruibilità delle strutture da parte dei disabili: un tema a noi del Popolo della Famiglia particolarmente caro visto che sin dall’inizio della pandemia abbiamo chiesto che “nessuno restasse solo”.

La mancata possibilità di procedere con il ritiro preparatorio alla Comunione dello “scambio del segno della pace” è una precauzione assolutamente ragionevole e condivisibile come la distribuzione della Comunione con l’obbligo di indossare guanti monouso da parte del celebrante.

Cogliamo poi con piacere che non sono
posti dinieghi rispetto alla praticabilità delle celebrazioni diverse dalla Santa messa, quali i Battesimi, i Matrimoni, le Unzioni degli infermi ed esequie e il sacramento della penitenza. Una celebrazione rinviata è quella della Confermazione sulla quale si pone ancora un’inevitabile e comprensibile questione di tutela della salute necessaria nella concreta pratica della funzione religiosa stessa.

Sono quattro pagine chiare e semplici che riportano in calce le firme del Card. Bassetti per la Cei, del Presidente del Consiglio Conte e del Ministro dell’Interno Lamorgese: un segno chiaro di un dialogo che non si è mai interrotto, pur nelle differenze e nei momenti di confronto anche accesso, tra Chiesa e Governo italiano. Ancora una volta la linea saggia, prudente e dialogante (ma a “schiena dritta”) di Papa Francesco ha dato i suoi frutti. Questo protocollo sancisce plasticamente la bontà del lavoro di mediazione svolto dalla Conferenza Episcopale Italiana che ha, da un lato, evitato il procrastinarsi del ritorno alla piena vita di fede per i fedeli e dell’altro ha saputo concertare col Governo senza cedere sulle prerogative più care alla Chiesa.

Con questo protocollo e con la riapertura delle messe cum popolo a partire dal 18 maggio si pone rimedio a quell’errore, per troppo tempo perpetuato, secondo cui durante questa pandemia la pratica diffusa e pubblica della libertà religiosa fosse un elemento non essenziale. L’essenzialità della dimensione di vita spirituale pubblica e non solo privata della persona è un diritto che non ha necessità di essere “consentito” da nessun Governo ma che trova riconoscimento dal potere esecutivo in quanto diritto fondante della nostra democrazia perché iscritto nella prima parte della Carta Costituzionale.

Argomentiamo sempre con ragioni fondanti su valori che rintracciamo nei testi fondativi della nostra fragile e giovane democrazia: la Costituzione ne è sicuramente uno di questi, il più importante, ed è priva di risvolti ideologici che intossicano ahimè il dibattito politico (soprattutto quando anche lei stessa viene usata come una clava per i più inconcludenti scontri politici di questa stagione che attraversa visceralmente il paese).

AAA cerchiamo braccia e cuore, astenersi perditempo!

Carissimo/a, cerchiamo collaborazioni in tutta Italia per fondare nuovi circoli del Popolo della Famiglia. Il Popolo della Famiglia è un soggetto politico aconfessionale e valoriale, di ispirazione cristiana aperto a tutti quelli che condividono il suo programma in difesa dei valori “non negoziabili”: il diritto alla vita; il diritto dei figli ad avere un padre e una madre; la dignità della persona, del lavoro e la sussidiarietà. Se condividi i nostri ideali e se vuoi aiutarci a difenderli, ti invitiamo a contattarci tramite questa pagina. Grazie.