La storia di Francesca: «Come ho ricevuto il dono di un figlio»

Pubblicato il 28/07/2020 Autore/Fonte: La Croce Quotidiano Visite: 195
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La Vita rappresenta il dono più grande per ciascun essere umano, come ha sottolineato anche lo stesso Papa Francesco alcune settimane fa ai partecipanti all’incontro promosso da “Scienza e Vita”, in occasione del decennale della stessa associazione, con queste importanti e significative parole. “In una società “segnata dalla logica negativa dello scarto” “l’amore di Cristo ci spinge a farci servitori dei piccoli e degli anziani, di ogni uomo e ogni donna, per i quali va riconosciuto e tutelato il diritto primordiale alla vita. È la vita nella sua insondabile profondità che origina e accompagna tutto il cammino scientifico; è il miracolo della vita che sempre mette in crisi qualche forma di presunzione scientifica, restituendo il primato alla meraviglia e alla bellezza. Così Cristo, che è la luce dell’uomo e del mondo, illumina la strada perché la scienza sia sempre un sapere a servizio della vita. Quando viene meno questa luce, quando il sapere dimentica il contatto con la vita, diventa sterile. La scienza sia veramente al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio della scienza. Una società giusta riconosce come primario il diritto alla vita dal concepimento fino al suo termine naturale. Il grado di progresso di una civiltà si misura proprio dalla capacità di custodire la vita, soprattutto nelle sue fasi più fragili, più che dalla diffusione di strumenti tecnologici”.

Per riaffermare con vigore la bellezza della Vita, una neo mamma di Verona, Francesca Braggio, ha rilasciato in esclusiva al nostro quotidiano “La Croce” la sua stupenda testimonianza pro life, che infonderà certamente speranza e coraggio a tante donne e a molte famiglie. Ecco il suo racconto.

“Mi chiamo Francesca, ho 46 anni e come donna ho sempre desiderato avere 1 figlio, volevo averlo molto prima, ma non trovavo la persona giusta per poter formare i a famiglia... e finalmente arriva Alberto. Dopo 1 anno che eravamo insieme decidiamo di convivere per poi sposarci. Dall’ inizio della convivenza, abbiamo cominciato a pensare di avere 1 figlio, abbiamo provato per anni , convinti però, che dovesse arrivare naturalmente, infatti, non ho mai fatto visite o esami specifici. Tutti i mesi speravo e ho pregato di avere il fatidico ritardo, per parecchi mesi mi sono sentita fallita come donna, delusa, invidiavo le donne incinte e mi chiedevo perché.... a peggiorare il mio stato emotivo c’erano anche le persone che incontravo, avendo un po’ di pancia mi chiedevano se ero incinta, e io, ingogliando il rospo, rispondevo di no. Per fortuna, grazie al mio carattere ottimista avevo sempre la speranza e pregavo. Come fede nuziale ho voluto la fede di S. Rita e ogni tanto dicevo una preghiera per avere i figli. Nel mese di maggio 2013, andavo dalle mie vicine di casa per la recita del S. Rosario. Una sera, guardando la statuetta della Madonna di Medjugorie, mi sono sentita come se la Madonna mi abbracciasse e mi consolasse. Le mie vicine mi chiedevano di andare con loro a Medjugorie e, dopo varie insistenze, decisi di andare. Il 22 maggio, giorno di S. Rita, sono andata in una chiesa dove vi era una sua statua, molto venerata. Durante il Santo Rosario, la celebrazione della Santa Messa e la benedizione delle rose, ho ricordato alla Santa che avevo la sua fede nuziale e l’ho pregata di aiutarmi ad esaudire il mio desiderio, ossia quello di avere un figlio. A fine maggio, con le mie vicine, siamo andate in chiesa come chiusura del mese mariano e, anche in quell’occasione, ho espresso il mio desiderio alla Madonna.

Il 4/6/13 sono andata a un incontro col veggente Edison Glauber e, nel corso della Santa Messa, ha avuto l’apparizione della Madonna col Gesù Bambino. Dopo aver fatto la Santa Comunione, mentre pregavo, ho parlato con il Signore dicendogli: Gesù, tu sai qual è il mio più grande desiderio, i figli sono un tuo dono e, se non vuoi donarmene uno, avrai i tuoi buoni motivi e, per questo motivo, non sono arrabbiata con te, mi Fido e affido tutto a te. Il 9 giugno ho avuto il fatidico ritardo, ma inizialmente pensai che era a causa dello stress accumulato per il cambio mobili della camera. Il 136 arrivarono i mobili e il 14 ho fatto il test ed era positivo. Io e mio marito eravamo felicissimi e lui mi disse: Dovremo andare a Roccaporena (premetto, che non ho mai detto a mio marito delle preghiere ecc.), subito non ho badato a ciò, ma poi... ho iniziato a collegare i vari segni che mi stava dando S. Rita. Infatti Roccaporena rappresentava il luogo dove la Santa era vissuta da sposa e ha avuto 2 figli. Essendo rimasta incinta a 44 anni, abbiamo deciso di fare la villocantesi, avremmo tenuto comunque il bambino, anche se fosse stato down e dicevo: Gesù gli ha dato la vita e sarà lui a togliergliela. Ringraziando il Signore, è nata Chiara Maria Margherita, una bellissima bimba sana. Volere un figlio non è come comprare un paio di scarpe o un vestito. L’Amore di un figlio che non c’è lo possiamo donare, benissimo al nostro prossimo anche facendo del volontariato. Gesù è sempre vicino e con noi”.

In un periodo come quello attuale in cui si pensa che è lecito comprare bambini con l’abominio dell’utero in affitto, questa stupenda testimonianza di questa donna ci riporta alla bellezza del rapporto madre- figlia , intrinsecamente legato alla naturalità della nostra esistenza.

Nel corso di una conferenza svoltasi alcuni mesi nella città di Trento dal titolo “La forza rivoluzionaria della tenerezza”, il nostro direttore Mario Adinolfi disse. “Le persone non sono cose, i figli non si pagano, gli uteri non si affittano, i malati non si ammazzano e ai più deboli (nascituri, bambini, donne in particolare se bisognose, anziani e sofferenti) deve essere riconosciuto il massimo della tutela. Quando una famiglia si apre ad accogliere una nuova creatura sperimenta nella carne del proprio figlio la forza rivoluzionaria della tenerezza e in quella casa risplende un bagliore nuovo non solo per la famiglia, ma per l’intera società. Ma la battaglia da fare è fare cultura della Vita, cioè spiegare alle donne che abortire è una scelta semplicemente di morte e dunque è una scelta priva di qualsiasi speranza“. Nella sua meravigliosa Enciclica “Evangelium Vitae” nel lontano 1995, San Giovanni Paolo II pronunciò questa accorata preghiera alla Beata Vergine Maria, Regina della Famiglia e della Vita.

“O Maria, aurora del mondo nuovo, Madre dei viventi, affidiamo a Te la causa della vita: guarda, o Madre, al numero sconfinato di bimbi cui viene impedito di nascere, di poveri cui è reso difficile vivere, di uomini e donne vittime di disumana violenza, di anziani e malati uccisi dall’indifferenza o da una presunta pietà. Fa’ che quanti credono nel tuo Figlio sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo il Vangelo della vita. Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo, la gioia di celebrarlo con gratitudine in tutta la loro esistenza e il coraggio di testimoniarlo con tenacia operosa, per costruire, insieme con tutti gli uomini di buona volontà, la civiltà della verità e dell’amore a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita”.

Fonte: La Croce Quotidiano