LE REGIONI ANTICIPINO IL GOVERNO NEL DARE SOLDI A FAMIGLIE E IMPRESE. SERVE UN NUOVO CAPITALISMO E LO STATO TORNI A FARE LA SUA PARTE

25/03/2020 - Mirko de Carli (36 visite)

Ora più che mai è evidente e necessario ripensare ad un rinnovato protagonismo degli Stati, ad ogni livello amministrativo, nell’economia. Serve liquidità adesso (ben di più di quanto predisposta nel decreto “Cura Italia” e immediatamente esigibile) e per poterla distribuire a famiglie e imprese serve ripensare il modello di capitalismo che ha dominato l’economia sino ad oggi. Uno Stato che agisce solo come mero regolatore dei mercati ha portato i governi a non avere più strumenti e soprattutto preparazione per gestire emergenze epocali e drammatiche come quella attuale che ci ha investito. Oltretutto i cittadini hanno riposto eccessiva fiducia e aspettative nei mercati portando ad alimentare un sempre crescente sentimento di antipolitica diffuso che ha portato nei ruoli chiave delle nostre istituzioni presone inadeguate e spesso “improvvisate”. È saltato anche lo straordinario sistema di mix tra privato e pubblico che, soprattutto durante gli anni d’oro dell’Iri (Istituto per la ricostruzione italiana), ha generato modello industriale tra i più competitivi al mondo (Eni, Finmeccanica...) e ha impiegato le teste migliori nel panorama mondiale a causa di una sempre più diffusa prevalenza dell’interesse privato rispetto al bene pubblico.

Occorre ora avere il coraggio di ripensare il capitalismo dominante negli ultimi decenni e il ruolo dei governi rispetto al prossimo decennio di rilancio economico necessario a superare la recessione più drammatica dal dopoguerra ad oggi. La strada da seguire? Far sì che lo Stato non si limiti più solo a correggere le distorsioni del mercato ove si manifestino ma intervenga proficuamente nei settori strategici per un vero e proprio nuovo “miracolo economico” al fine di consolidare uno sviluppo che generi benessere diffuso e un nuovo sistema industriale sempre più competitivo a livello globale.

Questa crisi ci fa comprendere ancora di più quanto sia importante prevenire e dotarsi di istituzioni capaci di avere risorse e strumenti sempre più funzionali e operativi per agire con prontezza nel momento del bisogno: perciò finanziare con percentuali sempre più crescenti la ricerca e l’innovazione risulta essere decisivo, come liberare dall’oppressione fiscale e burocrazia tutto quello straordinario mondo del cosiddetto “privato sociale” che integra e sopperisce le carenze dell’amministrazione pubblica.

Potremmo partire già adesso, anziché spendere danaro pubblico per nazionalizzare aziende decotte come Alitalia, a realizzare veri e propri partenariati pubblico-privato nel settore sanitario garantendo prezzi equi nella catena produttiva, dando priorità agli ambiti strategici per gestire l’emergenza e programmare piani di prevenzione per il futuro e forti investimenti in ricerca anziché nella redistribuzione di utili agli azionisti.

Questo “ripensamento” economico va messo in lavorazione ora e per questo, come Popolo della Famiglia, visto l’immobilismo del governo chiediamo alle Regioni, in particolare quelle maggiormente colpite dall’emergenza sanitaria, di anticipare i soldi previsti dal decreto “Cura Italia” per famiglie e imprese e integrarli, soprattutto per la gestione straordinaria degli anziani e pazienti presenti nelle RSA, attraverso interventi finanziari tempestivi. Come? Attingendo dai fondi di garanzia regionali e riorganizzando i fondi previsti per i vari piani di competitività e sviluppo per fronteggiare i danni emersi dall’attuale emergenza #coronavirus.

Servono azioni straordinarie perché viviamo un tempo straordinario. Prendere decisioni forti e drastiche non è cosa semplice (per questo ringrazio l’ex governatore lombardo Formigoni con cui talvolta mi confronto per esaminare, attingendo alla sua pluriennale esperienza di governo,  strade nuove e praticabili capaci arginare questa crisi e mettere le basi per un riscatto economico) ma ora è necessario avere il coraggio di farlo. Subito.