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Lettera aperta al Segretario Nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: Gentile Segretario, l’obiezione di coscienza sta scritta all'art. 3 del Codice deontologico dei farmacisti!...

Pdf Firenze - Pubblicato il 10/02/2021 - Visite: 76 Facebook Twitter
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Come è normale per le questioni di vita o di morte, si riscalda il dibattito politico sulla polemica circa la farmacista Maria Rosaria D’Atri, che al banco di un esercizio di Mutigliano, frazione di Lucca, si è rifiutata di fornire la “pillola del giorno dopo” a una donna che ne aveva fatto richiesta, dicendo:

    «Non sono un distributore automatico di medicinali. La “pillola del giorno dopo” è un abortivo, non si può dare con leggerezza. Se l’Agenzia del farmaco la pensa diversamente avvalora una menzogna».

Il Segretario Nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni,  ha dichiarato:

    “Mi auguro che non si ripeta più questa scena, comunque presenteremo un’interrogazione parlamentare al ministro della salute affinchè siano fatte tutte le verifiche necessarie e presi adeguati provvedimenti”.

I referenti del Popolo della Famiglia per Firenze, Pier Luigi Tossani, e per Lucca, Ilaria Giurlani, che si erano già espressi sulla questione, scrivono in lettera aperta al Segretario di SI, e per opportuna conoscenza all'Ordine Dei Farmacisti della Provincia di Lucca, nonché all'AIFA, dichiarando:

    ""Gentile Segretario, l’obiezione di coscienza sta scritta all'art. 3 del Codice deontologico dei farmacisti".

Questo un estratto della lettera, la cui versione integrale è allegata alla presente:

    "...Ebbene, sia per Sinistra Italiana che per il Popolo della Famiglia, la questione è notoriamente di grande importanza. Ovvero, secondo i rispettivi punti di vista, per SI è una questione di libertà di scelta della donna, che non può e non deve essere messa in discussione.

    Per il nostro movimento, invece, si tratta in prima istanza di una questione di vita o di morte delle persone: ci riferiamo innanzitutto alla vita del figlio, la vita del feto che andrebbe ad essere abortito - per essere dolorosamente chiari, ucciso - pur essendo persona fin dal concepimento, come i progressi della scienza dimostrano con sempre maggiore accuratezza. Ma ci riferiamo anche alla vita delle donne, anch'essa messa a rischio dai procedimenti abortivi di tipo farmacologico, come riferisce Il Foglio, qui. E vogliamo ricordare in questa sede anche il ruolo dei padri, troppo spesso frettolosamente accantonato. In ogni caso, oltre all'eliminazione fisica del concepito, restano logicamente gravi ferite - grazie a Dio, guaribili! - sia per la donna che ha abortito, sia per il padre del bambino, ove egli sia consapevole o a conoscenza del fatto, a motivo della sindrome post-aborto. Quindi, nella visione antropologica che noi condividiamo, la libertà dell'uomo e della donna non può evidentemente essere assoluta, se intende andare, paradossalmente anche in modo autolesionistico, contro la vita del concepito. Della cui libertà, peraltro, in questo tempo di "diritti per tutti", però generalmente non si parla, pur essendo anch'egli persona.

    Ma anche, è noto che la questione della libertà si collega a quella dell'obiezione di coscienza degli operatori sanitari, quali sono i farmacisti, che, in scienza e in coscienza, si rifiutano di collaborare all'aborto farmacologico. Su questo punto nodale, ci teniamo a fare chiarezza, ricordando che il codice deontologico dei farmacisti recita, all'articolo 3, che

        «il farmacista deve operare in piena autonomia e coscienza professionale conformemente ai principi etici e tenendo sempre presenti i diritti del malato e il rispetto per la vita».

    Sappiamo tutti che questa pur evidente realtà di dovere e di diritto, si è venuta però politicamente scontrando con le tendenze mortifere che da lungo tempo agitano la nostra cultura e la nostra società. Oltre che una questione di vita o di morte, stiamo parlando anche di una battaglia di giustizia e di verità, che ci interpella in modo perentorio. Per questo esprimiamo nuovamente il nostro argomentato sostegno alla Dottoressa D'Atri,  e faremo il possibile per esserle concretamente vicini.

    Ponendo la questione nel contesto politico nazionale, per quanto attiene alla vera crescita e all'autentico sviluppo che auspichiamo per il nostro Paese, concludiamo citando il nostro Presidente Mario Adinolfi, il quale il 3 luglio 2020 commentava il rapporto Istat sul tema del calo delle nascite:


     "Un Paese sotto choc, che rinuncia ai figli, con conseguenze drammatiche sulla natalità: nel 2020 ci saranno 30mila nati in meno. Oggi lo dice il rapporto Istat. Da anni lo grida il Popolo della Famiglia: questa è la principale tragedia del Paese. E se non sarà varata subito la nostra proposta di Reddito di Maternità, al posto dell’inutile Family Act a costo zero e presa in giro garantita del ministro Bonetti, la tragedia si farà irrecuperabile. Per far ripartire la natalità in Italia c’è una sola strada, e l’ha fatta stampare in Gazzetta Ufficiale il Popolo della Famiglia, con la fatica di migliaia di militanti che hanno raccolto le firme autenticate di decine di migliaia di italiani. Prima o poi anche sul reddito di maternità ci daranno ragione tutti, preghino solo che non sia troppo tardi. Mille euro al mese per i primi otto anni di vita di ogni figlio per le donne che si dedicheranno in via esclusiva a crescerli, svolgendo dunque la propria attività lavorativa in seno alla famiglia. Finalmente un nuovo vero diritto civile per le donne, rendendole libere di scegliere con un costo nettamente inferiore al reddito di cittadinanza, che per noi va abolito, per far ripartire l’Italia dalla famiglia e non dall’assistenzialismo".

Popolo della Famiglia Firenze - Popolo della Famiglia Lucca


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