Ma quale W L'AMORE, quella è carta straccia!

18/12/2019 - Silvio Rossi - La Croce Quotidiano (124 visite)

Si è parlato in diverse occasioni di “W l’amore”, il progetto che pretende di informare/educare adolescenti e preadolescenti sui temi legati all’affettività e alla sessualità. Già attivo in Emilia-Romagna dal 2013 e finanziato dalla stessa regione, si rivolge agli studenti delle terze classi delle scuole secondarie di primo grado e dei contesti extrascolastici. Oggetto di critiche aspre e di contestazioni, continua ad essere proposto con dispendio di risorse e clamore mediatico. Forse è il caso di riprendere il discorso.
Inizialmente avviato a titolo sperimentale in tre scuole di Bologna, Forlì e Reggio Emilia, il progetto è stato successivamente esteso a tutta la Regione coinvolgendo circa 15 mila studenti. Ora nelle Marche la sperimentazione ha coinvolto l’area vasta 2 nell’ambito del programma ‘Scuola e salute’.

Il progetto è basato su un modello di intervento in uso in Olanda e Paesi Bassi. Con una battuta scadente potremmo dire: più che Bassi, Paesi terra-terra, visto il discutibile livello della proposta.
Cose da dire ce ne sarebbero in abbondanza, con un difficile sforzo di sintesi proviamo di seguito a evidenziare quello che non ci ha convinto dopo aver scorso il sito e soprattutto esaminato i due opuscoli base diffusi tra i ragazzi preadolescenti e adolescenti: “Amore? Sicuro!” e “Contraccettivi & Co”.

L’impressione ad un primo sguardo è che ci troviamo di fronte ad un’operazione che gioca sull’equivoco, sul fraintendimento, sulla mancanza di un serio impianto scientifico, in una parola: sull’ambiguità. Spieghiamo subito il perché.
Quando si fa un lavoro veramente scientifico occorre dichiarare preliminarmente chi sono gli autori di riferimento, la cornice teorica, quale la filosofia che ispira il progetto. Nulla di tutto questo abbiamo trovato, sia negli opuscoli per i preadolescenti (e ci può stare – entro certi limiti), né per i più grandi (ed è meno accettabile), né sul sito, a parte una generica e vaga: “l’educazione affettiva e sessuale basata su una visione olistica della persona richiede un approccio complesso e integrato a vari livelli”. Ovviamente un’espressione siffatta vuol dire tutto e il contrario di tutto. Una presa in giro, mascherata sotto le sigle roboanti OMS, Unesco, ecc. ecc.

Ma la filosofia di fondo c’è, eccome, ed è facile individuarla scorrendo le - graficamente brutte - pagine degli opuscoli. È la filosofia nichilista, relativista, priva di riferimenti oggettivi o di richiami valoriali. Quindi una filosofia trasformata in ideologia: anti-familiare, anti-vita, individualista e pro-gender. Ma il tutto non è dichiarato, rimane nascosto tra le righe e totalmente mascherato per i ragazzini di quell’età, però è efficacemente persuasivo e manipolativo. Invece di educare è un modo di plasmare mentalità e condizionare il pensiero.

Gli opuscoli giocano molto sulle parole e sui caratteri grafici. A volte le parole importanti si ingigantiscono e si moltiplicano, a volte si riducono e le si banalizzano, a volte (le parole più scomode) si fanno sparire del tutto. È legittimo il sospetto che questo corrisponda ad una precisa volontà di utilizzare la comunicazione per condizionare e manipolare. Tra le parole enfatizzate e moltiplicate quelle più usate sono quelle che fanno riferimento alla “Doxa”, cioè all’opinione come criterio supremo di guida. Se pensi, se credi, se vuoi, allora ok, se invece non pensi, non credi, non vuoi, allora sempre ok. Insomma qualsiasi cosa vuoi fare va bene, purché non ci sia pressione. Questo è un messaggio devastante per un ragazzino di quell’età che invece vuole avere una guida sicura, e che proprio avendo una guida e delle regole certe può anche permettersi di trasgredirle vivendo pienamente il passaggio adolescenziale della trasgressione e della successiva reintegrazione.
Tra le parole ridotte al lumicino, quasi nascoste tra le pieghe dell’opuscolo ci sono “Famiglia” e “Genitori”. Le pochissime volte in cui si usano si presentano come realtà che impongono stereotipi o con cui si può parlare alla pari del medico o del centro d’ascolto. L’assenza della famiglia è davvero sorprendente in un opuscolo che dovrebbe parlare di amore, di affettività, di relazione, di salute. Vogliamo davvero credere che si tratti di una svista? La mentalità di Bibbiano che strappa i figli ai genitori per darli in pasto al migliore offerente, spesso coppie gay, è accomunata a questo progetto solo per l’origine regionale o non si tratta di manifestazioni frutto di un medesimo impianto culturale profondamente ostile alla famiglia?
La parola tabù che invece non appare per niente è “Aborto”, nonostante si parli in abbondanza della possibilità di non portare a termine una gravidanza. Evidentemente gli estensori del progetto hanno una così grande attenzione a non turbare la delicata fase di crescita dei giovanissimi da non sconvolgerli con un termine così brutale, dedicandosi invece con gioia a rallegrarli con una cascata di clitoridi, erezioni, sperma, mestruazioni, gonorrea, masturbazione e mille altre piacevolezze. Anche tra le parole sembra ci sia intolleranza. Bisognerà creare un osservatorio per tutelare la discriminazione delle parole di altro colore da parte di questi nuovi fascismi lessicali?

I filosofi antichi cominciavano sempre dalla definizione del nome, per cercare di capire di cosa si stava per parlare. Sembra una buona regola. Quindi continuando ad occuparsi di parole, visto che gli opuscoli di parole sono pieni, notiamo che il buongiorno si vede dal mattino. Il progetto si chiama “W l’amore”, ma di tutto si discute meno che di amore. Infatti si parla di innamoramento, oltretutto senza definirlo se non raccontando di turbe adolescenziali, si parla di sesso, rigorosamente genitale, ma di amore nemmeno l’ombra. Ci sembra alquanto ipocrita. O “amore” nel titolo serve solo per addolcire quello che è un vero e proprio manuale di avviamento alla vita erotica per ragazzini di scuola media, oppure gli autori pensano che raccontare di peni, vagine, preservativi e Aids sia un buon modo di insegnare a dei giovani il significato dell’amore. Si è portati a pensare che innamoramento, eccitamento sessuale, amore, siano cose sovrapponibili, intercambiabili, concetti da mescolare a piacere, anzi semplicemente sinonimi che esprimono tutti una rincorsa al piacere. Quale che sia. Poveri ragazzini, da convertire al Verbo dell’Opuscolo.

Dopo una prima parte dedicata ad illustrare quello che i ragazzi già sanno, ovvero che stanno crescendo che stanno accadendo cose come la trasformazione fisica dei cambiamenti d’umore, e magari il risveglio degli gli ormoni, si descrive con un’abbondante dovizia di particolari l’anatomia maschile e femminile, si dà già per scontato tra le righe che se i rapporti sessuali sono possibili allora è normale praticarli. Se uno di quelli che hanno scritto di opuscoli avesse un figlio di 12 anni e verificasse quotidianamente il livello di maturità raggiunto dalla creatura, si vergognerebbe di aver solo pensato di rendere normale praticabile l’attività sessuale, che richiedendo per sua natura il coinvolgimento pieno di integrale della persona prevederebbe un livello di sviluppo umano ben maggiore.

Immediatamente dopo qualcuno si ricorda che esiste una famiglia. Ma è citata solo per dire - così, all’improvviso - che offre dei modelli di genere, come la pubblicità, e questa rappresentazione di modelli influenza creando stereotipi di genere. Detto con un esempio: la pubblicità fa vedere gente che mangia, la cosa si può influenzare, creare degli stereotipi di fame e quindi noi pure siamo indotti a mangiare. Liberiamoci invece degli stereotipi, digiuniamo se lo desideriamo, diventiamo pure anoressici, non cediamo alla violenza degli stereotipi e saremo liberi. Morti, ma liberi. Tra parentesi, come ci ricorda il sito Osservatorio Gender, i promotori della teoria del gender (genere) hanno sostituito la parola “sesso” con l’ambiguo “genere”, vocabolo ideologico, funzionale loro programmi. Il termine “gender” è stato adottato nel mondo anglosassone dove a differenza della lingua italiana, in cui abbiamo solo le due categorie grammaticali di maschile femminile, è presente anche il genere neutro. Da qui l’utilizzo di tale termine che si presta perfettamente ad un’ideologia che postula l’infinita variabilità delle tendenze sessuali dell’individuo.

In “W l’amore” viene detto che i modelli sessuali visti nella famiglia o nell’ambiente sociale influenzano il comportamento. Ma non si dice che tutto l’apprendimento umano è fondato sull’apprendimento da modelli. Eppure questo è un meccanismo naturale funzionale allo sviluppo rapido di abilità e pattern comportamentali, per nulla sbagliato, sempre che i modelli rispecchino un buon modo di agire. Allora dobbiamo decidere: i modelli sociali sono tirati fuori dal nulla, un’invenzione della società, oppure rispecchiano delle esigenze di natura radicate nell’essere umano? Se l’evoluzione ha condotto allo sviluppo di certi modelli è plausibile pensare che si tratti di uno sviluppo teso al perfezionamento e al miglioramento umano, quindi invece di inoculare sospetti infondati sulla caratterizzazione dei modelli sessuali, occorrerebbe prenderne coscienza e comprenderne le ragioni alla luce della natura umana e della differenziazione sessuale. Se invece sono tirati fuori dal cappello solo per una influenza sociale del tutto scorporata da una natura stabile dell’essere umano, allora che senso ha criticarli quando sarebbero sostituiti da altri altrettanto convenzionali? Domande senza risposta.

I premurosi estensori dell’opera dicono molto preoccupati: “I modelli non devono diventare una gabbia e impedirti di essere te stesso”. Anche noi rispondiamo altrettanto preoccupati: “Gli opuscoli non devono diventare una gabbia e impedirti di essere quello che la natura ha stabilito per te”.

In una pagina dell’opuscolo leggiamo che non c’è un modo giusto di vivere queste emozioni (dell’innamoramento): “Alcuni s’innamorano di persone dell’altro sesso, alcuni s’innamorano di una persona dello stesso sesso”. Sottintendendo che il pene, che dalla natura è stato progettato per entrare in una vagina, la quale dalla natura è preparata per accogliere un pene, possa accettare con tranquilla pacatezza un uso diverso di destinazione se “l’emozione” si dirige per qualche motivo (su cui gli autori non ritengono di soffermarsi) su altre vie. Tra pancia e pene il cervello non è contemplato da questi geni. La bandiera del relativismo sventola maestosa sotto il sole dell’avvenire: ognuno fa quello che vuole, quello che gli va di fare uno lo può fare perché è ok, non c’è un modo naturale, non ci sono regole di normalità. Amen.

Il “Coming Out” invece è fortemente raccomandato. Ovvero è cosa buona e giusta raccontare pubblicamente che hai delle tendenze omosessuali o (per la precisione che caratterizza gli autori) bisessuale. In questo caso il fatto che dirlo ti possa costringere per sempre a rimanere chiuso in questa gabbia non interessa ai nostri eroi. E il caso di Lucio Dalla, che per non aver mai manifestato pubblicamente la sua ipotizzata omosessualità è stato lapidato sui social dai gay, non offre ragioni di prudenza.
Questa filosofia relativista nella quale vale solo la scelta personale senza bisogno di interfacciarsi con la realtà qualora la realtà mettesse qualche condizione, trasuda da ogni riga. Ad esempio, l’opportunità di fermarsi ad approcci superficiali di coppia o andare oltre viene lasciata solo alla scelta del singolo, senza dare indicazioni di alcun tipo. Senza quindi aprire il discorso fondamentale che è quello del finalismo: a cosa serve il sesso, a cosa è finalizzata alla spinta pulsionale umana, quali sono gli scopi di un sistema genitale/riproduttivo costruito in questo modo, quando e in che modo è opportuno e utile aprirsi a questo mondo. Si rimanda ad un livello di pura carnalità e di paura (delle malattie, della gravidanza, degli imbarazzi) e non si entra nello straordinario mondo della bellezza insita nella natura quando è ben compresa. Davvero penoso e offensivo l’amore e la riproduzione abbassati a livello di sperma e muco vaginale.

L’unica attenzione che gli autori del lavoro hanno è quella di raccomandare il rispetto dell’altro, e non fare pressioni, non forzare la volontà altrui. Per carità, raccomandazioni che ogni padre dovrebbe fare. Però in punta di piedi ci domandiamo: ma se fin d’ora avete eccitato le creature, avete stimolato le loro curiosità (scientifiche), avete parlato di normalità dell’atto sessuale e di qualsiasi desiderio, ora che fate, fermate un treno in corsa? E se fin d’ora avete detto che quello che conta è la mia emozione adesso mi fregate imponendomi di rispettare l’emozione dell’altra? Una bella presa in giro. Forse sarebbe stato meglio parlare dell’autodisciplina e della sublimazione degli impulsi (sapete? Anche Freud ne parla). Se un ragazzo impara a dirsi di no sarà anche facilitato a rispettare il no dell’altra, non vi pare? A proposito di questo argomento viene adesso in mente che due altre parole tabù mancano all’appello nell’opuscolo: “castità” e “fedeltà”. Il fatto che praticarle eliminerebbe malattie, gravidanze fuori tempo, solitudine, non è male come vantaggio, ma l'opuscolo non contempla.

Nel secondo libretto dal titolo “Sesso? Sicuro!” si accenna all’importanza e alla bellezza dell’atto sessuale, ma naturalmente non si spiega qual è l’importanza e dove sta la bellezza. Si capisce benissimo che sono slogan perché non essendo riusciti a spiegare davvero che cos’è l’amore, in che modo possono pensare di dare un valore e una bellezza all’atto sessuale che è l’intima e ultima espressione di un amore che è stato compreso e che si è deciso di condividere con una persona in un progetto totale? L’amore si usa come titolo, e viene poi confuso e sovrapposto con l’innamoramento, comunque non comprendendo né l’uno nell’altro.

“W l'amore” è un progetto che pretende di essere educativo, ma poi le scelte vengono affidate solo al sondaggio: “alcuni pensano, alcuni fanno” senza prendere posizione o dire una parola chiara. Dopo di che si dice: “se hai dei dubbi rivolgiti ad un medico o al centro di ascolto”. Evidentemente gli autori pensano che i giovani lettori siano tutti orfani di padre e di madre.

Il secondo opuscolo è particolarmente tecnico e medicalizzato. Mette in guardia sui rischi di avere un atto sessuale, i quali rischi sono praticamente due: o una malattia o una gravidanza. Della gravidanza si dice “Scegliere di avere un figlio è un passo importante nella vita di ciascuno/a; diventare genitore dovrebbe essere una esperienza da vivere quando ci si sente pronti e frutto di una scelta consapevole”. Perché, praticare il sesso invece è un’esperienza ginnica che non richiede consapevolezza, maturità ed è slegata dalla procreazione alla quale è naturalmente finalizzata? Così dicendo la gravidanza viene privata della sua caratteristica di dono ricevuto ed equiparata ad un problema medico da affrontare. Per gli autori l’unico modo per evitare questi rischi è il preservativo, associato magari ad un contraccettivo. Verso i quali metodi si spendono parole di lode e di fiducia minimizzando al massimo possibile i rischi, trascurando l’artificiosità con cui si viene a strutturare la pratica sessuale, promuovendo solo l’attenzione verso gli aspetti sanitari e perdendo in pieno l’occasione di orientare in maniera integrale i ragazzi all’età adulta verso la quale stanno cominciando a dirigersi. Come pure non si sfrutta la possibilità di parlare adeguatamente dei metodi naturali, ai quali – stranamente – viene riservata una impostazione grafica anomala e diversa da tutto il resto, molto noiosa visivamente e chiusa all’interno di uno scambio di messaggi di due ragazze. Così i metodi naturali vengono squalificati e accusati di essere complicati, quando invece proprio questi sarebbero una strada percorribile per far scoprire ai ragazzi il loro corpo e la bellezza della sessualità con un atteggiamento ecologico, prudente, consapevole e rispettoso della biologia femminile. Ma chi osa contestare i (pre)giudizi degli “esperti”?

Cercando di dare una chiusura a questo excursus, cosa dire? Il progetto “W l’amore” diffuso a spese dei contribuenti in Emilia Romagna e nelle Marche, è un tentativo di avviare i ragazzi ad una pratica sessuale indiscriminata lasciata al loro arbitrio di dodici/tredicenni, senza minimamente preoccuparsi di dargli preliminarmente una formazione integrale per inserire la vita sessuale all’interno di un più generale avviamento alla vita adulta e alle responsabilità ad essa collegate. È impregnato di mentalità relativista e nichilista, senza valori e riferimenti se non quello vago di un indefinito rispetto per l'altro. È un progetto antiecologico perché trascura completamente i dati di natura, antifamiliare perché ignora e nasconde il ruolo fondamentale della famiglia nella formazione dei figli, sottraendoli ad essa promettendo diritti all’anonimato. Lo sappiamo tutti che nell’adolescenza i genitori passano in secondo piano, e che i figli tendono a stare in gruppo e a ribellarsi alle regole. Ma agevolare questo diventando in qualche modo solidali con i figli a scapito della famiglia è un atteggiamento da parte dell’Istituzione totalmente antipedagogico. Sarebbe opportuno offrire, a supporto e integrazione alla famiglia, un sostegno e un orientamento ai ragazzi in continuità, ma non nella delegittimazione della famiglia. È un progetto che crea caos sull’orientamento sessuale in un’età nella quale frequentemente ci sono momenti di confusioni di breve durata e destinati a rientrare presto negli argini se non si alimentano con sospetti e possibilità. Il linguaggio degli opuscoli è ambiguo e fuorviante come abbiamo cercato di mostrare, l’amore lo abbiamo incontrato solo nel titolo, ma l’amore vero non si è visto perché non si è vista la famiglia che dell’amore è il luogo naturale per eccellenza.

Fonte: La Croce Quotidiano