Marco Cappato - Mina Welby, una sentenza attesa in tribunale

Pubblicato il 10/07/2020 Autore/Fonte: Marcello Protto Visite: 102
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Una delegazione del Popolo della Famiglia ha manifestato ieri davanti al tribunale di Massa dove si è tenuta l’ennesima udienza del processo a Mina Welby e Marco Cappato per l’aiuto prestato al suicidio in Svizzera di Davide Trentini. La decisione dei giudici è stata di rinviare ancora la sentenza, che arriverà a questo punto a quattro anni dal decesso provocato da Erika Preisig.




È ripreso  ieri,  dopo  il  rinvio  dovuto  al  coronavirus dell’udienza di marzo, il dibatti mento presso la Corte d’Assise di Massa nel processo che vede imputati Marco Cappato e la nata bolzanina Mina Welby (Wilhelmine Schett  ved.  di  Piergiorgio  Welby)  accusati  ex  art. 580 del vigente codice penale, ed in concorso ex art. 110 C.P., di aiuto al suicidio di Davide  Trentini,  entrambi  rei  confessi  come  pienamente acclarato nelle precedenti udienze.Malato di sclerosi multipla fin dal 1993, Trentini,  visto  il  progressivo  peggioramento  delle  proprie condizioni di salute, indebolito psicologicamente e probabilmente con una “Weltanschauung”  che  non  considera  comunque  vita  e  un  valore  anche  quella  caratterizzata  dalle  gravi  limitazioni  di  una  malattia  invalidante,  si  era  rivolto  agli  imputati  per  essere  aiutato  a  portare  a  termine  la  procedura  di  suicidio  assistito nella clinica “Life Circle” di BielBenken nella  Svizzera  tedesca. 

Mina  Welby  non  solo  svolse  le  pratiche  interfacciandosi  con  la  clinica elvetica ed esercitando anche la funzione di  interprete,  ma  materialmente  accompagnò  Davide Trentini; Cappato invece,  che non varcò la frontiera a differenza di quanto avvenuto nel recente caso di Dj Fabo (Fabiano Antoniani), morto il 27 febbraio 2017  aveva raccolto, attraverso  l’associazione  SOS  Eutanasia  di  cui  fanno  parte  sia  lui  sia  la  Welby,  i  poco  più  di  mille euro mancanti per pagare la clinica mortifera. Per la precisione quando Trentini aveva scritto a  Marco  Cappato,  aveva  già  autonomamente  preso  contatti  con  un’altra  struttura  sanitaria  di  Lugano,  ma  l’eutanasia  non  aveva  potuto  essere  attuata  in  quanto  le  Autorità  sanitarie,  avendo  riscontrato  gravi  irregolarità  procedurali,  avevano  chiuso  la  clinica.  Lo  stesso  Trentini era rimasto molto deluso da questa prima struttura, in quanto aveva dovuto subire diversi rinvii, e alla fine aveva deciso di non avvalersi più di questa clinica.
È bene precisare anche, che mentre l’ Associazione  “Luca  Coscioni”,  che  deriva  il  nome  dal  presidente dei Radicali Italiani, eletto all’unanimità  nel  2001,  e  morto  in  modo  naturale  nel  2006 per sclerosi laterale amiotrofica, si occupa essenzialmente di politica, l’associazione “S.O.S. Eutanasia” persegue fini strettamente connessi  alla  pratica  dell’eutanasia,  fornendo  informazioni  e,  se  del  caso,  anche  sostegno  logistico  ed  economico;  inoltre  mentre  alla  prima può aderire chiunque condivida i fini e le lotte  politiche  dei  radicali,  della  seconda,  che  appunto  è  chiusa,  fanno  parte  solo  tre  persone: Marco Cappato, che ne è il legale rappresentante,  Mina  Welby  e  Gustavo  Fraticelli. 

La  ragione  di  ciò  è  proprio  che  non  si  vogliono  coinvolgere  altre  persone  nella  responsabilità penale, conseguenti ai fini in parte illeciti che  i  membri  dell’associazione  perseguono  costantemente  con  la  strumentalizzazione  e  spettacolarizzazione propagandistica dell’ordinamento giurisdizionale a scopi politici.Come noto infatti scopo dei processi penali è la mera valutazione della colpevolezza dell’imputato,  che  commette  illeciti  puniti  dall’ordinamento,  e  solo  incidentalmente  può  essere  posta la questione della conformità della legge alla costituzione, mentre invece è sempre stata pratica dei radicali, fin dai tempi di Marco Pannella che distribuiva droga nelle piazze, quella di commettere reati per fare propaganda politica e per adire la Corte costituzionale, al fine di  ottenere  un  cambiamento  delle  norme.  Un  uso  della  giustizia  così  improprio  pone  anche  dei  problemi  in  ordine  all’aspetto  economico  dell’uso  delle  risorse  finanziarie  dello  Stato, utilizzate  non  per  velocizzare  i  processi,  eliminando  il  processi  pendenti,  ma  dirottate  per  impegnare  intere  corti  ed  i  loro  apparati  amministrativi  in  procedimenti  il  cui  scopo  è  strettamente politico e propagandistico.
Incapaci di avere una rappresentanza parlamentare significativa, nel luogo cioè titolare del potere legislativo, i radicali hanno da una parte “infettato”  ideologicamente  le  altre  forze  politiche  nazionali e straniere – il famoso partito radicale “transnazionale e transpartito” cui poteva aderire  con  doppia  tessera  qualsiasi  altro  iscritto  ad  altri  partiti  –  coinvolgendole  nelle  proprie  lotte politiche, dall’altra ricorrendo a un abuso dello  strumento  referendario,  spesso  fallendo,  e  dall’altra  ancora  hanno  usato  il  sistema  giudiziario  per  addivenire  a  cambiamenti  delle  norme  attraverso  le  dubbie  sentenze  della  Corte  Costituzionale  stessa,  che  a  sua  volta  è  un organo deputato alla valutazione della sola legittimità  costituzionale  delle  leggi,  e  che  non  dovrebbe  supplire  al  ruolo  del  Parlamento, come troppo spesso è accaduto, seguendo delle prassi costituzionali e non delle norme.

Anche oggi Marco Cappato, sia prima sia dopo l’udienza, intervistato dai giornalisti, ha ribadito che  lo  scopo  di  questi  atti  di  “disobbedienza civile”, come lui definisce la commissione delle  violazioni  delle  norme  penali,  non  è  quello  di porsi in linea di conflitto con i giudici, che dichiara invece di rispettare integralmente, ma di obbligare il Parlamento ad approvare la proposta di legge di iniziativa popolare, che sette anni  fa  i  radicali  depositarono  in  Parlamento,  volta a legalizzare l’eutanasia. A  precisa  domanda  di  un  giornalista  ha  anche  spiegato che non solo le forze politiche contrarie alla legalizzazione del suicidio assistito, ma anche quelle favorevoli, non hanno il coraggio in  Parlamento  di  approvare  la  legge,  proprio  perché  sui  temi  eticamente  sensibili,  dovrebbero lasciare libertà di coscienza ai membri dei propri gruppi parlamentari, assolutamente non tutti irregimentabili ad intenti di morte. Cappato fa finta di non capire che in Italia esiste la tripartizione  dei  poteri  e  che  costituisce  atto  politico sovrano quello di un Parlamento di non decidere su una proposta di legge. Oggi è stato audito in qualità di consulente tecnico di parte (pro imputati) il dott. Mario Riccio, che è dirigente medico presso il reparto di anestesia e rianimazione de l’Ospedale di Cremona ed è, tra gli altri incarichi, componente del Consiglio generale dell’ Associazione “Luca Coscioni” di Roma e del Consiglio direttivo della Consulta di bioetica di Milano. Il dott. Mario Riccio tuttavia è un nome noto nella storia dei radicali, perchè fu lui che materialmente staccò la spina del respiratore che teneva in vita Piergiorgio Welby,  marito  dell’attuale  imputata  Mina.  Egli  fu anche inquisito per omicidio del consenziente, ma infine prosciolto dall’accusa, in quanto il  giudice  dell’udienza  preliminare  (G.U.P.)  di  Roma, ritenne che il medico avesse agito ex art. 51 del Codice penale, che esclude la responsabilità  penale  se  si  agisce  nell’adempimento  di  un dovere. Il fondamento costituzionale era anche stato cercato in un’interpretazione estensiva dell’art. 32 c. 2 della Costituzione, secondo il  quale  “nessuno  può  essere  obbligato  a  un  determinato  trattamento  sanitario  se  non  per  disposizione di legge” e che la norma costituzionale prevalesse sul quella penale.Il dottore ha sostanzialmente descritto le condizioni cliniche di Davide Trentini, affetto da sclerosi  multipla,  malattia  inguaribile,  con  sintomi di esordio sostanzialmente tollerabili, ma con un decorso via via sempre più peggiorativo delle  condizioni  del  paziente. 

I  nervi  perdono  il  rivestimento  esterno  e  non  sono  quindi  più  in  grado  di  trasmettere  gli  impulsi  elettrici,  che fanno muovere i muscoli. Di conseguenza chi ne è affetto, perde sempre più le funzioni motorie e gestuali, fino ad arrivare a non controllare  e  distinguere  gli  stimoli  della  funzione  intestinale  e  renale.  Col  tempo  i  nervi  provocano contratture e spasmi muscolari, che sono dolorosi, sì che si rende necessaria iniziare una terapia del dolore, fino all’uso del cannabinoide  (cannabis  terapeutica)  e  poi  dei  farmaci  oppiacei (morfina). Nel caso di Trentini il dottor Mondello di Massa non potè aumentare le dosi  come  il  paziente  avrebbe  desiderato,  per  non  provocare  la  morte  per  arresto  cardiaco,  sintomo  tipico  della  morte  per  “overdose”  dei  tossicodipendenti, in quanto la morfina riduce la  frequenza  del  battito  cardiaco,  dovendosi  anche  usare  dei  betabloccanti,  che  hanno  lo stesso effetto. Attualmente l’ arte medica, come ha dichiarato il dott. Riccio, non conosce tutti gli effetti collaterali della morfina, per cui è  opportuno  usare  molta  precauzione  a  certi  dosaggi.Inoltre il povero Trentini negli ultimi anni della sua  vita  doveva  subire  settimanalmente  pratiche  meccaniche  di  evacuazione  intestinale,  per  evitare  la  formazione  di  fecalomi,  trattamenti ai quali provvedeva la mamma stessa del paziente.

Lo  scopo  di  questa  consulenza  nell’ambito  della  strategia  processuale  della  difesa  degli  imputati è quello di cercare di dimostrare che Trentini, sebbene non dipendesse da macchine di sostegno delle funzioni vitali, era totalmente  dipendente  dalle  terapie  farmacologiche,  per altro solo sintomatiche, non esistendo una cura  della  sclerosi,  e  per  questa  via  abbattere  l’ultimo  “paletto”,  che  la  stessa  Corte  Costituzionale aveva fissato nella storica sentenza n. 242 del 2019 con la quale essa  “dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, nella parte in cui non esclude la punibilità di chi, con le modalità previste dagli artt. 1 e 2 della legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Norme  in  materia  di  consenso  informato  e  di  disposizioni anticipate di trattamento) – ovvero,  quanto  ai  fatti  anteriori  alla  pubblicazione  della presente sentenza nella Gazzetta Ufficiale  della  Repubblica,  con  modalità  equivalenti  nei  sensi  di  cui  in  motivazione  –,  agevola  l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che ella reputa intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio  sanitario  nazionale,  previo  parere  del  comitato etico territorialmente competente”  Corte cost., Sent., (ud. 25 settembre 2019) 22 novembre 2019, n. 242. È bene ricordare che nella  stessa  sentenza  la  Corte  aveva  ribadito  l’illiceità penale dell’istigazione o aiuto al suicidio, tranne il caso che fossero rispettati i famosi quattro paletti.Cappato,  da  me  precisamente  intervistato,  ha  fatto  chiaramente  capire,  che  scopo  ultimo  della sua azione politica è quello di arrivare al pieno diritto di disporre per chiunque della propria vita, indipendentemente da ogni condizione di malattia fisica o psichica, anche se per il momento si limita a ciò che la proposta di legge di sette anni fa prevede.

La volontà di morte deve essere, secondo lui, totalmente condizionata  al  principio  di  autodeterminazione,  che  appunto  non  deve  più  trovare  alcun  ostacolo  né legale né politico, rifiutando egli il principio che la vita è un diritto indisponibile della persona umana, soggetto alla difesa dello Stato.Il  Popolo  della  Famiglia,  unica  forza  politica  “prolife”  presente,  come  già  nelle  scorse  udienze,  ha  manifestato  di  fronte  al  palazzo  di giustizia, con aderenti e simpatizzanti giunti dalle  regioni  vicine.  Incuranti  del  sole  cocente,  dato  che  l’udienza  cominciava  alle  h.  12,  fin dall’inizio della mattinata i pidieffini non si sono  risparmiati  nel  sostenere  che  il  sistema  sociosanitario  e  la  società  tutta  devono  organizzarsi  per  evitare  che  i  suoi  membri  più  deboli siano tentati dalle lusinghe dei profeti della morte.  Infatti  nel  corso  del  dibattimento  era  venuto  fuori,  a  riprova  di  ciò,  che  Trentini  era  caduto cinque volte, con frattura delle costole, e questo significa, che nonostante tutti gli sforzi della famiglia e dell’A.S.L. le cure palliative e il sostegno alla persona non erano sufficienti.Il numero dei pidieffini era pari, se non superiore,  al  numero  dei  militanti  pro  eutanasia  delle  varie  sigle  presenti:  l’U.A.A.R.  (Unione  atei agnostici razionalisti), Partito Comunista di Marco Rizzo, e la colorita e goliardica presenza della  Chiesa  pastafariana  italiana,  unica  nota  allegra  all’insegna  della  gastronomia  del  “Prodigioso Spaghetto Volante” in una tetra atmosfera  di  morte,  tipica  dei  processi  che  vedono  coinvolti gli esponenti radicali.La  prossima  udienza,  che  sarà  di  discussione,  cioè  di  presentazione  delle  arringhe  degli  avvocati  della  difesa  al  collegio  giudicante,  è  convocata per il 27/7/2020 alle h. 12; in quella sede Cappato farà presentare dai suoi avvocati la  richiesta  di  deferire  la  valutazione  della  legittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale.

Fonte: La Croce Quotidiano