Mario Adinolfi: Famiglia vuol dire lavoro

15/06/2018 - Mario Adinolfi
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AAA cerchiamo braccia e cuore, astenersi perditempo!

Carissimo/a, cerchiamo collaborazioni in tutta Italia per fondare nuovi circoli del Popolo della Famiglia. Il Popolo della Famiglia è un soggetto politico aconfessionale e valoriale, di ispirazione cristiana aperto a tutti quelli che condividono il suo programma in difesa dei valori “non negoziabili”: il diritto alla vita; il diritto dei figli ad avere un padre e una madre; la dignità della persona, del lavoro e la sussidiarietà. Se condividi i nostri ideali e se vuoi aiutarci a difenderli, ti invitiamo a contattarci tramite questa pagina. Grazie.

Davanti ai dati Eurostat che dicono che più di un giovane italiano su quattro (25.7% contro una media europea del 14%) tra i 18 e i 24 anni non fa assolutamente niente, non studia e non lavora, mi prende davvero lo sconforto: il modello Di Maio vince. Abbiamo avuto il ministro dell’Università che non era mai andata all’università, ora abbiamo il ministro del Lavoro che non ha mai lavorato. I ragazzi italiani assumono le indicazioni che le istituzioni propongono e capiscono che in Italia meglio non studiare, meglio non lavorare. Meglio attendere il colpo di fortuna, nell’attesa tanto arriva il reddito di cittadinanza. Sconfortante, paradossale, ma non così distante dal vero.

Con la paghetta di papà e una mancetta dalla pensione di nonna, il giovane italiano si forma in un contesto deresponsabilizzante in cui la politica sta dando il colpo di grazia: puoi fare il premier a caso raccolto per strada in una riffa, il vicepremier senza uno straccio di laurea che ti chiedono ormai pure per fare l’impiegato di quinto livello, spiegare agli studenti come affrontare l’esame di maturità senza aver mai fatto manco l’esame di maturità. In campagna elettorale ti prometto ottocento euro al mese per il tuo non fare niente e io gioco è fatto, l’area territoriale del Paese dove c’è il 47% di disoccupazione giovanile ti darà il 47% dei voti.

La politica dovrebbe invece essere anche pedagogica nelle proposte che formula, ispirare serietà e responsabilità. Noi come Popolo della Famiglia abbiamo detto che il Paese si rialza se investiamo sulla famiglia naturale e la nostra proposta più evidente era il reddito di maternità. Costa un centesimo del reddito di cittadinanza e ha il pregio di generare lavoro e assunzione di responsabilità. Quando ci sono i figli, dal divano ci si alza, per forza. In più, il reddito di maternità riconosce in termini valoriali il ruolo femminile all’interno della famiglia come vero ruolo da lavoratrice, attribuendo il relativo reddito. Il risultato in termini pratici è abbattimento dei numeri della disoccupazione giovanile, crescita di Pil, ripresa dei consumi e della domanda interna, più giovani con le maniche rimboccate a creare impresa, innovazione, lavoro per il bene dei propri figli. L’opposto della proposta deresponsabilizzante del reddito di cittadinanza, che costerebbe cento volte di più del reddito di maternità.

Quando ho accennato via Twitter il mio scoraggiamento per i dati Eurostat, subito sono partiti gli insulti e le domande: tu a 18 anni cosa facevi? Io a diciotto anni compilavo la mia prima dichiarazione dei redditi e mi preparavo a sostenere la maturità con il massimo dei voti. A ventuno anni ero sposato, a ventiquattro ero padre. Avere responsabilità familiari ha fatto sì che quando proprio non trovavo giornali che pubblicassero i miei articoli, finivo a fare il cameriere nei fast food. Compattavo montagne di rifiuti in un Macdonald della stazione Termini, nel sotterraneo. Non piacevolissimo, ma era necessario e si faceva. Mai chiesto una lira ai miei genitori. Ho messo tutto me stesso nel lavoro e sono arrivato poi a condurre programmi radiofonici e televisivi, a scrivere libri che qualcuno ha letto, a giocare a poker arrivando fino ai tavoli finali Wpt dove mai nessun italiano era arrivato prima, a fare politica e giungere fino in Parlamento, primo “blogger” ad essere eletto, a poter rifiutare montagne di denaro per non essere devastato da un reality show e ad accettarne per essere ospite di trasmissioni dove potevo dire la mia. Ma se fosse necessario, potrei tornare a compattare rifiuti nella puzza dei locali sotterranei della stazione Termini. Perché? Perché ho famiglia e la famiglia comporta responsabilità.

E mia figlia Livia di cui sono orgoglioso a ventuno anni fa lo stesso. Sta per laurearsi in Scienze Politiche ma contemporaneamente lavora per investire sul suo futuro. E questo con Silvia insegneremo a Clara e a Joanna quando nascerà, che spero possano essere fruitrici del reddito di maternità quando il Popolo della Famiglia andrà al governo. Tanto prima o poi ci andrà e rialzerà l’Italia da questo stato di depressa prostrazione generata dal collasso valoriale di cui siamo tutti vittime. I giovani più di ogni altro, anche per colpa di una politica figlia di questo collasso che genera mostri e imbecilli.