Mario Adinolfi: Diario di una campagna a febbraio - 14° giorno

14/02/2020 - Mario Adinolfi
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AAA cerchiamo braccia e cuore, astenersi perditempo!

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 Oggi sono stato nel quartiere I (primo) di Roma, che è il Flaminio. Dovete sapere che oltre alla suddivisione in rioni (s’è iniziato con il sesto re di Roma Servio Tullio, che codificò i primi quattro più di duemilacinquecento anni fa) con l’ingrandirsi della città e l’urbanizzazione del XX secolo si è passato a dividere Roma in quartieri numerandoli. Così ai ventidue rioni del Centro Storico nel 1911 si aggiunse il primo quartieri e quel quartiere numero uno è il Flaminio. Dal 1921 poi ne aggiunsero tanti altri fino a raccontare la Capitale enormemente estesa che ospita i tre milioni di abitanti di oggi.

Il Flaminio è bellissimo, rigoroso, per certi versi austero. Amo molto lo stadio Flaminio, ma nessuno lo usa più, un impianto con quarantamila posti buttato via e poi si parla di nuovo stadio della Roma, nuovo stadio della Lazio. Mah. Accanto allo stadio Flaminio c’è l’Auditorium del Parco della Musica che è davvero un gioiello e ieri sono andato a registrare lì un’intervista al Tg3 perché il quartiere Flaminio è uno di quelli in cui il 1 marzo si va a votare, perché è compreso nel collegio 1 per la Camera dei Deputati.

In realtà ero al Parco della Musica per incontrare degli amici e pronunciare una “testimonianza” Mariana. C’erano Guido Pianeselli e tanti altri amici pidieffini, ma eravamo ospiti. Forse avrei dovuto fare più campagna elettorale, ma alla fine ho solo parlato di Maria e del mio rapporto con la madre di Gesù. Che poi alla fine se non impazzisco e non afferro mai nessuno alla gola, nonostante qualche volta la rabbia monti, è perché la Sua mitezza e la preghiera semplice che Le rivolgevo da bambino funzionano ancora per placare tutti i miei più inutilmente bollenti spiriti. E allora si riesce ad andare avanti a battagliare, un giorno dopo l’altro.