Mario Adinolfi: Diario di una campagna a febbraio - 24° giorno

24/02/2020 - Mario Adinolfi
IncrFont Stampa Facebook Twitter

AAA cerchiamo braccia e cuore, astenersi perditempo!

Carissimo/a, cerchiamo collaborazioni in tutta Italia per fondare nuovi circoli del Popolo della Famiglia. Il Popolo della Famiglia è un soggetto politico aconfessionale e valoriale, di ispirazione cristiana aperto a tutti quelli che condividono il suo programma in difesa dei valori “non negoziabili”: il diritto alla vita; il diritto dei figli ad avere un padre e una madre; la dignità della persona, del lavoro e la sussidiarietà. Se condividi i nostri ideali e se vuoi aiutarci a difenderli, ti invitiamo a contattarci tramite questa pagina. Grazie.

Oggi era programmata una videointervista con una importante agenzia di stampa, per illustrare le ragioni della mia candidatura alle suppletive per la Camera dei Deputati di domenica prossima a Roma. Quando ho sentito che la prima domanda verteva sul coronavirus ho capito che è inutile continuare a insistere con reddito di maternità e misure a sostegno della famiglia, da qui al 1 marzo vorranno parlare solo del contagio e allora è inutile provare a resistere. Vi dirò come la penso sulla questione una volta per tutte, così ci togliamo il dente e forse prima o poi riuscirò anche a parlare di altre emergenze che sono solo appena meno urgenti e visibili.

Mi chiedono di stare unito alle istituzioni perché l'Italia ne verrà fuori solo unita. Non sono d'accordo. Ne verremo fuori se capiremo bene quel che serve, abbandonando per la strada la paccottiglia ideologica. Il governo Conte ha mostrato gravi incapacità strutturali: hanno pensato che questa fosse come ogni altra pagina della nostra disgraziata politica, qualcosa che si deve affrontare solo sul piano della comunicazione. Ricordo ancora la surreale conferenza stampa convocata da Giuseppe Conte a tarda sera per annunciare "per primi in Europa" il blocco dei voli da e per la Cina. L'ansia di Rocco Casalino di ottenere le apertura di giornali e telegiornali, l'ansia di essere sempre "i primi" a far qualcosa, ha fatto ragionare poco chi ha preso quella misura. Bisognava invece tenere aperti i voli e tracciare con attenzione tutti i passeggeri dopo la misurazione della temperatura, conservando in archivio nomi e cognomi. Bloccando i voli queste preziose informazioni sono andate perse e la gente è comunque arrivata in Italia dalla Cina, semplicemente per via indiretta anche perché il principale hub aeroportuale da e per Pechino o Shanghai è Francoforte.

Ma Conte voleva essere "il primo", con quei toni sempre un po' sparati che hanno gli insicuri. Ed ha fatto il primo enorme errore. Poi si è aggregato il ministro Roberto Speranza che ha pensato anche lui di tagliarsi una porzione di comunicazione e ha fatto girare il 7 febbraio una serie di ridicoli spot con protagonista l'attore comico Michele Mirabella. Qui all'ansia da comunicazione si è aggiunto il pistolotto ideologico "antirazzista" che è emerso in tutta la sua evidenza dritto dal meraviglioso mondo di Elly Schlein. Lo spot sul coronavirus lo hanno fatto girare in un ristorante cinese dicendo testualmente che "non è affatto facile il contagio". Con questa frase fatta pronunciare all'attore comico il ministro Speranza ha fatto capire benissimo di non avere idea di cosa fosse il coronavirus, che ha come caratteristica quello di essere estremamente contagioso. Avere per ministro della Salute uno che non ha idea neanche delle questioni più basilari è il motivo per cui l'Organizzazione mondiale della Sanità ha preteso una sorta di commissariamento del ministero con la nomina di Walter Ricciardi a consulente, proveniente proprio dal board Oms che da ora ha in mano le operazioni in Italia perché di questo governo la comunità internazionale non si fida. Fermano treni e aerei italiani, tra poco saremo serrati dentro i nostri confini.

Ho chiesto il "rigore cinese" ed è l'unica via ora. Per un po' dovremo rinunciare a socializzare, si sta il più possibile a casa e si attende che passi la nottata. Bisognerà estendere questi provvedimenti a tutta Italia perché non è credibile che ci siano cento casi tra Codogno e Vo' Euganeo, mentre a Roma siano tre e a Napoli nessuno. Se giovedì sera i casi sembravano tre in tutto e tre giorni dopo sono centinaia in sette regioni, con ogni probabilità entro domenica saranno migliaia in tutte le regioni. Poiché non stiamo applicando il rigore cinese ma siamo ancora a fare comunicazione senza neanche cinturare con l'esercito i paesi da mettere in quarantena forzata (una famiglia da Codogno si è attraversata tutta Italia indisturbata, questo a Wuhan non poteva accadere), i numeri si moltiplicheranno esponenzialmente.

Poiché l'incidenza della mortalità di questo coronavirus è bassa, il problema è di non avere troppi malati tutti insieme perché il vero problema è uno solo: se i sintomi diventano gravi si curano solo in terapia intensiva e i posti che in tutta Italia ci sono in terapia intensiva sono poco più di quattromila. Con il rigore cinese si potrebbero costruire due ospedali in un mese tutti dedicati al coronavirus. con i metodi italiani in un mese non si decide neanche dove costuirli e a chi affidare i lavori. 

Poiché sono uomo di numeri, prendiamo i numeri. Mentre scrivo ci sono 229 casi censiti in Italia di contagiati e 23 di questi in terapia intensiva, il dieci per cento del totale. Con quarantamila contagiati noi esauriremmo i posti nei reparti di terapia intensiva. In Cina sono già oltre quota ottantamila contagiati. Per questo ora occorre il massimo del rigore, perché alla soglia dei quarantamila malati contemporaneamente è facilissimo arrivare con i tassi di trasmissione del virus che stiamo vivendo in questi giorni. All'opposto di quanto diceva lo spot voluto da Roberto Speranza, questo coronavirus si trasmette molto facilmente e per fermare il contagio si può solo bloccare la socializzazione tra le persone. Bisogna, insomma, stare a casa. Prima daremo quest'ordine, prima debelleremo questa odiosa malattia d'importazione.

Non serve andare nel panico, non serve correre al supermercato a fare la spesa da bunker atomico, non serve credere ai complottismi. Occorre serenamente restare a casa, in famiglia, forse per due settimane o forse per un mese, per far passare la nottata. Poi, come nostra abitudine, ripareremo i danni. Ce ne saranno, anche di gravi: la borsa ha perso il 6% in una seduta sola, aver piazzato la crescita italiana al ventisettesimo posto tra i ventisette paesi dell'Unione europea farà sì che da noi il coronavirus sarà sinonimo di recessione. E visto che l'intervista era sulle elezioni suppletive, fatemi aggiungere che voglio capire come sia possibile che domenica i romani votino l'attuale ministro dell'Economia, facente parte di questo governo a trazione Rocco Casalino, come deputato del proprio collegio più rappresentativo. Se ci fosse un minimo di razionalità, davvero l'alternativa proposta dal Popolo della Famiglia domenica 1 marzo dovrebbe risultare vincente, visti i concorrenti.

Bisogna avere pazienza ora. Speravo anche io a gennaio che potesse essere qualcosa di più agevolmente gestibile, ma ora i fatti ci dicono che non ci sono vie d'uscita a un comportamento rigoroso. Un ultimo appello va fatto alle autorità: diteci la verità, non fate giochini con i numeri, rivelate ciò che accade perché l'italiano è persona di buonsenso e si acconcia alla bisogna. Solo una cosa non sopporta: essere preso in giro. Il tempo degli attori comici al governo, con questa tragedia nazionale in corso, è definitivamente scaduto.