Mario Adinolfi: Diario di una campagna a febbraio - 26° giorno

26/02/2020 - Mario Adinolfi (56 visite)

Siamo quasi arrivati in fondo, domenica si vota per queste benedette elezioni suppletive per la Camera a Roma, pare che il ministro Roberto Gualtieri non si presenterà al confronto televisivo in Rai con noialtri sei candidati, adducendo scuse istituzionali legate alla crisi da coronavirus. Poco male, mostrerà che il coraggio chi non ce l'ha non se lo può dare e amen.

Io ho raccontato passo dopo passo in un diario questa campagna elettorale nel collegio parlamentare in assoluto più bello al mondo, dove sono nato e cresciuto, dove ho vissuto per quasi mezzo secolo. Lo conosco angolo per angolo, strada per strada e quando il Messaggero ha titolato che io stavo "alla rincorsa dei voti degli ultracattolici", ho risposto che io non stavo rincorrendo nessuno. Io sto incontrando amici e avversari di una vita intera, ma soprattutto sto ripercorrendo i miei luoghi e poiché sono venuti in tanti da tutta Italia a darmi una mano vorrei restituire loro un po' della bellezza che ho sempre rubato con gli occhi. Tornerà utile in questi tempi plumbei, cupi, ignoranti, disillusi e disamorati. La cappa da coronavirus sembra una sorta di ciliegina perfetta per una torta marcia, che finiamo per trangugiare tutti con disgusto capendo però forse così meglio la forza e persino l'utilità del digiuno quaresimale a cui siamo chiamati in questi giorni.

Per chi crede questi sono giorni da trascorrere in chiesa e allora, visto che in un'altra pagina di diario ho offerto un "percorso caravaggesco" alla scoperta delle venti opere di Michelangelo Merisi disponibili alla visione gratuita con una passeggiata di un paio di chilometri all'interno del mio collegio elettorale, ora voglio regalarvi la guida 3D. Eh sì la pittura è bidimensionale e ormai anche l'arte figurativa si è stancata di questo limite, è tutto un fiorire di "performances" e "installazioni". Il collegio 1 di Roma per la Camera dei Deputati, nel suoi 22 rioni e nei quartieri immediatamente limitrofi dove domenica si vota, ha "installazioni" che reggono da millenni: il Colosseo? Il Pantheon? Il Mausoleo d'Adriano? La Colonna Antonina? Troppo banale, persino troppo noto. Voglio regalarvi qualche chicca sconosciuta ai più con tre firme che nel mondo significano perfezione: Michelangelo, Bernini, Borromini.

Facendo campagna per le strade ho scoperto che tutti i miei concorrenti e la quasi totalità dei miei concittadini elettori non avevano idea di chi fosse la beata Ludovica Albertoni. Io vi prego, i venerdì di quaresima passate dalla piccola chiesa trasteverina di San Francesco a Ripa e andate nella cappella a lei dedicata. Era una terziaria francescana nata più di cinque secoli fa che, una volta rimasta vedova ad appena trentadue anni, dedicò il resto della vita ai poveri agendo proprio nella realtà trasteverina attorno a San Francesco a Ripa. Nel 1671 venne proclamata beata da papa Clemente X e nel 1674 i suoi resti vennero tumulati in una cappella della sua chiesa sormontati da una delle più incredibili statue della storia della scultura mondiale, cioè L'Estasi della beata Ludovica Albertoni realizzata da Gian Lorenzo Bernini. L'impressionante modernità dell'opera, il confine sottilissimo disegnato tra sofferenza agonica e estasi anche sensuale, piega il marmo come mai nessuno è più stato in grado di fare. Anche la similare e più nota Estasi di Santa Teresa d'Avila, sempre di Bernini e sempre conservata in una chiesa del territorio del collegio (Santa Maria della Vittoria), non ha lo stesso devastante impatto sull'osservatore. La statua di Ludovica Albertoni è stata sotto restauro per più di un anno ed è tornata visibile da pochi giorni. Approfittatene durante questa quaresima.

Che sarà l'occasione anche per andare a vedere (e per molti sarà la prima volta) la tomba di Giulio II a San Pietro in Vincoli, la più importante chiesa del primo rione di Roma che il rione Monti, chiamato così perché unisce nel suo territorio tre dei sette colli su cui è sorta la Caput Mundi. L'interesse del monumento funebre a Giulio II, la più ambiziosa e tormentata opera scultorea di Michelangelo, sta principalmente nel fatto che Giulio II non vi è sepolto, sta con gli altri papi a San Pietro. Ma a San Pietro in Vincoli quell'opera ha fatto gridare il suo stesso autore. Il cuore del monumento funebre è infatti il gigantesco Mosè a chi Michelangelo stesso tirò il martello urlando: "Perché non parli?". Non pago del suo capolavoro, venticinque anni dopo la conclusione del Mosè, insoddisfatto dell'esito, intervenne sulla statua per "girargli" la testa: così ora il più grande personaggio biblico dell'Antico Testamento non guarda davanti a sé. ma di lato e Michelangelo è l'unico scultore che è stato capace di "torcere il collo" a una statua di marmo. Ah, potenza della volontà e del genio.

Il nostro viaggio in 3D per le strade del collegio Roma 1 potrebbe fermarsi a piazza Navona, alla guerra raccontata tra il Bernini della fontana dei Quattro Fiumi e il Borromini dell'ondulata facciata di Sant'Agnese in Agone: che scontro tra titani e che bello vedere cosa la loro rivalità ha lasciato a Roma. Ma io vi prego di camminare quattrocento metri oltre piazza Navona e di arrivare ad una delle 59 parrocchie del collegio elettorale che è Santa Maria in Vallicella, nota come la Chiesa Nuova, con l facciata dell'Oratorio dei Filippini che è altra griffe borrominiana (i filippini non sono gli abitanti delle isole asiatiche, ma l'ordine di San Filippo Neri, il prete romano per eccellenza, le cui spoglie mortali sono proprio conservate in Santa Maria in Vallicella). Sono legato a Borromini e a questa parrocchia perché proprio da lì sei anni fa partì il viaggio di Voglio la mamma, il mio piccolo libro che presentare per la prima volta con padre Maurizio Botta nella Sala Borromini, disegnata quattro secoli fa dal grande architetto e ancora oggi perfettamente ovale, quasi come l'interno di quel capolavoro che è il San Carlino alle Quattro Fontane, forse la chiesa borrominiana per eccellenza.

Tante altre "opere in 3D" mi vengono in mente nel territorio della mia vita, battuto strada per strada: dalle statue equestri del Marco Aurelio al Campidoglio e di Giuseppe Garibaldi al Gianicolo, di Cavour e Mazzini, di Belli e Trilussa, di Augusto e Giulio Cesare. Mi sono ritrovato però a chiedermi per chi voterebbero domenica le "statue parlanti", quelle che a Roma sono le statue del popolo, la più nota è Pasquino ma ce ne sono altre cinque che vi invito a scoprire nelle viuzze sempre del mio collegio elettorale (Madama Lucrezia di piazza San Marco, il Facchino di via Lata, l'abate Luigi di piazza Vidoni, il Babuino e il Marforio). Appese a quelle statue il popolo di Roma lasciava rime di commento all'attività dei potenti, spesso molto spassose, sempre graffianti. Chissà come commenterebbero la fine di questa campagna elettorale con un ministro che scappa e che vincerà il collegio nonostante il casino che sta combinando il suo governo.

Da tempo ormai anche le statue parlanti di Roma stanno mute. Sembra come se non avessero più niente da dire, è come se anche due parole fossero sprecate. E allora i tempi diventano cupi, di virus e quaresima, con la speranza che si fa sempre più tenue di una vera resurrezione. Ma ci sarà. Magari cominciamo a rinascere già domenica. E intanto buona gita in 3D a chi si è incuriosito: la bellezza è l'antidoto di ogni veleno.