Mario Adinolfi: Diario di una campagna a febbraio - 9° giorno

10/02/2020 - Mario Adinolfi
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Vado a dormire avendo scoperto che il 1 marzo sera oltre ad attendere i risultati delle elezioni, ci sarà anche Juve-Inter. Sarà una domenica di grandi emozioni insomma. Lo è stata anche questa, sono andato a salutare gli amici di Testaccio, del quartiere dove sono cresciuto, dove ho vissuto per decenni ed è bello per la prima volta in vita mia correre per il ruolo di deputato in rappresentanza proprio del mio territorio, della mia gente. Ho abitato in tre case diverse in un fazzoletto di strade tutte attorno alla chiesa di Santa Maria Liberatrice, splendido edificio sacro voluto da San Pio X ai tempi del sindaco massone Ernesto Nathan, primissimi anni del Novecento.

A San Maria Liberatrice ho fatto il chierichetto per anni e anni, a San Maria Liberatrice ho servito messa a San Giovanni Paolo II quarant’anni fa, all’oratorio salesiano di Santa Maria Liberatrice ho trascorso il tempo più utile della mia infanzia e adolescenza. Mi sono formato una coscienza religiosa popolare, quasi popolana, nelle processioni di maggio portando la statua di Maria sulle spalle e ascoltando tutto il quartiere (a netta maggioranza comunista) gridando nelle strade “viva Maria”.

A trenta metri dalla parrocchia c’era la sezione del partito e lì ho iniziato il 4 marzo 1985, c’era la campagna elettorale per “cacciare i comunisti dal Campidoglio”. Ci riuscimmo. Oggi, 35 anni dopo, un esponente della Federazione giovanile comunista romana guidata nel 1985 da Nicola Zingaretti è oggi candidato contro di me per le suppletive del 1 marzo per la Camera dei Deputati. È il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, professore di storia mandato a presidiare il più importante ministero del governo proprio in virtù del rapporto diretto con l’attuale segretario del Pd che ha radici antiche. Che io conosco, che ricordo bene, che non dimentico.

Con la stessa verve della campagna elettorale del 1985 (non avevo neanche quattordici anni) affronto questa nuova sfida come sempre per battere un gigante. Che però ha i piedi d’argilla.