Mario Adinolfi: La via stretta

03/08/2018 - Mario Adinolfi (65 visite)

Va bene, facciamo il pieno di amici anche oggi. Papa Francesco non “diventa Pannella” se rende assoluto il no alla pena di morte. Uno Stato che prende un essere umano e a freddo lo uccide, qualsiasi sia il reato perpetrato, in tutta evidenza si prende un potere che è solo di Dio e viola l’intrinseca dignità della persona oltre al suo diritto alla vita. Un pro-life se è contro la cultura della morte, se è contro aborto e eutanasia come Papa Francesco ha proclamato più volte, è anche contro la pena di morte e questo non tocca né il diritto alla legittima difesa né il diritto alla guerra giusta se i nazisti o i talebani volessero, ad esempio, invadere Roma. Uccidere una persona a sangue freddo quando è in tuo totale potere e controllo, è altra cosa dall’uccidere Hitler mentre è il fuhrer del Terzo Reich o Bin Laden che manda gli aerei sulle Torri Gemelle. Uccidere Mussolini sconfitto e imprigionato per farlo finire a piazzale Loreto è invece un atto contro la dignità umana, in tutta evidenza.

Già che ci siamo, altre considerazioni controvento: è una follia proporre l’abolizione della legge Mancino o affermare che poiché il lanciatore di uova contro Daisy è il figlio di un consigliere del Pd, allora è dimostrato che l’assalto non fosse razzista e si esulta. Cosa si sta cercando di affermare, una sorta di egemonia di partito sul razzismo? Chi ha fatto del male in modo vigliacco a Daisy è un imbecille punibile in punta di diritto, non è un razzista, non lo è neanche se il figlio di un consigliere Pd fosse in cuor suo un leghista, magari proprio in tipica opposizione al padre. Non credo esista un’emergenza razzismo in questo Paese, detto questo non riesco a capire come si possa proporre l’abolizione di una legge che agisce contro razzisti e antisemiti, peraltro con applicazioni limitatissime (Scalfarotto la voleva usare contro di noi per la sua legge sull’omofobia ma ha ovviamente fatto naufragio).

Siamo stati l’Italia delle leggi razziali e delle deportazioni di intere famiglie di ebrei dal Ghetto di Roma verso Auschwitz, non può un ministro della Famiglia dimenticarselo. Razzismo e antisemitismo sono come quei virus che la storia ha inoculato in un popolo. Credo che in questa fase siano silenti, ma la malattia può sempre esplodere ed è un bene che ci sia una legge per reprimerla. Essere o anche solo apparire come protettori politici dei razzisti, caro Fontana, è un errore grave. A che serve fare quel tipo di proposta? A diventarne davvero punto di riferimento politico, a drenare consensi persino da Forza Nuova e CasaPound? Siete diventati così bulimici che non vi bastano le transumanze di “dirigenti” di Forza Italia, di Fratelli d’Italia, persino del PdF?

Come Popolo della Famiglia siamo dei pro-life, dunque contro l’aborto e l’eutanasia e anche contro la pena di morte. Difendiamo la famiglia naturale, dunque anche la famiglia naturale di persone di colore legittimamente residenti del nostro Paese e ovviamente della comunità ebraica così gravemente offesa nel passato. Difendiamo secondo l’articolo 3 della Costituzione il diritto delle persone a non essere discriminate nella loro diversità, siano esse con un colore della pelle diverso o di religione diversa o di idee politiche diverse o disabili o omosessuali o obese, perché siamo schierati a difesa dei diritti dei più deboli: per questo difendiamo i non ancora nati dall’aborto, i sofferenti e gli anziani dall’eutanasia e per questo in ossequio all’articolo 29 della Costituzione difendiamo il diritto della Famiglia a essere definita per quel che costituzionalmente è, cioè “società naturale fondata sul matrimonio” e non altro, altro è secondo l’articolo 2 della Costituzione e persino secondo la legge Cirinnà “formazione sociale particolare”. Per questo siamo contrari al “matrimonio omosessuale”, all’utero in affitto, alla proclamazione del diritto alla omogenitorialità perché stiamo con i più deboli e cioè con i bambini che hanno diritto alla propria famiglia costituzionalmente intesa, cioè a una mamma e a un papà. Invochiamo che queste nostre idee politiche siano costituzionalmente garantite e sono state e sono esse stesse fonte di discriminazione.

Noi contestiamo e chiamiamo imbecille chi ha tirato le uova a Daisy perché hanno tirato tante uova addosso a noi in mille contestazioni al nostro stesso diritto a esistere e a parlare. Non faremo mai come certe associazioni Lgbt che poiché sono state discriminate in passato, ora diventano discriminatorie contro l’avversario politico e magari ne mandano a processo le idee come sta accadendo a Silvana De Mari, che alcuni mi rimproverano di difendere, ma io difenderò finché avrò fiato in gola. Difendo lei, ma non difenderei un razzista che affermi che si possano qualificare le persone secondo la razza e non difenderei un antisemita che contesta l’esistenza dello Stato di Israele e financo il suo diritto a difendersi da nemici arabi e musulmani che ne vogliono esplicitamente la distruzione. Chiara la differenza? So bene poi che Israele talvolta è andato oltre con l’uso della forza e so bene che quello palestinese è un popolo che sta soffrendo molto. Ma, come spiegavo ad alcuni amici alcuni giorni fa, vorrei che il Popolo della Famiglia si qualificasse scegliendo la strada del fascino della complessità rispetto a quella facile del comunicare e fare politica per slogan, con la logica deficiente di amico-nemico. Noi del PdF abbiamo scelto fin dal principio la via stretta, quella che ha come elemento proprio la necessità di costruire un ambito di ascolto per poter comunicare. Ma sono certo del fascino della complessità, della sua bellezza quando viene ben comunicata, da esercitare persino sui social. Mi rimproverano di scrivere articoli troppo lunghi. Si sappia, continuerò a farlo. Liberi voi di abbandonarli a metà, al limite, non di costringermi a comunicare per codice binario. Sempre a quegli amici, per concludere, citavo un apologo raccontato spesso da un mio amico scomparso da qualche anno. E con il link a questo video di due minutini (sono troppi?) vi lascio.