Mario, donnaiolo anti abortista

24/09/2020 - L. de Angelis
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AAA cerchiamo braccia e cuore, astenersi perditempo!

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Mario Romanelli, da Laurito (SA), classe 1952, è da sempre impegnato in difesa della vita umana concepita. Fin dai tempi dell’Università ha dedicato il suo tempo libero alla causa, esagerando, anche, tanto da non essersi più laureato anche per questo suo intenso impegno quotidiano. Inizia prima ad interessarsi di bambini handicappati, vecchietti soli, barboni della Stazione Centrale di Napoli. Prova un particolare orrore per l’aborto, che, ingenuamente, pensa sia praticato solo da donne di malaffare e si propone di fare qualcosa al riguardo. Il via per questa sua nuova avventura glielo dà, nel 1973, la visione nel Consultorio gestito dai Gesuiti di una locandina con immagini di bambini abortiti negli USA. Gli crolla il mondo addosso: la donna, l’ideale più bello e più grande dei suoi sogni di ragazzo, in quel Paese ha legalmente il potere di uccidere il proprio figlio! Solo la fede lo salva dalla disperazione.

Sono gli anni in cui i maggiorenti del Partito Radicale si danno un gran da fare per ottenere l’approvazione di una legge che permetta anche in Italia di poter abortire senza subire conseguenze penali. Vivendo da universitario a Napoli, comincia a frequentare la sede del Partito Radicale, dove sistematicamente si tengono convegni e riunioni per propagandare le loro iniziative, in particolar modo la proposta di legge per introdurre l’aborto, e dove il martedì sera le femministe radunano donne intenzionate ad abortire, per “istruirle” sul come farlo con il metodo di Karman. Mario vi si reca al solo scopo di poter avvicinare qualche donna e con calma, con tatto, con le sue valide argomentazioni riuscire a portarne dalla sua parte qualcuna. All’interno stesso dell’Università è impegnato e, nonostante la sua giovane età, proprio lì, ha l’occasione, il coraggio e la capacità di contestare le tesi che Emma Bonino cerca di propalare in una conferenza che tiene nell’Aula Magna della Facoltà di Ingegneria. Con il suo intervento non solo le tiene degnamente testa, ma riesce anche a convincere gran parte dell’uditorio, tanto che quel convegno viene interrotto e l’assemblea sciolta per la palese contrarietà di gran parte degli astanti verso quanto l’oratrice cerca di sostenere.

Sempre a Napoli si reca al mattino presto, alternativamente, presso gli studi di due medici (uno dei quali, gli sussurrano, soprannominato “Il cucchiaio d’oro del Sud”) per avvicinare le donne che vi si recano. Egli ha il fondato sospetto che in quegli studi non si eseguono solo visite ginecologiche. Naturalmente, con l’andare del tempo, la sua assidua presenza e sosta davanti agli ingressi dei due palazzi non può passare inosservata. Allora è minacciato, circuito, blandito pur di allontanarlo (si sa: gli affari sono affari, a quei tempi specialmente rendono, e come: allora la 194 non era stata ancora approvata!). Per tentare di scoprire qualche lato oscuro e compromettente della sua vita gli mettono alle calcagna anche un investigatore. Non riuscendo a farlo desistere da quella che considera una missione, non è molto difficile inventare un pretesto diffamatorio per denunciarlo. Naturalmente alla denuncia fa seguito il processo dal quale ne esce con l’assoluzione di formula piena. Mario stesso non sa dire, oggi, se quelle sue sistematiche presenze abbiano indotto al ripensamento qualcuna delle donne incontrate. Certo è che di seme ne ha gettato tanto e chi può sostenere che non ne siano derivati frutti?

Abbandonati definitivamente gli studi universitari, non ha tempo per studiare, la sua idea fissa, il suo principale scopo di vita è conquistare donne alla sua causa, che rinuncino all’aborto scegliendo la vita per i propri figli. Così Mario torna al suo paese trovando lavoro presso una Comunità Montana. Inutile sottolineare che il magro stipendio se ne va per i continui spostamenti e per aiutare le donne che per ragioni economiche sono intenzionate a ricorrere all’aborto.

Il suo assiduo impegno in favore della vita umana appena concepita gli fa capire che il suo operare ora ha bisogno di più sistematicità, di più credibilità e, perciò, di una più precisa documentazione scientifica da mostrare. Per avere più stretti contatti e continui rapporti con i dirigenti del Movimento per la Vita Italiano ed avere scambi di esperienze, fonda il Centro di Aiuto alla Vita nella sua Laurito (1976). Da allora non si perde mai un Convegno o una riunione a livello nazionale del Movimento per la Vita Italiano per meglio documentarsi e formarsi. Poiché dà tutto se stesso per la causa, la sua delusione è grande quando, nel 1981, al referendum per l’abrogazione della legge 194 prevalgono, e di gran lunga, i no.

Nel 1990 fonda un altro C.A.V., quello di Vallo della Lucania, così ogni giorno, ogni ora, ogni minuto liberi sono dedicati a prevenire l’aborto. E sempre per salvare bambini concepiti e minacciati di morte per aborto, si reca sia presso il Consultorio di Oliveto Citra (SA), distante 114 Km da casa sua, sia presso l’Ospedale di Sarno (SA), altri 172 Km, sempre e soltanto a sue spese. Solo sporadicamente un amico che condivide i suoi ideali lo aiuta con qualche modesto contributo.

Oggi Mario Romanelli è in pensione, quindi dispone dell’intera sua giornata. Oltre all’impegno nel suo paese di residenza e nei paesi limitrofi, per due volte alla settimana si mette in macchina, percorre 215 Km per presidiare, in una città che è opportuno non citare, l’ingresso di una clinica dove si praticano decine di aborti alla settimana. Mario parte alle cinque del mattino, arriva alle sette, giusto all’ora in cui giungono alla spicciolata le donne che debbono prenotare l’intervento o che lo debbono subire in giornata. Egli sta lì, a volte con qualche altra operatrice o operatore di supporto, le avvicina, spesso offre la colazione come pretesto per abbordarle, parla con loro, mostra opuscoli, foto e non di rado la sua fatica è coronata da successo. Quando “il traffico” termina, mai prima delle ore tredici, spesso oltre e senza aver pranzato, con il sole, con la pioggia, con il vento, con la neve si rimette in macchina e ripercorre i 215 Km per tornare a Laurito.

Naturalmente in quella clinica arrivano anche da altri paesi, da altre province, anche da altre regioni e non di rado gli approcci non riescono a dare i frutti che si vorrebbero; ma egli le prova tutte e non demorde mai. Nessuno sa come ed in che modo, ma a volte riesce a identificare la donna o la ragazza che ha inutilmente avvicinato e così tenta l’ultima carta: chiede aiuto passando tutte le sue informazioni e segnalando il caso al Centro di Aiuto alla Vita più vicino al luogo in cui la donna risiede. La patata bollente passa, allora, a quel C.A.V. che intervenire e continua l’azione cominciata da Mario. Mario ha fatto tutto quanto le sue possibilità gli hanno consentito: ora l’esito positivo del suo primario intervento dipende esclusivamente da quanto il C.A.V. interessato riuscirà a porre in atto.

Quanti bambini ha salvato Mario dalla morte per aborto? E chi può dirlo? Nessuno può saperlo. Alcuni casi di palese rinuncia Mario, naturalmente, li conosce. Ciò che ignora è quanto buon frutto è nato da tutto quel seme che ha sparso. Egli non cerca neppure di saperlo. Sa solo che è tranquillo in coscienza, perché ha fatto tutto il possibile, sia in tempo che in denaro.

Fonte: La Croce Quotidiano -  ottobre 2015