È mio figlio, e nascerà

Pubblicato il 05/07/2020 Autore/Fonte: L. De Angelis Visite: 547
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Una telefonata alle 3 di notte, singhiozzi inconsolabili dall’altro capo del telefono: una ragazza ha fatto un incubo, ma incinta lo è davvero eppure dice di non poter tenere il bimbo. Arrivano poi il giorno e la luce.

Una telefonata alle 3 di notte, singhiozzi inconsolabili dall’altro capo del telefono: una ragazza ha fatto un incubo, ma incinta lo è davvero eppure dice di non poter tenere il bimbo. Arrivano poi il giorno e la luce a quando svolge il suo volontariato non le è mai capitato, eppure di anni ne sono passati non pochi, di dover rispondere a quell’ora della notte, le tre, ad una chiamata arrivata all’8008-13000, il telefono verde di S.O.S. Vita (siamo nel NordEst), il telefono salva-vite del Movimento per la vita Italiano, in funzione 24 ore al giorno e per 365 giorni all’anno, Natale, Pasqua e Ferragosto compresi.

In considerazione dell’inusuale ora, come non pensare ad un errore! Lì per lì Maria, l’Operatrice che in quei giorni è di servizio, è tentata di non rispondere, ma, poi, il senso del dovere, lo scrupolo le fanno schiacciare il tastino verde e subito sente continui singhiozzi: qualcuno all’altro capo del telefono piange, tanto da non riuscire neppure a parlare. Con i suoi modi gentili ed abituata a sentire le storie più varie e toccanti, dopo alcuni minuti riesce a trasmettere una certa calma e così la voce femminile comincia col dire di aver fatto un sogno, un terribile sogno che l’ha sconvolta, tanto da farla svegliare di soprassalto e riportarla ad un periodo che credeva di aver dimenticato. Maria, l’Operatrice di S.O.S. Vita, già ostetrica e fondatrice del Centro di Aiuto alla Vita di Mestre, si chiede perché una persona che fa un sogno da incubo chiama alle tre di notte S.O.S. Vita.

Quale nesso può legare le due cose? Con la discrezione propria di ogni Operatrice di quel telefono, alle prime domande di Maria la donna (che chiamiamo per convenzione Giulia) comincia a rilassarsi e comincia con il dire di essere nubile e incinta. Sostiene di non poter portare a compimento la gravidanza per una serie di motivazioni, non ultimo quello economico. Poi, ricomincia a singhiozzare e torna ad essere tormentata dal terribile sogno fatto.

Maria le chiede, allora, di raccontarglielo, se vuole, proprio per poterla aiutare. Giulia, a fatica ed interrompendo spesso il racconto, le dice di aver sognato che mentre passeggiava lungo un fiume ha visto qualcosa galleggiare. Incuriosita si è avvicinata all’argine ed ha visto, trasportati dalla corrente, due bambini piccoli, molto piccoli. Istintivamente si è avvicinata ancora di più, entrando proprio nell’acqua per poterli raggiungere, afferrarli e salvarli. Ma i due, stranamente, non tendono le mani per agevolarla nell’afferrarli, anzi, uno dei due la guarda e le dice: «Non puoi salvarci, mamma, siamo morti qualche anno fa, e tu lo sai». Giù altri pianti e altri singhiozzi. Maria collega il racconto del sogno a quanto poco prima affermato dalla donna. Maria vuole essere certa di aver capito tutto e bene e, dopo qualche altra garbata sollecitazione, Giulia, piangendo, confessa: «Sì, ho abortito due volte. Quei due bambini sicuramente erano i miei figli, quei figli che non ho voluto». Maria sfodera tutte le sue capacità acquisite per il suo curriculum nel Movimento e con dolcezza e tatto riesce a calmarla. Quando è certa che lo stato ansioso è ormai svanito, le dice di stare serena e la convince a richiamarla all’indomani, assicurandola che ne avrebbero riparlato per trovare, insieme, la migliore delle soluzioni.

Al mattino successivo, come promesso, il telefono di S.O.S. Vita squilla di nuovo. È la voce di Giulia, che Maria, ora, riconoscerebbe tra mille. Dall’alto della sua esperienza per la professione svolta in ospedale, le parla a lungo, la rassicura illustrandole la fitta rete del Movimento, del Centri di Aiuto alla Vita e delle tante Case di Accoglienza che sono pronte ad aiutarla in tutto e per tutto fino ad accoglierla, eventualmente, ed ospitarla. Infine le chiede la disponibilità a contattare il Centro di Aiuto alla Vita a lei più vicino a cui affidarsi. Giulia accetta e annota il numero di telefono del Cav. Maria ha, ora, la chiara percezione che dall’altra parte del telefono l’agitazione ed il terrore stiano veramente lasciando il posto ad una serenità che ormai si sta facendo sempre più strada. Ultimo compito di Maria è passare il caso al Centro competente per territorio, avvertire che la donna chiamerà, riferendo dettagliatamente il contenuto delle due telefonate. Come promesso, Giulia fa la telefonata.

Dopo pochi minuti di conversazione l’Operatrice del Centro di Aiuto alla Vita le chiede la disponibilità ad un incontro per continuare a parlarne a cuore aperto, guardandosi negli occhi, continuando dal punto in cui era stato lasciato da Maria. Il colloquio a tu per tu avviene quasi subito. L’operatrice le parla della bellezza della vita che sta crescendo in lei; di come si sia già sviluppata; le fa vedere foto che mostrano l’evolversi e la crescita di un bambino nel seno materno; che il suo bambino ha già un cuore che batte. Ma, non può non mostrarle anche cosa sia e come avviene di fatto un aborto. Giulia da un lato mostra di essere rimasta inorridita da quanto veduto nel filmato, dall’altro ha ancora qualche titubanza perché teme che il bambino che nascerà avrà il volto del suo primo bambino, quello del sogno, quello che dall’acqua l’aveva chiamata “mamma”. L’Operatrice la rassicura: il suo bambino sarà in grado di chiederle e donarle anche l’amore che gli altri due non hanno avuto e non le hanno dato. Da oggi in poi, le dice, non sarà sola, tutto il Centro le sarà vicino, non solo durante l’intero periodo della gravidanza, ma anche oltre e le promette ogni tipo di aiuto. Giulia china il capo, resta in silenzio per qualche minuto poi solleva la testa, guarda negli occhi l’Operatrice, le sorride e con voce ferma e convinta dice: «Hai ragione, quello che è in me non è un grumo di cellule, è una persona, è mio figlio e mio figlio nascerà».

Fonte: La Croce Quotidiano