Noi giovani, e l’amore, e il sesso, e la Chiesa

G. Martone - Pubblicato il 30/11/2020 - Visite: 90 Facebook Twitter
IncrFont Stampa
Nel 2011, durante la Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid, Papa Benedetto XVI si rivolse con queste splendide parole ai giovani:”Cari giovani, non dimenticate che, per essere autentico, anche l’amore richiede un periodo di maturazione: a partire dall’attrazione iniziale e dal sentirsi con l’altro, educatevi a volere bene all’altro, a volere il bene dell’altro. L’amore vive di gratuità, di sacrificio, di perdono e di rispetto dell’altro. Non riducetelo a fisicità, facendovi soggiogare dalla schiavitù della sessualità. Ricordate che bruciare le tappe finisce per bruciare anche l’amore, che invece ha bisogno di rispettare i tempi e la gradualità nelle espressioni”.

Desidero far riferimento ad una significativa lettera inviata dal carbonaro Nubius al fratello massone tripuntato Volpe il lontano 3 aprile 1824, in cui affermava:”Il cattolicesimo, meno ancora della monarchia, non teme la punta di uno pugnale ben affilato; ma queste due basi dell’ordine sociale possono cadere sotto il peso della corruzione. Non stanchiamoci dunque mai di corrompere. Tertulliano diceva con ragione che il sangue dei martiri è il seme dei cristiani. Ora, è deciso nei nostri consigli, che noi non vogliamo più cristiani; non facciamo dunque dei martiri, ma rendiamo popolare il vizio nelle moltitudini. Occorre che lo respirino con i cinque sensi, che lo bevano, che ne siano sature. Fate dei cuori viziosi e voi non avrete più cattolici [...]. Ma perché sia profonda, tenace e generale, la corruzione delle idee deve cominciare fin dalla fanciullezza, nell’educazione. Schiacciate il nemico, qualunque esso sia, dicevano le istruzioni, ma soprattutto, schiacciatelo quando è ancora nell’uovo. Alla gioventù infatti bisogna mirare: bisogna sedurre i giovani, attirarli, senza che se accorgano. Andate alla gioventù e, se è possibile, fin dall’infanzia».

Altro documento di notevole rilevanza è stato oggetto di un articolo di Mons. W. McGrath per la rivista Scarboro Mission di Toronto, pubblicato nel marzo del 1956. Nel 1952, in una cittadina del Nuovo Messico (U.S.A.), la Massoneria organizzò un convegno di persone influenti degli Stati Uniti. Uno dei convenuti, cattolico, fu colpito da malore mortale, e tramite un amico fece chiamare segretamente un sacerdote. Sentendosi vicino al giudizio di Dio, dopo avere ricevuto i Sacramenti, confidò al sacerdote: “Se io avessi la speranza di sopravvivere, lei adesso non sentirebbe ciò che le voglio rivelare. Sì... ora io voglio che lei avverta il popolo degli Stati Uniti, appena può, di questo vasto piano che abbiamo progettato per il 1953: un piano di degradazione morale della gioventù d’America per scristianizzarla. Abbiamo già cominciato a realizzarlo e lo perfezioneremo con i seguenti mezzi: il cinema, le pubblicazioni porno a buon prezzo, i libri comici con storie di sesso e di violenza; ultimo mezzo, ma non il più piccolo, la televisione... non osiamo andare troppo lontano con la televisione, per il momento. Ma essa ci riserva un uditorio immenso, e sarà il mezzo migliore per accostare i bambini. Il nostro piano è di incoraggiare dapprima delle rappresentazioni amorali, se non subito immorali; così, graduando progressivamente la malvagità, tutta calcolata, si avrà il possesso di tutta la gioventù. Sarà tenuta occupata tutto il giorno, senza lasciare spazio per la religione. Così, i giovani al loro risveglio e al loro coricarsi a sera avranno la testa piena di cowboys, di omicidi, di terrore, e di cartoni animati inoffensivi. Tutto questo per allontanare dal loro animo immagini religiose. In questo modo, i bambini saranno disorientati per anni. Poi, quasi occasionalmente, si introdurranno costumi sfrontati e scene licenziose allo scopo di distruggere il senso del pudore””.

Al di là si questo progetto massonico-satanico che ha coinvolto soprattutto le nuove generazioni, le luci di speranza non mancano, come la bellissima testimonianza rilasciata sul nostro Quotidiano da una giovane ragazza di Portici, Alessandra Baldino, la quale ha affermato:” Oggi sembra un’ eresia, una cosa contro natura, inutile che nuoce alla salute. La politica, con i vari movimenti femministi e di liberazione della donna grazie all’ aborto, alla contraccezione, crede di aver portato la donna all’ emancipazione, liberandola, rendendola soggetto e non più oggetto. oggetto del marito o del maschio, liberandola dall’antico clincè di angelo del focolare, che tanto inorridiva le femministe e le abortiste. Il punto è questo: sono passati oltre quaranta anni dalla liberazione sessuale, dalla parità, ma la donna sembra sempre più schiava di se stessa, della sua immagine e della giovinezza, in costante competizione, per accaparrarsi il maschio, con ogni mezzo e il mezzo principale è il sesso. La donna che doveva essere liberata, è diventata ancora più schiava. Non si capirebbe il perchè di questa corsa alle diete, alla chirurgia estetica, a massacrarsi in palestra per piacere al maschio, vestendo in modo sempre più indecente. La fisicità, sembra essere la vera conquista femminile, conquista che crea un mondo di schiave, donne sempre più insoddisfatte e frustrate, destinate a fare le seduttrici per una vita intera. Questo è quello che ci ha consegnato il femminismo: donne emancipate, donne frustrate, donne schiave, donne mai come in questo periodo violate, insultate e denigrate, considerate oggetto dagli uomini che le usano e poi le gettano, appena raggiunto il loro godimento. La mia scelta ?non seguire questo andazzo, mi amo, mi amo molto, ho una grande sicurezza, non mi interessa la competizione sessuale con le altre donne, che usano la sessualità oramai per tutto, svilendo questo atto invece di grande valore, rendendolo un puro atto ricreativo, senza alcun valore, ed ecco perchè le donne perdono di valore. Se non ci si dà valore da se, nessun uomo ce lo darà. La castità vissuta, è uno stile di vita, non costrittivo, nessuno può costringere, ma una scelta libera, di amore e consapevolezza. Non crea scompensi e squilibri anzi, il sesso senza senso, dissennato, crea confusione e profonde ferite nel animo, si diventa deboli e vulnerabili. La castità conferisce una grande libertà, perchè libera dalla dipendenza, è un equilibrio. Non è anormale, l’ anormalità è nel suo esatto opposto. Spero che le giovani donne capiscano il valore di loro stesse e chiedano il rispetto che meritano dall’ uomo, in quanto l’ insicurezza, la paura di perderlo porta a darsi, ma poi lo si perde lo stesso, quindi che senso ha ?La vostra forza sta nel dire no. Dire si mi avrebbe aiutato, ma poi avrei perso parte di me, è ho scelto la via del no. C è più soddisfazione, nel negarsi, che nel darsi. E poi con questi uomini, fatevi desiderare donne, diventate padrone di voi stesse e non dominate, dai capricci degli uomini, che vogliono troppo spesso solo usarvi. Dite no, imparate ad amarvi”.

Indimenticabile è la risposta che Papa Benedetto XVI diede alcuni anni fa ad una giovane ragazza romana, che pubblico integralmente:” Santo Padre, sono Anna, ho 19 anni, studio Lettere e appartengo alla Parrocchia di Santa Maria del Carmelo. Uno dei problemi con i quali abbiamo maggiormente a che fare è quello affettivo. Spesso facciamo fatica ad amare. Fatica, sì: perché è facile confondere l’amore con l’egoismo, soprattutto oggi, dove gran parte dei media quasi ci impongono una visione della sessualità individualista, secolarizzata, dove tutto sembra lecito, e tutto è concesso in nome della libertà e della coscienza dei singoli. La famiglia fondata sul matrimonio sembra ormai poco più di un’invenzione della Chiesa, per non parlare, poi, dei rapporti prematrimoniali, il cui divieto appare, perfino a molti di noi credenti, cosa incomprensibile o fuori dal tempo... Ben sapendo che tanti di noi cercano di vivere responsabilmente la loro vita affettiva, vuole illustrarci cosa ha da dirci in proposito la Parola di Dio? Grazie.

Si tratta di una grande questione e rispondere in pochi minuti certamente non è possibile, ma cerco di dire qualcosa. La stessa Anna ha già dato delle risposte in quanto ha detto che l’amore oggi è spesso male interpretato, in quanto è presentato come un’esperienza egoistica, mentre in realtà è un abbandono di sé e così diventa un trovarsi. Lei ha anche detto che una cultura consumistica falsifica la nostra vita con un relativismo che sembra concederci tutto e in realtà ci svuota. Ma allora ascoltiamo la Parola di Dio a questo riguardo. Anna voleva giustamente sapere che cosa dice la Parola di Dio. Per me è una cosa molto bella costatare che già nelle prime pagine della Sacra Scrittura, subito dopo il racconto della Creazione dell’uomo, troviamo la definizione dell’amore e del matrimonio. L’autore sacro ci dice: “L’uomo abbandonerà padre e madre, seguirà la sua donna e ambedue saranno una carne sola, un’unica esistenza”. Siamo all’inizio e già ci è data una profezia di che cos’è il matrimonio; e questa definizione anche nel Nuovo Testamento rimane identica. Il matrimonio è questo seguire l’altro nell’amore e così divenire un’unica esistenza, una sola carne, e perciò inseparabili; una nuova esistenza che nasce da questa comunione d’amore, che unisce e così anche crea futuro.

 È vero che l’uomo è caduto ed è stato espulso dal Paradiso, o con altre parole, parole più moderne, è vero che tutte le culture sono inquinate dal peccato, dagli errori dell’uomo nella sua storia e così il disegno iniziale iscritto nella nostra natura risulta oscurato. Di fatto, nelle culture umane troviamo questo oscuramento del disegno originale di Dio. Nello stesso tempo, però, osservando le culture, tutta la storia culturale dell’umanità, costatiamo anche che l’uomo non ha mai potuto totalmente dimenticare questo disegno che esiste nella profondità del suo essere. Ha sempre saputo in un certo senso che le altre forme di rapporto tra l’uomo e la donna non corrispondevano realmente al disegno originale sul suo essere.

E così nelle culture, soprattutto nelle grandi culture, vediamo sempre di nuovo come esse si orientino verso questa realtà, la monogamia, l’essere uomo e donna una carne sola. È così, nella fedeltà, che può crescere una nuova generazione, può continuarsi una tradizione culturale, rinnovandosi e realizzando, nella continuità, un autentico progresso. Il Signore, che ha parlato di questo nella lingua dei profeti d’Israele, accennando alla concessione da parte di Mosè del divorzio, ha detto: Mosé ve lo ha concesso “per la durezza del vostro cuore”. Il cuore dopo il peccato è divenuto “duro”, ma questo non era il disegno del Creatore e i Profeti con chiarezza crescente hanno insistito su questo disegno originario. Per rinnovare l’uomo, il Signore – alludendo a queste voci profetiche che hanno sempre guidato Israele verso la chiarezza della monogamia – ha riconosciuto con Ezechiele che abbiamo bisogno, per vivere questa vocazione, di un cuore nuovo; invece del cuore di pietra – come dice Ezechiele – abbiamo bisogno di un cuore di carne, di un cuore veramente umano. E il Signore nel Battesimo, mediante la fede “impianta” in noi questo cuore nuovo. Non è un trapianto fisico, ma forse possiamo servirci proprio di questo paragone: dopo il trapianto, è necessario che l’organismo sia curato, che abbia le medicine necessarie per poter vivere con il nuovo cuore, così che diventi “cuore suo” e non “cuore di un altro”. Tanto più in questo “trapianto spirituale”, dove il Signore ci impianta un cuore nuovo, un cuore aperto al Creatore, alla vocazione di Dio, per poter vivere con questo cuore nuovo, sono necessarie cure adeguate, bisogna ricorrere alle medicine opportune, perché esso diventi veramente “cuore nostro”. Vivendo così nella comunione con Cristo, con la sua Chiesa, il nuovo cuore diventa realmente “cuore nostro” e si rende possibile il matrimonio. L’amore esclusivo tra un uomo e una donna, la vita a due disegnata dal Creatore diventa possibile, anche se il clima del nostro mondo la rende tanto difficile, fino a farla apparire impossibile. Il Signore ci dà un cuore nuovo e noi dobbiamo vivere con questo cuore nuovo, usando le opportune terapie perché sia realmente “nostro”. È così che viviamo quanto il Creatore ci ha donato e questo crea una vita veramente felice. Di fatto, possiamo vederlo anche in questo mondo, nonostante tanti altri modelli di vita: ci sono tante famiglie cristiane che vivono con fedeltà e con gioia la vita e l’amore indicati dal Creatore e così cresce una nuova umanità. E infine aggiungerei: sappiamo tutti che per arrivare ad un traguardo nello sport e nella professione ci vogliono disciplina e rinunce, ma poi tutto questo è coronato dal successo, dall’aver raggiunto una meta auspicabile. Così anche la vita stessa, cioè il divenire uomini secondo il disegno di Gesù, esige rinunce; esse però non sono una cosa negativa, al contrario aiutano a vivere da uomini con un cuore nuovo, a vivere una vita veramente umana e felice. Poiché esiste una cultura consumistica che vuole impedirci di vivere secondo il disegno del Creatore, noi dobbiamo avere il coraggio di creare isole, oasi, e poi grandi terreni di cultura cattolica, nei quali si vive il disegno del Creatore”.

Recentemente, sul sito cattolico Gloria Tv, il teologo don Leonardo Maria Pompei ha cosi analizzato il bellissimo periodo del fidanzamento cristiano:” È facile confondere il fidanzamento come un’anticamera assai prossima al Matrimonio, credendosi capaci di diritti sull’altro, o pensando di già appartenersi reciprocamente, anche fisicamente. Niente affatto: il percorso pre-matrimoniale esige una purissima castità, a salvaguardia del rispetto e dell’amore vero per l’altro. Il fidanzamento è un tempo in cui si deve operare un discernimento, da parte dei fidanzati, su due distinte ma complementari questioni: primo, se si abbia la vocazione al Matrimonio, cioè a vivere l’amore nella forma della donazione totale ed esclusiva a una creatura, alla cui felicità si dedica e offre la propria vita, e a collaborare con Dio nel grande compito della procreazione; secondo, se la persona che si sta frequentando o verso cui si nutre stima, interesse, simpatia, è davvero la persona con cui Dio vuole che ci si formi una famiglia. Il fidanzamento, in questo senso, è necessariamente e intrinsecamente caratterizzato dalla precarietà, dall’incertezza e da una certa libertà, di cui i fidanzati non solo possono ma debbono sentirsi in condizione di poter usufruire. L’appartenenza reciproca non solo non è piena, ma semplicemente ancora non c’è. È questo il motivo per cui i grandi maestri di spirito hanno sempre consigliato di evitare fidanzamenti precoci o eccessivamente lunghi. È necessario il raggiungimento di un’età matura in cui si sia già fatto un minimo di chiarezza circa lo stato di vita da scegliere. Inoltre, prima di impegnarsi seriamente in un fidanzamento vero e proprio, bisogna operare una prima sommaria valutazione della persona che si ha dinanzi, certo non sufficiente, ma comunque non del tutto mancante.

Alla luce di tale dottrina, i moralisti cattolici (tra cui si distingue per chiarezza e lucidità di pensiero sant’Alfonso M. de’ Liguori) hanno sempre insegnato che lo “spazio” per eventuali “effusioni” tra fidanzati è ristretto all’affettività, ma è precluso quando si invadono gli ambiti della sensualità o sessualità in senso stretto. Ciò semplicemente perché, fino al Matrimonio, i fidanzati non appartengono l’uno all’altro e non hanno quindi alcun diritto sul corpo dell’altro, che anzi devono rispettare e custodire con somma castità e purezza, anche perché potrebbe accadere che qualcun altro, e non il soggetto interessato, sia quello che dovrà unirsi in Matrimonio con colui con cui si sta insieme. Rebus sic stantibus, se possono ritenersi leciti alcuni gesti con cui i fidanzati esprimono castamente il loro affetto reciproco scambiandosi tenere e pulite effusioni, la soglia si alza inesorabile quando all’affetto subentra la passione o la libido, che nel periodo prematrimoniale deve essere contenuta, controllata e sacrificata in nome della custodia #quotidiano contro i falsi miti di progresso dell’amore autentico. Non solo, dunque, il vero e proprio rapporto more uxorio (fornicazione), ma anche i gesti a carattere sessuale atti a stimolare il piacere venereo (tutti, nessuno escluso – il lettore ovviamente capirà) costituiscono ciascuno e singolarmente un vero e proprio peccato mortale, anche quando non consegua direttamente il raggiungimento del piacere fisico. Che il bacio profondo fosse peccato mortale era non solo patrimonio comune delle nostre nonne e oggetto di insegnamento molto chiaro e severo da parte dei santi (celebre è il caso di san Pio da Pietrelcina che negò l’assoluzione a una sua figlia spirituale che, solo una settimana prima del matrimonio, cedette alla tentazione di dare un bacio al fidanzato!), ma costituisce una vera e propria pronuncia dogmatica da parte di papa Alessandro VII. Ai suoi tempi i teologi lassisti insegnavano che un bacio dato senza il pericolo di “ulteriori conseguenze” fosse peccato soltanto veniale (si badi: neppure i lassisti pensavano che non fosse peccato, ma che fosse peccato “soltanto veniale”). Il Papa, tuttavia, respinse tale dottrina condannando esplicitamente la seguente proposizione: «Probabile è l’opinione che dice che soltanto veniale è un bacio per piacere carnale e sensibile che viene da esso, fin quando non c’è pericolo di ulteriore consenso o di polluzione» (Denz. 2060).

La sentenza di trova nel Denzinger, che, come tutti i teologi sanno, raccoglie le proposizioni vincolanti in materia di Fede e di Morale. Nessuno dunque può osare opporvisi o contestarla. Si pensi, per comprendere la gravità dei rapporti prematrimoniali, alla vicenda eroica della grande santa pontina, la piccola Maria Goretti, che subì un’orrenda uccisione con 14 colpi di punteruolo per non cedere a una violenza carnale e che, sotto i colpi, aveva come unica preoccupazione quella di tenere abbassate le sue vesti, come ebbe a testimoniare lo stesso aggressore, Alessandro Serenelli. Si badi, a questo proposito, alla speculare vicen- da, alquanto sconvolgente, dell’amica di suor Lucia Dos Santos, di cui sappiamo il nome “Amelia”, della quale la Madonna, richiesta dalla veggente, disse nella prima apparizione di Fatima (13.05.1917) che sarebbe dovuta rimanere in Purgatorio fino al giudizio universale. Si trattava di una giovane ragazza che, a differenza di santa Maria Goretti, di fronte a un tentativo di violenza carnale, per paura di essere uccisa, non si ribellò al suo aggressore. Perché una espiazione così lunga? La risposta, per chi conosce un po’di catechismo, è molto semplice: mancando il deliberato consenso (anche se la ragazza aveva la piena avvertenza che l’impurità è una colpa grave), il suo non poteva essere un peccato mortale (passibile di inferno), e quindi da espiare in Purgatorio, come tutti gli altri peccati veniali. Un’espiazione così lunga e, presumibilmente, dolorosa è dunque motivata solo dall’estrema gravità della materia di questo peccato. Riflettano i molti che sottovalutano l’impurità, che pensano sia normale avere rapporti a dodici anni (cosa purtroppo non rara), o che sorridono dinanzi ai pochi giovani coraggiosi che hanno la forza di mantenere la castità. Su questa materia non si scherza: è sempre grave e intrinsecamente cattiva. Come dicevano i teologi classici, è sempre da ricordare che “in re venerea non datur parvitas materiæ: in tema di piaceri venerei non esiste materia lieve”.

Con grande coraggio, alcuni anni fa San Giuseppe Moscati, il medico santo di Benevento, affermò:”Oh, se i giovani, nella loro esuberanza, sapessero che le illusioni d’amore, per lo piu’ frutto di una viva esaltazione dei sensi, sono passeggere!E se un angelo avvertisse loro, che giurano cosi facilmente eterna fedeltà a illegittimi affetti, nel delirio di cui sono presi, che tutto quello che è impuro amore deve morire, perché è un male, soffrirebbero meno e sarebbero piu’ buoni. Ce ne accorgiamo in età piu’ inoltrata, quando ci avviciniamo per le umane vicende, per caso, al fuoco che ci aveva infiammati e non ci riscalda piu’”.

AAA cerchiamo braccia e cuore, astenersi perditempo!

Carissimo/a, cerchiamo collaborazioni in tutta Italia per fondare nuovi circoli del Popolo della Famiglia. Il Popolo della Famiglia è un soggetto politico aconfessionale e valoriale, di ispirazione cristiana aperto a tutti quelli che condividono il suo programma in difesa dei valori “non negoziabili”: il diritto alla vita; il diritto dei figli ad avere un padre e una madre; la dignità della persona, del lavoro e la sussidiarietà. Se condividi i nostri ideali e se vuoi aiutarci a difenderli, ti invitiamo a contattarci tramite questa pagina. Grazie.