Parlando con Giorgio Celsi, infermiere anti-abortista

Pubblicato il 20/09/2020 Autore/Fonte: G. Martone Visite: 123
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Cosa dire sul mio conto, ebbene io sono una di quelle persone che in base al falso pietismo di chi vorrebbe imporci l’ideologia vuota e menzognera del pensiero unico totalitario, sarebbe stato meglio per me che non fossi mai nato. Si, perché essendo stato da piccolo in orfanotrofio avendo perso mia mamma ad un anno e mio papà a 6, per alcuni avrei dovuto avere chissà quale vita infelice e quindi non degna di  essere vissuta. Ecco perché quando sento consigliare ad una mamma di abortire il proprio bambino per una gravidanza difficile, per problemi sociali o economici non posso che dissentire e portare la mia personale testimonianza. Perché il mio impegno a Difesa della Vita concepita?

Perché penso come diceva Madre Teresa di Calcutta che “l’aborto è il più grande di struttore della pace oggi nel mondo, il più grande distruttore dell’amore”; un tributo a Satana e perché, visto l’esperienza di mia sorella che dopo due aborti volontari ora è da anni ricoverata in un centro per malati di mente (e pensare che lavorava come ragioniera in Regione), sono sempre più dell’idea che non si possa pensare di aiutare una mamma uccidendogli il frutto dell’amore che porta in grembo ma superando insieme le difficoltà.

Infermiere Celsi, nel corso delle ultime settimane, ha sconvolto le coscienze di tutti la vicenda gravissima e orribile che ha coinvolto Planned Parenthood, la più grande catena di cliniche per aborto al mondo, accusata di vendere organi fetali. Qual è il suo pensiero in merito a ciò? Secondo lei, perché i mass media italiani hanno trascurato completamente questa orribile vicenda, mentre hanno dato ampio spazio invece all’uccisione del leone Cecil? Gli animali sono diventati più importanti delle persone, in particolare dei bambini?

L’atroce scandalo che ha coinvolto la Planned Parenthood a mio avviso è solo la punta di un iceberg , infatti la prassi di speculare sui corpicini dei bambini abortiti è ormai in modo più o meno nascosto consolidata in molte nazioni e ho sempre più il sospetto che ciò avvenga anche nella nostra “civilissima Italia”, non c’è da noi infatti un rigido controllo sull’effettivo “smaltimento” dei bambini abortiti che  dovrebbero per legge essere portati negli nceneritori come si fa con i Rifiuti Speciali (pensate un bambino considerato come rifiuto). Solo in Lombardia i bambini abortiti dal 2007 devono per legge essere tutti seppelliti nei cimiteri comunali dove è sito l’Ospedale abortista, ma questo atto di Pietas spesso viene eseguito nel nascondimento e in modo assolutamente non consono alla dignità di questi piccoli Martiri Innocenti, (Vedi a riguardo video che ho gi- rato al cimitero di Desio https://www.youtube.com/watch?v=lzK5LkGviDE) e a volte tumulando solo una parte di quei poveri resti. Per quanto riguarda i giornalisti che stanno omettendo la verità su questi gravi fatti posso solo dire che stanno facendo il gioco delle lobby abortiste che con le loro ideologie antinataliste e di morte stanno portando l’Italia al suicidio demografico, farmaceutiche che girano come avvoltoi per speculare sulla pelle dei nostri fratellini più piccoli e indifesi per riuscire sempre più a vendere i loro “Pesticidi Umani”: Norlevo, Ello-One e per ultimo la RU486 e il gioco delle lobby che lucrano con le varie Fecondazioni Artificiali pagate sempre dai contribuenti, per ultima l’Eterologa entrata addirittura nei LEA – Livelli Essenziali di Assistenza (ricordo che per un semplice ciclo di Fecondazione Eterologa un ovulo costa a noi contribuenti sui 600 euro e gli spermatozoi 250 euro). Ai giornalisti che avvallano questo stato di cose che ci sta portando ad una lenta ed inesorabile Eutanasia Sociale vorrei ricordare con le parole di Blaise Pascal che “Il più grande peccato è quello di omissione” e che alla luce della crisi che li sta investendo (tanti giornali sono già falliti o stanno per esserlo) i bambini abortiti non leggeranno mai i loro giornali ne vedranno mai i loro servizi in televisione. Per quanto riguarda l’ampio spazio dedicato all’uccisione del leone Cecil posso solo dire che la cultura che ci assedia è una cultura incoerente; ci si impietosisce per la morte degli animali e si accetta senza batter ciglio, che della Vita umana si faccia scempio. Chiarisco che amo gli animali, quello però che non accetto è l’uso che di essi si fa per distruggere la regale e divina dignità dell’uomo (purtroppo coloro che equiparano i diritti degli animali a quelli degli uomini, non innalzano la dignità degli animali, ma soltanto degradano quella degli uomini) e lo spingere a sostituire i bambini con gli animali; più spazio si fa nelle case agli animali, meno ce n’è per i bambini, in base ad un piano massonico teso alla distruzione della famiglia naturale e alla riduzione del- la popolazione mondiale, piano in cui rien- tra anche l’aborto, affinché pochi possano godere delle ricchezze di questo pianeta.

Infermiere Celsi, la Beata Madre Teresa di Calcutta affermò: «Sino a quando il crimine dell’aborto non sarà eliminato, non ci sarà pace nel mondo». Secondo lei, cosa si dovrebbe realizzare per diffondere una cultura pro life nel nostro Paese, che potrebbe consentire l’abrogazione dell’infame legge 194? In tal senso, secondo lei si stanno facendo iniziative concrete da parte delle varie associazioni pro life per l’abrogazione di questa infame normativa, che ha causato la morte di 6 milioni di innocenti in Italia dal 1978 ad oggi?

Prima di tutto c’è bisogno di una sincera conversione dei cuori che porti a un totale capovolgimento del modo di pensare, di sentire, di percepire. Solo così si potrà riscoprire il vero valore della Vita umana, perché chi è convertito non pensa che uccidere i bambini con l’aborto sia un diritto e avrà rispetto per la Vita umana dal concepimento al suo termine naturale. Dopodiché bisogna seguire le parole di Papa Giovanni Paolo II che diceva: “... Cristiani, uscite dalle sagrestie, impegnatevi nel sociale, dando una grande testimonianza affinché si fermi la piaga dell’aborto, la verità non va taciuta, ne detta a metà ne ammorbidita, una cultura della morte sta prendendo piede e tutto tace”. Purtroppo però da alcuni anni si è fatta strada in ambiente Pro-Life l’idea di valorizzare le parti “buone” della legge 194/78 rinunciando così di denunciare l’intrinseca ingiustizia ed inaccettabilità di questa legge e perdendo di vista il fatto che una legge incide sulla mentalità e sul costume. A questi Pseudo Pro-Life vorrei ricordare che quello che ci differenzia dai Pro-Choice è proprio il fatto di cercare di contrastare la legge 194 che permette l’omicidio dei bambini nel grembo materno visto che anche questi ultimi sono per l’aiuto alle mamme (anche se quasi sempre propongono loro la scelta di sopprimere il loro bambino). Vorrei inoltre ricordare che si può combattere l’aborto anche con l’adozione. Molte donne però ancora non sanno che oggi in Italia si può partorire in totale anonimato, senza alcun vincolo di età, nazionalità o clandestinità, in completa assistenza sanitaria e decidere di lasciare il bimbo, sicure che al massimo in 24 ore verrà reso adottabile e che uscirà dall’ospedale in braccio ai genitori adottivi.

In questi anni di autentico e coraggioso apostolato pro-life, qual è la storia o la vicenda che l’ha particolarmente toccata?

Tante sono le storie che potrei raccontare ma quelle che più mi hanno toccato in questi anni sono quelle che raccontano di bambini salvati dall’aborto, di mamme felici per avere il loro bambino in braccio e non sulla coscienza, di quella commozione indescrivibile che si prova nel rivederli e pensare che se Dio non ci avesse fatto trovare fuori da quell’ospedale o non ci avesse fatto distribuire quel volantino essi non sarebbero mai nati, non avremmo mai sentito le loro grida di gioia in questo mondo a cui ora stanno ridando un po’ di speranza.

Quelle tante storie che raccontano di come la provvidenza aiuti quelle coppie che nonostante le enormi difficoltà si aprono alla Vita, delle tante conversioni di donne che hanno abortito e ora sono in prima linea nella difesa della Vita per far sì che altre mamme non commettano il loro stesso errore e di quei medici e infermieri abortisti che vedendo la nostra costante e silenziosa testimonianza fuori dai loroospedali sono diventati obiettori. Queste storie che sono Inni alla Vita le ho tutte in serbo nel cuore e sono loro che mi danno la forza per andare avanti in questa “Buona Battaglia”.

Attualmente, come denunciò anche San Giovanni Paolo II nel 1995 nell’enciclica “Evangelium Vitae”, vi è un fortissimo attacco alla Famiglia e alla Vita, soprattutto con il preoccupante diffondersi dell’Ideologia Gender nelle scuole. Cosa pensa in merito a questa deriva totalitaria, che mina a distruggere non soltanto la famiglia, ma la stessa identità delle persone?

Io penso che l’ideologia gender e l’omo sessualizzazione di cultura e società che si cerca di portare avanti in Italia partendo innanzi tutto dalle scuole sta creando confusione dei sessi, distruzione identità uomo-donna, creazione di individui deboli e disorientati asserviti a lobby e gruppi di potere cosa che insieme all’aborto, all’eutanasia al togliere Dio dalle nostre vite (dai muri delle scuole, dalle stanze degli ospedali, nei luoghi della politica, per poi chiederci ingenuamente: “Ma Dio dov’è”), sta indebolendo la fibra morale e il tessuto Cristiano della nostra società, rendendola estremamente schizofrenica e vulnerabile e questo non possiamo assolutamente permetterlo. Ricordo che Papa Bergoglio ha definito il Gender come “Colonialismo Ideologico” e lo ha paragonato ad una bomba atomica.

Il prossimo 10 ottobre 2015, si terrà il terzo corteo nazionale del “Comitato NO 194” in difesa della vita in concomitanza a Milano per il Nord Italia e a Caserta per il Sud Italia. Cosa si sente di dire in merito a questa importante manifestazione, lei che è un aderente del Comitato e per tanti anni ha rivestito la carica di vice-presidente della stessa associazione?

Alla luce delle belle parole di Giovanni Paolo II: “Una legge immorale non è vincolante per l’uomo, al contrario, lo impegna a lottare contro di essa” questo corteo è un ottima occasione per dire sì alla Vita e no alla legge 194 che permette che essa venga soppressa nel caldo ventre delle loro madri. Io invito caldamente tutti a partecipare ricordando che NON È PECCATO SOLO LA PARTECIPAZIONE AL MALE, MA ANCHE LA NON PARTECIPAZIONE AL BENE !!Se ce la faremo o meno ad abrogare questa infame legge? Sinceramente non lo so, so però che ci aspetteranno battaglie molto dure, piene di ostacoli, so che a causa della difesa della Vita ci insulteranno, ci denigreranno e ci porteranno sempre più spesso davanti ai tribunali (e io già più volte ci sono stato),so che dopo tutto ciò potremo anche perdere, salvo poi riprovarci di nuovo con sempre maggior vigore, di tutto questo sono cosciente ma so anche che con l’aiuto di Dio tutto è possibile e che abbiamo l’obbligo morale davanti a Lui e alle generazioni future almeno di provarci. Questo intanto ci permetterà di portare avanti la Cultura della Vita, indispensabile per la costruzione di un mondo migliore e più umano, degno di essere vissuto dai nostri figli. Ricordo che non siamo responsabili di come abbiamo trovato questo mondo ma saremo responsabili di come lo lasceremo!

Fonte: La Croce Quotidiano - Settembre 2015