Pornodipendenza: ne parla un gesuita psicologo

30/09/2020 - C. Cirami
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Non sarebbe ora di intervenire? Leggendo il libro “Dipendenza sessuale on line. La nuova forma di un’antica schiavitù” (Editrice Ancora, 2015), già dopo poche pagine di lettura si fa strada questa domanda. Secondo il testo scritto dal padre gesuita Giovanni Cucci, docente presso la facoltà di Psicologia e Filosofia dell’Università Gregoriana di Roma, questo nuovo tipo di dipendenza, a cui la pornografia on line dà il via, ha conseguenze devastanti per l’animo umano. Di fronte a questa schiavitù non c’è distinzione: ne è vittima l’adolescente inesperto come l’adulto navigato. Consumare (sì, giusto usare un termine utilizzato per droga o alcol) pornografia on line è un pericolo per tutti. «Se si fosse trattato di un cibo – chiosa argutamente padre Cucci – esso da tempo sarebbe già stato ritirato dal commercio e i produttori sarebbero stati arrestati» (p. 58).

Invece accade che, cifre alla mano – perché il pregio di questo libro è quello di riportare dati e davanti a questi è difficile voltare la testa – il mercato della pornografia on line è sempre più fiorente. Quando si parla di materiale pornografico, si invoca un presunto diritto alla libertà d’espressione. Una sciocchezza, se pensiamo agli straliche le società civili mandano contro altri fattori di rischio, come il fumo e l’obesità, conducendo quasi campagne d’odio nei confronti di fumatori e obesi, come fossero pericolosi criminali a piede libero. Come mai poi – ci si chiede – le stesse società sorvolano in modo disinvolto su altre dipendenze che possono avere effetti sociali anche più gravi? Il silenzio sulla pornografia non è l’unico: turbano anche gli andamenti paradossali – un passo verso la cura, uno verso l’incoraggiamento – nei riguardi di gioco d’azzardo e legalizzazione delle droghe leggere. Leggendo il libro di padre Cucci, che si dedica solo alla dipendenza sessuale on line, si comprende il perché: «Emerge l’impasse delle odierne società democratiche, che da un lato incoraggiano ogni forma di comportamento e pensiero in nome della libertà d’espressione, dall’altro comminano punizioni sommarie (che alla fine si rivelano simili alle celebri “grida” manzoniane) non appena le conseguenze nefaste divengono di dominio pubblico. In ogni caso, ci si guarda bene dal mettere in discussione i “serbatoi culturali” da cui i perpetratori per lo più attingono, perché ciò andrebbe a scapito di inveterati interessi economici e di potere» (p. 65). Un personaggio dello scrittore Joseph Roth direbbe: «Io ho orecchio fine, ma faccio il sordo». Il libro si rivela una lettura significativa per capire quanto pornografia e chat erotiche possano rovinare la vita di chi ne fa uso. Ci concentriamo qui solo su due dei problemi posti dalla dipendenza sessuale on line, lasciando gli altri alla scoperta del lettore. Il primo motivo ha a che fare con l’esistenza stessa del pornodipendente, che viene turbata, perché egli vive uno stato di malessere continuo. Se è vero che la pornografia esisteva anche prima di internet, altrettanto vero risulta che, con il web, l’accesso facilitato e l’anonimato garantiscono alle persone la possibilità di trascorrere sempre più ore davanti ad un pc a guardare video ed immagini a sfondo sessuale e a scambiare materiale di tipo erotico. Il tempo impiegato in questa attività non è privo di conseguenze: senso di colpa, vergogna, aggressività, spersonalizzazione arrivano a creare un mix che rende la vita di un pornodipendente un inferno, più o meno invivibile, con serie ricadute sulla sua personalità, sulle relazioni e, spesso, anche sul lavoro. Il secondo motivo ha a che fare con la percezione che il pornodipendente ha della donna. Costanza Miriano ci ripete da tempo con un sorriso che uomini e donne sono diversi. Questo libro lo conferma, sia spiegandoci che sono principalmente i maschi a cadere nella spirale della dipendenza sessuale on line, sia rivelandoci un altro aspetto importante che a che fare con questa differenza tra maschile e femminile. Scrive padre Cucci: «Le immagini dei siti pornografici che mostrano donne bramose di sesso sono finzioni ingannevoli» (p. 15).

Studi alla mano, infatti, emerge che sono differenti sia le aspettative che i tempi e i modi con i quali uomo e donna ricercano e vivono l’atto sessuale. È vero che la teoria del gender – leggiamo nel testo – sta progressivamente inducendo le persone verso comportamenti più simili. È anche vero, però, che certe differenze permangono ancora perché non sono culturali ma appartengono all’ordine della natura. Presentare dunque donne che, in video e/o immagini, si comportano come uomini, che ne diventano addirittura il corrispettivo femminile, conduce a notevoli problemi nelle relazioni reali. L’uomo finisce, infatti, per chiedere alla donna di essere quella che non è e non può diventare. Con pericolose ripercussioni che possono sfociare anche nel crimine più grave: l’omicidio. Il libro è condotto con grande sapienza e rigore, superando facili obiezioni. Pur avendo il suo humus cattolico, non assume, per esempio, un tono confessionale, evitando di incentrare il discorso sulla pornografia come peccato per chi crede e mettendo in rilievo quanto essa sia un grave danno per tutti, credenti e non credenti. Perché – come è noto – la società di oggi, sempre più secolarizzata, si interessa poco ai problemi della vita spirituale, non prestando attenzione ad essi nemmeno quando si notano serie ricadute nella quotidianità. Inoltre, il libro non cade nella trappola di presentare una logica causa-effetto. Riconosce, infatti, che «le azioni e motivazioni umane, fortunatamente, sono complesse, mai deterministiche e unidirezionali» (p. 59), ma non può fare a meno di mostrare come alla base di tanti comportamenti e atti violenti ci sia la dipendenza da cybersex. Se infatti non possiamo dire che ogni consumatore di pornografia on line arriverà a compiere azioni delittuose, è pure vero che quando ci sono reati gravi commessi contro donne o bambini, nella maggior parte dei casi, dietro c’è stato un consumo intenso di pornografia online.

Il libro del padre gesuita dedica poi particolare attenzione al problema “dipendenza sessuale e minori”, tutto da approfondire per le varie implicanze che assume. Emerge subito la generale incapacità di tanti adulti nel valutare il corretto rapporto tra minori ed internet perché spesso proprio chi dovrebbe vigilare finisce per essere invischiato nelle stesse dinamiche di dipendenza sia da internet che, in molti casi, dal cybersex. Ma le sofferenze per i minori possono essere veramente intense se manca la vigilanza. L’educazione e la prevenzione, in casi di bambini e adolescenti, diventano allora fondamentali e l’adulto è chiamato ad essere «educatore, non complice o compagno del minore» (p. 87). Si può uscire da questo tipo di dipendenza sessuale? Padre Cucci è possibilista. Il percorso verso la guarigione richiede aiuto specifico, ma, come in tutte le dipendenze, anche per i pornodipendenti rinascere – perché di rinascita si tratta – è possibile per «arrivare a vivere la sessualità non come un impulso da scaricare, ma all’insegna della libertà e della donazione di sé» (p.75). Dove libertà qui non indica, come nella mentalità corrente, un pericoloso sinonimo di libertinaggio. Significa, invece, saper dire di no a impulsi deviati che arrivano a condizionare pesantemente la vita. Essere davvero liberi, dunque, non in “libertà condizionata” dai sensi.

Fonte: La Croce Quotidiano - Ottobre 2015