Pornografia: Il veleno che intossica tutte le vite che tocca

21/10/2020 - G. Martone
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Cento anni fa Chesterton diceva che la grande eresia del XX secolo sarebbe stata «semplicemente un attacco alla moralità, e specialmente alla morale sessuale». Predisse che né il papato, né il puritanesimo né il socialismo avrebbero potuto trattenere la deflagrazione del porno lungo le vie che stava per percorrere. E difatti è oggi un tarlo che rode un numero altissimo di vite.

Una delle piaghe maggiormente diffuse nella società attuale è certamente quella della pornografia, che ha sconvolto e sta sconvolgendo le coscienze di intere generazioni. Nell’analizzare questa delicata problematica, desidero innanzitutto far riferimento ad una significativa frase pubblicata nella rivista massonica “L’Humanisme” nel 1968: «La prima conquista da fare è la conquista della donna, che deve essere liberata dalle catene della Chiesa e della legge. Per abbattere il Cattolicesimo, bisogna cominciare col sopprimere la dignità della donna; la dobbiamo corrompere assieme alla Chiesa. Diffondiamo la pratica del nudo: prima le braccia, poi le gambe, poi tutto il resto. Alla fine la gente andrà in giro nuda o quasi, senza più battere ciglio. E, tolto il pudore, si spegnerà il senso del sacro, s’indebolirà la morale e morirà per asfissia la fede».

Questo diabolico piano satanico-massonico si è concretizzato soprattutto grazie alla diffusione della pornografia, analizzata in modo accurato e preciso in questo interessante editoriale del giornalista Luca Fumagalli, del quale riporto alcuni passaggi significativi: «Contraccezione e aborto pianificati a livello planetario dall’ONU, legittimati come diritti fondamentali dell’uomo (senza Dio), non possono che sfociare in un rifiuto totale della vita in quanto tale. L’uomo moderno scopre così quanto è precaria la propria libertà e ricade inesorabilmente nelle pratiche gnostiche dei primi secoli dell’era cristiana dove il sesso, ordinato, secondo la legge naturale, alla procreazione, era da considerarsi come un’espressione del perpetuarsi dell’odio del Demiurgo verso l’umanità, da non assecondare quindi in alcun modo. Rimane dunque il sesso “libero”, sganciato dal suo fine primario, un sesso disordinato che per lo gnostico (colui che sa, che conosce) può costituire uno strumento per ricongiungersi, per riguadagnare il Pleroma originario, il Paradiso perduto. Proprio in questo contesto emerge il ruolo principe che la pornografia assume all’alba del terzo millennio, essa è il mezzo privilegiato di ascesi, navicella malignamente perfetta per raggiungere il sopraccitato Pleroma e il conseguente annullamento individuale “in un continuum di Corpi senza oggetto e senza anima. La pornografia è la scintilla che rianima costantemente il fuoco della libido innanzi alla quale la persona cade inesorabilmente vittima dimentica della religione e dei valori in una vita puramente istintuale, “da consumare” nella ricerca esasperata dal piacere egocentrico (per poi scoprirsi sempre istantaneo, effimero e inappagante). L’uomo così si annulla in uno stato ferino, animale: è l’uomo-bestia necessario al Governo mondiale, l’uomo senza terra e senza morale in grado perciò di offrire la suprema garanzia di non belligeranza e di non ribellione ai padroni».

In un articolo pubblicato dal giornalista Andrea Riva sul “Giornale” nello scorso mese di gennaio, sono evidenziati i dati allarmanti della porno-dipendenza nel mondo intero pubblicati da Pornhub: «Secondo Pornhub, il porno è autarchico: gli italiani cercano le italiane, i tedeschi le tedesche i francesi le francesi e così via. Agli inglesi, invece, non importa nulla della nazionalità dell’attrice e vanno dritti al sodo. Su Pornhub, nel solo 2014, sono stati visionati 78,9 miliardi di video, ovvero – se ci mettiamo a fare qualche conto – 11 per ciascuna persona sulla terra. Buona parte di questi video è stata vista da utenti italiani, se è vero che la nostra nazione si posiziona al settimo posto per quanto riguarda gli adepti di Pornhub. Prima di noi solamente Usa, Uk, Canada, India, Germania, Francia e India».

Questi numeri agghiaccianti sono stati confermati anche da un altro editoriale pubblicato sul quotidiano “Fanpage”, nel quale sono stati elencati i danni prodotti negli uomini dalla porno dipendenza: «Una ricerca pubblicata su The Institute for the Study of Labourin e condotta dal dottor Michael Malcolm dell’Università di West Chester, in Pennsylvania, ha dimostrato che la diffusione del porno gratuito su Internet potrebbe essere una delle cause principali della diminuzione dei matrimoni. Gli uomini, infatti, preferirebbero i porno ai rapporti reali poiché sono low cost e non implicano i complessi problemi emotivi che derivano da un rapporto. Il porno quindi sarebbe capace di mettere in crisi il concetto di famiglia tradizionale ed i risultati riguardano soprattutto gli uomini non sposati. Il team ha esaminato un gruppo di 1.500 uomini americani, di età compresa tra i 18 e i 35 anni, che hanno utilizzato Internet tra il 2000 e il 2004, quando il porno online non era neanche così tanto diffuso come oggi. 36 milioni di adulti, ovvero il 73% della popolazione mondiale, oggi ha accesso ad Internet ogni giorno e, in particolare, la ricerca ha calcolato quanto tempo in un mese gli uomini hanno trascorso online, guardando dei porno. I risultati hanno dimostrato che più si guardano filmati hot, più diminuisce la percentuale di coloro che vogliono sposarsi. Anche se probabilmente è impossibile eliminare l’accesso online alla pornografia, gli scienziati consigliano ai paesi europei di aumentare almeno i costi per accedervi». In un interessante saggio dal titolo “L’ideologia del godimento. Pornografia e potere nella società delle immagini” e pubblicato nello scorso mese di maggio dal circuito editoriale “Circolo Proudhon”, il sociologo Fabrizio Fratus e lo psichiatra Paolo Cioni hanno cosi esaminato questa grave problematica attuale, della quale pubblico la breve recensione riportata su “Tempi”: «Tutto è porno è il porno modifica tutto. Emotività, psiche e impulso sessuale. E così Fratus decide di condurre un viaggio nei processi chimici che si sviluppano nel cervello del dipendente da pornografia, partendo dalle condizioni del fruitore, ragionando sul modo in cui l’uomo e la donna si relazionano al sesso nell’era del porno-brodo globale. Con analisi che dovrebbero farci riflettere, persino sulla solidità dell’istituzione famiglia: l’uso della pornografia è collegato alla masturbazione, alla ricerca di soddisfazione sessuale in modo individualistico, per questo motivo, secondo Fratus, il dilagare del porno ha favorito la disarmonia di coppia, le separazioni, i divorzi e anche il calo delle nascite in vari paesi del mondo tra cui l’Italia. E anche l’impotenza, inesorabile conseguenza di medio-lungo termine per tutti i virtual sex addicted. Tale pratica, che coinvolge oggi l’80 per cento degli uomini e il 30 per cento delle donne, causa la progressiva diminuzione di desiderio sessuale relativo al rapporto di coppia sino a arrivare a un’incapacità di erezione con la propria donna, poiché la dipendenza da porno necessita di immagini sempre più spinte, con conseguente aumento della dissociazione con la realtà e dunque con il proprio partner. Infine, due conclusioni bomba: la pornografia incentivo per la psiche all’omosessualità; la pornografia nuovo strumento di educazione sessuale per i più giovani, che manda in tilt ogni loro processo di maturazione in questo campo. In pratica, un saggio che lancia allarmi».

La diffusione della pornografia ha dato vita nel contempo ad una società violenta, come ha analizzato in modo attento il 10 gennaio scorso Tommaso Scandroglio sulla “Nuova Bussola Quotidiana”: «Chi fa uso di pornografia tende ad essere più violento. Questo è il succo di una ricerca dal titolo “Una meta-analisi del consumo di pornografia e degli atti di violenza sessuale nelle ricerche demografiche” pubblicata il 29 dicembre scorso sulla rivista scientifica Journal of Communication. Lo studio, condotto da Paul J. Wright, Robert S. Tokunaga e Ashley Kraus dell’Indiana University e dell’University of Hawaii, ha raccolto i risultati di 22 altri studi provenienti da sette nazioni differenti. La ricerca ha messo in evidenza che il pornomane ha più probabilità di essere violento verbalmente e fisicamente, di ricorrere a minacce e allo stupro. «I dati», spiegano i ricercatori, «lasciano pochi dubbi sul fatto che, in media, le persone che più frequentemente consumano pornografia sono più propensi alla violenza sessuale [...] rispetto agli individui che non consumano pornografia o che ne fanno uso meno frequentemente». Non fa poi differenza alcuna se il fruitore è maschio o femmina, quasi che la pornografia sia una droga che spinge alla violenza tutti in modo indiscriminato. «Non possiamo ignorare che, in accordo con questa ricerca, la pornografia è significativamente correlata agli aumenti di violenza sessuale ed ad atti di aggressione», ha detto Alba Hawkins, direttrice esecutiva del Centro Nazionale Usa sullo sfruttamento sessuale. Ha poi aggiunto: «Dalle cinture di sicurezza alle leggi sull’ubriachezza per chi guida, la nostra società si impegna per ridurre l’impatto negativo dei comportamenti a rischio. Ma quando si tratta di pornografia molte persone si rifiutano di guardare ai fatti». In sintesi, chi guarda film o spettacoli pornografici assorbe un certo tasso di violenza che poi deve sfogare all’esterno. Non sono immuni da tale tasso di violenza nemmeno gli stessi attori. Randy Spears (in arte Greg) era una star del cinema porno. Lungo l’arco della sua carriera durata 23 anni, è apparso in oltre 1.000 film porno. Se la matematica non inganna, ciò significa che ha girato circa 44 film all’anno, cioè quasi uno a settimana. Uno stakanovista a luci rosse. Greg ha ricevuto decine di premi da parte dell’industria del porno. È stato «la stella maschile dei film per adulti più premiata di tutti i tempi», per citare lo stesso Greg. Nel 2002 ha raggiunto la vetta del cinema hot quando è stato inserito nella Hall of Fame della rivista Adult Video News, che è l’Oscar del porno statunitense. Spears racconta che voleva fare l’attore, ma a corto di soldi decise di darsi al porno. Scoprì che si facevano soldi facili e il lavoro non mancava mai. Nel 2011 però gettò la spugna: il porno lo stava divorando da dentro. «Dovevo andare a lavorare», racconta in una recente intervista, «per fare il porno in modo da poter acquistare la droga e così seppellire il dolore provocato dal porno stesso». Un circolo vizioso – è proprio il caso di dirlo – da cui non riusciva più ad uscire. «Quello che mi ha fatto il porno», continua Greg, «è stato di cambiare il modo in cui pensavo alle donne e ciò che provavo per loro. Ho iniziato a guardarle sempre più come un oggetto sessuale. Ho perso la capacità di instaurare un rapporto d’amore e di affetto. In quegli anni pensavo di essere ancora in grado di farlo, ma mi ingannavo». Torna l’immagine della pornografia come una droga che crea dipendenza e ti distrugge perché rade al suolo la capacità di provare tenerezza, di innamorarsi, di vivere di sentimenti. Il giorno di quattro anni fa in cui Spears ha lasciato il mondo del porno, è uscito dal set, ha preso l’auto, si è fermato un paio di isolati più in là ed ha iniziato a piangere a dirotto. Quel giorno «ho cambiato la mia vita. Ho iniziato a vivere».
Questa deriva è stata confermata di recente in un interessante articolo scritto da Marzia Cataldo sul “Giornale” alcuni giorni fa:” Proprio l’industria di intrattenimento per adulti – il porno – ha visto nella realtà virtuale un’opportunità per rimanere al passo con i tempi. Molte case produttrici del settore stanno producendo video adatti all’utilizzo dei dispositivi già presenti sul mercato, per esempio la Google Cardboard, l’Oculus Rift e il Samsung Gear VR. Le novità più scottanti e visionarie arrivano come sempre dal Giappone: la società Tenga ha creato uno strumento a metà strada tra la realtà virtuale e i sex toys. Sembrerebbe una sciocca vanità tecnologica ma, in realtà, i promotori sostengono la commistione tra reale e virtuale possa trovare degli ambiti di grande utilità, come ad esempio per la vita sessuale delle persone affette da disabilità».

Per comprendere la devastante piaga della pornografia, è stata pubblicata di recente sul “Timone” questa accorata testimonianza di una ragazza, Garrett Johnson, indirizzata a suo padre, che soffriva di questa dipendenza, nella quale si riscontra comunque il grande amore di una figlia verso il proprio genitore.
«Caro papà, in primo luogo voglio che tu sappia che ti voglio bene e ti perdono per ciò che questo ha provocato nella mia vita. Voglio anche che tu sappia esattamente cosa ha causato nella mia vita la tua dipendenza dal porno. Puoi pensare che abbia influito solo su di te, o sul rapporto che hai con mamma, ma ha avuto un profondo impatto su di me e sui miei fratelli. Ho trovato il tuo materiale porno sul computer verso i 12 anni, quando stavo diventando donna. Mi è sembrato molto ipocrita che tu cercassi di insegnarmi il valore di quello che dovevo far entrare nella mia mente in termini di film quando tu intrattenevi regolarmente la tua con quella spazzatura. Tutti i tuoi discorsi sul fatto di dover stare attenta a ciò che guardavo non significavano niente. Per via della pornografia, ero consapevole del fatto che la mamma non era l’unica donna che guardavi. Sono diventata acutamente consapevole del tuo occhio che vagava qua e là quando eravamo in giro. Questo mi ha insegnato che tutti gli uomini lanciano sguardi e che non ci si può fidare di loro. Ho imparato a diffidare e perfino a non apprezzare gli uomini perché pensano alle donne in questo modo. Hai cercato di parlare con me su come il mio abbigliamento influiva su chi mi circondava e di come avrei dovuto valorizzarmi per ciò che sono dentro.

Le tue azioni, tuttavia, mi dicevano che sarei stata bella e accettata solo se ero simile alle donne sulle copertine delle riviste o nel porno. Le tue conversazioni con me non significavano nulla, e mi facevano solo arrabbiare. Crescendo, questo messaggio è stato rafforzato dalla cultura in cui viviamo. La bellezza è qualcosa che può essere raggiunto solo se si è simile a “loro”. Ho anche imparato ad avere sempre meno fiducia in te visto che ciò che dicevi non si conciliava con quello che facevi. Mi chiedevo sempre di più se avrei mai trovato un uomo che mi accettasse e mi amasse per com’ero e non solo per una bella faccia. Quando invitavo degli amici, mi chiedevo come li considerassi. Li vedevi come miei amici o come un bel volto in una delle tue fantasie? Nessuna ragazza dovrebbe mai doverselo chiedere riferendosi all’uomo che dovrebbe proteggere lei e altre donne nella sua vita. Ho incontrato un uomo. Una delle prime cose che gli ho chiesto è stato il suo rapporto con la pornografia. Ringrazio Dio che questa non abbia fatto presa sulla sua vita. Abbiamo avuto comunque altri problemi per la mia radicata sfiducia nei confronti degli uomini. Sì, la tua dipendenza dal porno ha influito sul mio rapporto con mio marito anni dopo. Se potessi dirti una cosa, sarebbe questa: il porno non ha influenzato solo la tua vita; ha influenzato chiunque intorno a te in modi che penso non potrai mai capire. Mi influenza ancora oggi mentre capisco la presa che ha sulla nostra società. Temo il giorno in cui dovrò parlare con il mio dolce bambino della pornografia e delle sue mani avide, in cui dovrò dirgli che la pornografia, come la maggior parte dei peccati, influenza ben più di noi. Come dicevo, ti ho perdonato. Sono così grata per l’opera che Dio ha realizzato nella mia vita in questo campo... È un settore con il quale lotto ancora di tanto in tanto, ma sono grata per la grazia di Dio e anche per quella di mio marito. Prego che tu abbia superato questo fatto e che i tanti uomini che lottano con questo problema riescano ad aprire gli occhi. Con amore, tua figlia».

Il grande scrittore cattolico G.K. Chesterton profetizzò alcuni decenni fa questa deriva nella morale sessuale. «La prossima grande eresia sarà semplicemente un attacco alla moralità, e specialmente alla morale sessuale. E sta venendo non da quei pochi socialisti sopravvissuti nella Fabian Society, ma dall’esultante energia vivente del ricco risoluto a compiacersi di sé stesso, senza che il papato, il puritanesimo o il socialismo possano più trattenerlo... Le radici della nuova eresia, Dio lo sa, sono tanto profonde quanto la natura stessa, il cui fiore è la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio di vivere. Dico che l’uomo che non riesce ad accorgersi di questo non può accorgersi nemmeno dei segni dei tempi; non può accorgersi nemmeno dei segni divini nelle strade che sono una nuova specie di segni nei Cieli. La follia di domani non è a Mosca ma molto più a Manhattan. Ma molto di quello che è in Brodway ormai è già a Piccadilly».

Fonte: La Croce Quotidiano