Profanazioni in aumento in Italia, trasformazioni del fu Belpaese

Pubblicato il 20/01/2020 Autore/Fonte: D. Vairani Visite: 145
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Non è un segreto, poichè eravamo in diverse persone la notte di San Silvestro, nella cappella invernale della Chiesa parrocchiale di S. Siro, ad attendere il nuovo anno in adorazione del SS. Sacramento intronizzato sull’altare: costretti ad ascoltare, increduli e sbalorditi, l’eco delle bestemmie gridate appena fuori nella via principale del paese da un gruppo non ben identificato di ragazzi e giovanissimi, maschi e femmine che, avendo notato le porte aperte del luogo di culto ed intuito il nostro raduno di preghiera, si sono prima avvicinati all’ingresso con una radio a tutto volume farneticante parole blasfeme, per introdursi, poi, improvvisamente in mezzo a noi urlando irripetibili offese a Dio.

Sghignazzando sguaiatamente, subito dopo, nella concitazione della fuga”. È accaduto a Soresina, in provincia di Cremona, paese di poco più di novemila anime dove sono nato e vivo tutt’ora. La pubblica denuncia dell’atto di blasfemia perpetrato è del nostro parroco, don Angelo Piccinelli, che sul bollettino degli avvisi settimanali non usa mezzi termini nell’esprimere “seria preoccupazione” per quello che non può più essere confinato tra gli “episodi isolati”. “Il vicario dell’Oratorio mi informa che alcune nostre ragazze soresinesi, molto ‘normali’ e insospettabili - sottolinea il parroco -, abituali frequenatrici dei nostri ambienti, la stessa notte di Natale, ‘postando’ gli auguri su ‘Instagram’, alle parole che annunciano il mistero dell’Incarnazione hanno aggiunto inimmaginabili imprecazioni. Bullissimo sgraziato e tracontante. Che offende Dio e tutti i cristiani di Soresina ... e non solo”.

Un episodio a dir poco vergognoso che, tuttavia, si aggiunge ad alcuni altri analoghi, registrati - secondo la cronaca giornalistica regionale -, negli stessi giorni, in diverse località della Lombardia e in molte altri parti d’Italia. Per restare nella sola Lombardia, è sufficiente googolare in internet e in soli dieci minuti d’orologio vi apparirà un impressionante lungo elenco di atti vandalici tutti contro la rappresentazione della Santa Navità. Non ci credete? Ve ne elenco quindici. Il 14 dicembre ad Angolo Terme, paesino in provincia di Brescia: decapitata la statua di san Giuseppe, messi in una posizione oscena il bue e l’asino e gettati alcuni rifiuti all’interno della capanna ai danni del presepe allestito in pieno centro.

A Lodi la statuetta di Gesù - scomparsa il primo gennaio 2020 dal Presepe in Villa Braila - è stata ritrovata con la testa staccata. Quelli che per ora sono anonimi vandali hanno tirato sassi e pietre contro il Presepe, poi hanno rubato la statuetta a sfregio di chi con amore si occupa di quel Presepe e di tutti i cittadini, decapitandola e lasciandola abbandonata in un prato. Nel mantovano, a San Benedetto Po, nella serata del 29 Dicembre 2019, dalla Chiesa Parrocchiale Abazia di San Benedetto in Polirone quattro ragazzi rubano il bambolotto di Gesù bambino dal presepe, poi lo smembrano e ne appendono i pezzi ottenuti a dei pali con del fil di ferro. In questo caso i Carabinieri sono riusciti ad individuare i responsabili, poi denunciati per vilipendio alla religione cattolica: si trattava di quattro giovani 16enni di nazionalità marocchina, nati in Italia. A Flero e qualche giorno dopo a Pompiano (entrambi i paesini in provincia di Brescia): vandali del presepe buttano Gesù Bambino nel cestino dei rifiuti, dopo Flero succede anche a Pompiano. Incivili di nuovo all’attacco contro le natività.Identificati e denunciati i minorenni che hanno fatto a pezzi il Bambin Gesù a Flero per vilipendio e danneggiamento di oggetti di culto. Identificati e denunciati i minorenni per gli atti di vandalismo a Flero: due ragazzi di Flero e uno di Montichiari, tra i 13 e i 15 anni.

Sempre nel bresciano, a Rovato, invece, il presepe degli Alpini è stato rubato. Mentre i vandali avevano colpito anche a Calcinato, distruggendo presepe e luminarie. Distrutto il Bambin Gesù del presepe di piazza Statuto, a Misinto (in provincia di Milano): è successo nel pomeriggio del 3 gennaio, vicino alla chiesa parrocchiale di San Siro. Feci (molto probabilmente umane) sulla statua di Gesù Bambino: non potevano credere ai loro occhi i cittadini di San Martino, frazione di Mozzate (nel comasco), quando il 3 gennaio hanno visto il presepe realizzato sul sagrato della chiesa di Santa Maria Solaro profanato in maniera così ndegna. Robbiate, in Brianza, nella provincia di Lecco: il presepe della Pro Loco di Robbiate si è svegliato, stamane, con molti pezzi in meno e una grande tristezza addosso. Nottetempo, infatti, i “soliti” vandali, si sono divertiti a staccare assi di legno dalla capanna, smontare pezzi di tetto, buttare via ornamenti e arredi, rendendo così anticipata la prevista chiusura del presepe che tanto bene aveva impressionato la cittadinanza. Vandali in azione nella chiesa di Cristo Re a Monza. Ignoti hanno gravemente danneggiato il presepe, da anni simbolo della tradizione del quartiere, allestito all’esterno della chiesa di via Tosi.

I simboli della natività sono stati abbattuti da ignoti che hanno fatto perdere le loro tracce. Scempio di presepi anche nel veronese, come riporta il quotidiano L’Arena. Dopo Pedemonte - dove il Bambino Gesù è stato addirittura bruciato -, altri vandali in azione a Caprino Veronese. Testa tranciata di netto e rimessa sul collo della statua. Così, è stato rotto il bambino Gesù a Caprino, nel presepe all’aperto allestito alla parrocchia di Santa Maria Maggiore di via San Pancrazio. Non c’è pace per il presepe di Affori, in provincia di Milano: ogni anno finisce nel mirino dei vandali. Stavolta, ancor prima di essere allestito. Il raid risale a mercoledì mattina quando ignoti hanno bruciato la paglia che era sul sagrato, ammucchiata sul pavè, da sistemare sul tetto della capanna già posizionata a ridosso della chiesa di Santa Giustina a metà di viale Affori. Gesù rubato dal presepe a Lissone, nell’hinterland milanese, presi tutti i giovani vandali. I carabinieri del comando provinciale di Milano hanno identificato, e denunciato, i ragazzi che - insieme a un quarto giovane, già trovato - avevano rubato la statua di Gesù dal presepe allestito davanti alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Lissone.

Tre italiani di diciotto, diciannove e venti anni, che ora devono rispondere delle accuse di furto aggravato e offesa a una confessione religiosa mediante vilipendio. Nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, i quattro avevano “visitato” - a modo loro - il presepe del paese brianzolo per poi immortalare e condividere tutte le fasi della loro “impresa” sul social. I giovani avevano preso la statua del Bambinello e l’avevano poi caricata in macchina tra grida e imprecazioni, con uno dei ragazzi che aveva anche accostato alle labbra di Gesù una sigaretta accesa. A tradire il gruppo sono state le immagini pubblicate sui social - con delle stories su Instagram - della loro bravata. Due cassette delle offerte oggetto di vandalismi a Cuvio (nel varesotto) nel periodo natalizio. Potrei andare avanti ed allargare la ricerca nelle altre regioni italiane per ottenere un sinistro e preoccupante lungo elenco. Non so se trattasi di un effetto mediatico che amplifica ed ingigantisce la realtà, ma ho la netta sensazione che stiamo assistendo ad un aumentare vertiginoso non soltanto quantitativo. Teste mozzate del Bambin Gesù e di San Giuseppe, incendi, furti e macabri rituali congeniati con i pezzi delle statue distrutte. Non possiamo ignorare che ad essere presi di mira non sono né l’albero, né le decorazioni pagane e neanche babbo natale ma il presepe: la rappresentazione del Figlio Dio che nasce in mezzo a noi, si fa Bambino, e che più di ogni altro lega la fede al senso di intimità familiare. Allora domandiamoci perché il presepe suscita tutto ciò. Non si tratta soltanto di atti vandalici, incivili e ignobili di per sé già molto gravi, ma di attacchi mirati alla fede e a quei simboli che sono il cuore della cristianità. Perpetrati da ragazzi e ragazze giovani, quasi sempre di nazionalità italiana e probabilmente frequentatori dei nostri Oratori. Soeren Kern, Senior Director presso il Gatestone Institute di New York, ha pubblicato agli inizi di gennaio 2020 un enorme lavoro di compilazione sugli attacchi anticristiani perpetrati nel 2019 in Europa. Ha conteggio di migliaia di articoli di stampa, registri di polizia, indagini parlamentari, post sui social network e blog specializzati da Regno Unito, Francia, Germania, Irlanda, dall’Italia e dalla Spagna: “La ricerca ha scoperto che circa 3.000 chiese, scuole, cimiteri e monumenti cristiani sono stati vandalizzati, bruciati, saccheggiati o deturpati in Europa durante il 2019, a più di cinque al giorno, un anno record per l’ostilità anticristiana nel continente”. “La violenza contro i siti cristiani è più diffusa in Francia, dove chiese, scuole, cimiteri e monumenti vengono vandalizzati, profanati e bruciati ad un tasso medio di tre al giorno, secondo le statistiche del governo. In Germania, secondo gli agenti della polizia, gli attacchi contro le chiese cristiane si verificano in media due volte al giorno”, si legge in “Europe: Anti-Christian Attacks Reach All-Time High in 2019”, di Soeren Kern, “Gatestone Institute”, 01 gennaio 2020). “Anche gli attacchi a chiese e simboli cristiani sono all’ordine del giorno in Belgio, Gran Bretagna, Danimarca, Irlanda, Italia e Spagna. Gli attacchi coinvolgono in modo schiacciante siti e simboli cattolici romani, anche se in Germania vengono prese di mira anche le chiese protestanti. Gli autori di attacchi anticristiani - che includono atti di incendio doloso, defecazione, profanazione, saccheggio, derisione, profanazione, satanismo, furto, minzione e vandalismo - sono raramente catturati.

Quando lo sono, la polizia e i media spesso censurano le informazioni sulle loro iden- tità e origini etniche. Si dice che molti sospetti abbiano disturbi mentali; di conseguenza, molti attacchi anticristiani non sono classificati come crimini d’odio. In Francia e Germania, il picco degli attacchi anticristiani è in linea con la recente immigrazione di massa dal mondo musulmano. La mancanza di statistiche ufficiali sugli autori e sui motivi rende impossibile sapere con precisione quanti attacchi possano essere attribuiti all’anticristianesimo musulmano o alla causa jihadista. In Spagna, al contrario, gli attacchi contro chiese e croci sono eseguiti in modo schiacciante da anarchici, femministe radicali e altri attivisti di estrema sinistra, che sembrano lottare affinché il cristianesimo venga definitivamente rimosso dalla piazza”. In un solo giorno, vari atti di vandalismo sono stati compiuti in alcune chiese a Pau, in Francia, negli scorsi giorni, come testimonia il quotidiano regionale, France Bleu, e l’Observatoir de la Christianophobie di Parigi, che monitora da anni la situazione francese (e non solo).

Sono state prese di mira diverse statue della Vergine Maria nelle parrocchie di San Giacomo, San Martino e Notre-Dame. Alcune statue sono state rotte alla fine della mattinata, mentre nel pomeriggio a Lons, Artix e Mourenx altre statue della Vergine hanno seguito lo stesso destino. Un gesto per il momento inspiegabile, che ha portato a una denuncia da parte del vescovato. Le statue distrutte sono almeno otto. Gli attacchi, visibilmente coordinati, sarebbero opera dello stesso individuo o dello stesso gruppo. In un comunicato stampa, la diocesi di Bayonne, Lescar e Oloron scrive: “In generale, il numero di provocazioni e attacchi antireligiosi o razzisti continua a crescere nel nostro paese, dove 1.704 atti anti-religiosi (1.063 atti anti-cristiani, 541 atti antisemiti e 100 atti anti-musulmani) sono stati elencati dal Ministero degli Interni nel 2018. Sarebbe irresponsabile non preoccuparsene o minimizzarne la gravità”. Anche il Vescovo della diocesi, mons. Marc Aillet, ha reagito, rammaricandosi di questo “pèlerinage à l’envers” di una o più persone che avevano vandalizzato le chiese del centro di Pau prima di attaccare le statue mariane di città circostanti. “È un atto di vandalismo, è persino una profanazione”, denuncia il vescovo. “Inoltre, è sempre la statua della Beata Vergine a essere presa di mira, incomprensibile, perché è la persona più venerata nella fede cattolica dopo Dio stesso ... Per noi è molto angosciante”. La situazione nel Vecchio Continente si fa sempre più fosca e preoccupante. Per inciso: “A Soresina, come segno di riparazione per l’atto sacrilego del 31 dicembre scorso, sarà proposta nella stessa cappella inver- nale e alla stessa ora, ovvero dalle 23,30 alle 00,30, nella notte tra ogni primo giovedi e venerdì del mese, una adorazione eucaristica .. l’iniziativa sarà ripetuta fino alla celebrazione del Corpus Domini il 14 giugno 2020”.

Fonte: La Croce Quotidiano