Quei retorici “mai più” che non guardano il genocidio nascosto

Pubblicato il 15/10/2020 Autore/Fonte: D. Vairani Visite: 64
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L’aborto, specie nelle sue varianti selettive, macchia ancora l’Occidente che “non vuole dimenticare”

“Perché non accada mai più ...”: 27 Gennaio, giornata della Memoria dell’orrore nazista che scientemente sterminò milioni di persone poche decine di anni fa.
La scienza e la medicina furono allora sistematicamente messe al servizio di un progetto di “selezione della razza”. Per alcuni decenni (anche dopo la fine della seconda guerra mondiale) numerosi scienziati non esitarono ad usare le persone per sperimentare ogni sorta di tecnica e pratica pur di giungere alla “formula” per fabbricare geneticamente l’uomo perfetto, fatto a loro immagine e somiglianza, nel corpo, nella mente e nel cuore.
Cosa significa “fare memoria” perché “non accada mai più”? “Fare memoria” implica sempre un giudizio e una scelta. Giudicare ciò che è avvenuto non significa solo esprimere una valutazione di merito, avere cioè la coscienza etica sufficiente per distinguere il bene dal male. Implica qualcosa di ancora più grande: leggere con occhio critico i fatti di allora perché oggi, nella quotidianità della vita di ciascuno di noi, ciascuno esprima un giudizio su quanto avviene. E (di conseguenza) compiere delle scelte.
Solo un pazzo oggi potrebbe dire che quel progetto di selezione per eugenetica della nuova razza perfetta fatta ad immagine e somiglianza era ed è un bene. Eppure...

Quanti, oggi, sarebbero disposti ad esprimere un giudizio altrettanto netto sulle numerose “derive” della scienza e della medicina che manipolano l’essere umano e lo riducono ad un oggetto, ad una “cosa”?
Perché – fatte le debite proporzioni con il nazismo – non siamo così netti nel dire che (ad esempio) la pratica dell’utero in affitto è contro l’uomo e non per l’uomo? Perché non siamo così vigili e critici al punto da lasciare che la nostra coscienza venga provocata dal fatto che migliaia di donne si lascino bombardare di ormoni e subiscano pratiche invasive sul proprio corpo (al punto da rischiare di morire, come accade nel silenzio assordante dei media) per generare un bambino che le verrà subito strappato dal seno per darlo a coppie ricche che pagano perché lei – la mamma biologica – scompaia per sempre dalla vita di suo figlio?
La lucida follia eugenetica del nazismo voleva a tutti i costi fabbricare una “umanità nuova” a costo di dilaniare, massacrare, uccidere persone innocenti per questo. E oggi? Non siamo – forse – di fronte ad uno scenario simile? Forse meno cruento come impatto emotivo sulle nostre coscienze. Forse meno sistematico e sicuramente non dichiarato. Allora tutti sapevano e nessuno fece nulla per fermarli. Oggi tutti sanno e facciamo finta che pratiche come l’utero in affitto siano fatte per l’uomo: sfruttare e anche uccidere il corpo di una donna per soddisfare il desiderio di un figlio da parte di altri è bene o male?

I destinati alla morte immediata, di solito la fila di sinistra, venivano portati direttamente alle camere a gas con un corteo di camion guidati da una macchina con le insegne della croce rossa, su cui prendeva posto il medico di turno, che spesso indossava un immacolato camice bianco. Si trattava di un’accurata messinscena per tenere tranquille le persone, stanche per il lungo viaggio nei carri bestiame, prima che fossero uccise con il gas ed i loro corpi eliminati nei forni crematori che lavoravano a ciclo continuo. Il dottor Eduard Wirths (1909-1945), ginecologo e maggiore medico delle SS, comandante dei medici del campo di Auschwitz-Birkenau, aveva dato direttive precise che la selezione delle persone fosse effettuata esclusivamente dai medici. Questo fatto costituiva la manifestazione più evidente del presupposto ideologico che stava alla base dei campi di sterminio: gli ebrei erano per il nazismo una vera e propria malattia, un morbo che infettava da secoli l’umanità e il popolo tedesco. Compito del medico SS era dunque quello di estirpare questo male dal tessuto sociale tedesco ed europeo, allo stesso modo con cui si eliminavano dei germi da una ferita infetta o si detergeva una piaga purulenta. Questa visione aberrante della medicina era il punto di arrivo di un lungo percorso ideologico e operativo nato con le idee dell’eugenetica, proseguito con le sterilizzazioni di massa e giunto infine all’anticamera dei lager con l’istituzione del Programma T4 per l’eutanasia dei malati di mente e degli inabili al lavoro. Nei lager nazisti si assistette al più completo sovvertimento dei valori morali della medicina. In modo razionale e criminale, la medicina per la vita venne trasformata in una medicina per la morte, esercitata nei confronti di coloro che venivano reputati Üntermenschen (Uomini di dignità inferiore o sotto-uomini), un insieme composito di cui facevano parte gli ebrei e anche altri gruppi etnici, come gli zingari, che furono uccisi anch’essi a centinaia di migliaia. Anche altri esseri umani, la cui sola colpa era quella di essere dei “diversi”, come gli omosessuali in genere, furono destinati allo sterminio. Per gli ufficiali medici delle SS il servizio nei lager era equiparato ad un vero e proprio servizio al fronte, come coloro che combattevano in prima linea. Un compito indispensabile per la nazione, cui la loro professionalità di medici nazisti doveva portare il proprio contributo.

Come si era potuti arrivare a questo stato di cose? I criminali che effettuarono sadiche sperimentazioni sui prigionieri non erano persone incolte. Erano laureati nelle più prestigiose università della Germania. Alcuni di loro erano docenti universitari, specialisti in ginecologia, anatomia patologica, igiene e malattie infettive, conosciuti per il loro lavoro anche all’estero. In una sorta di baratto faustiano, essi aderirono al male assoluto, entrando a far parte per lo più del corpo delle SS, che aveva come caratteristica principale dei suoi membri la formulazione di un giuramento di fedeltà ad Adolf Hitler che sopravanzava ogni altro dovere, compreso quello verso il Giuramento di Ippocrate. Se il baratto faustiano può spiegare, almeno in parte, certe decisioni, dal momento che per molti di loro l’adesione al corpo delle SS significò una carriera brillante, sia in ambito accademico che nelle forze armate, l’arrivismo non può da solo far comprendere il libero corso dato al sadismo e alla crudeltà in uomini che avevano trascorso gran parte della loro vita a prepararsi a difendere la vita umana e la salute dei propri simili in una delle nazioni più culturalmente, socialmente ed economicamente avanzate dell’intera Europa.
Non sono forse colti e preparati oggi i difensori della scienza sopra ogni cosa per il “progresso dell’uomo”?
Il progetto “Down Syndrome Free” non somiglia forse a quanto visto durante il nazismo? Nel 2005 il governo danese ha impresso una possente spinta ad una battaglia eugenetica, offrendo la possibilità di ricorrere gratuitamente alle diagnosi prenatali per l’identificazione (e la conseguente eliminazione a mezzo aborto) dei nascituri “difettosi”. Realizzare il sogno delirante di una “società perfetta” entro il 2030: a rivelarlo è stato un articolo del giornalista Nikolaj Rytgaard apparso nel 2005 sul quotidiano danese “Berlingske”, con l’inquietante affermazione che “presto nascerà l’ultimo bambino danese affetto dalla sindrome di Down”.
Una società che non accetta di soffrire per niente, che vuole a tutti i costi eliminare il dolore dalla faccia della terra. E chi di noi è talmente sadico da cercare il dolore, da volere scientemente soffrire? Nessuno.
Ma il dolore c’è. Esiste. Fa parte dell’umano vivere. Per eliminare il dolore è bene o male passare per l’eliminazione di persone perché “fallate” e, dunque, portatrici in sé di dolori per se stessi e per i familiari? Per eliminare il vuoto affettivo che tanti di noi si portano dentro è bene o male potere soddisfare a tutti i costi il desiderio di un figlio? Anche quando non è possibile per vie naturali? Dove si pone l’asticella, in confine tra “ciò che è bene o male”?
“Per tutelare “l’integrità dell’uomo”, si dovranno apprendere nuovamente il rispetto e l’orrore per proteggerci dagli sbandamenti del nostro potere (ad esempio dagli esperimenti sulla natura umana). Il paradosso della nostra situazione consiste nella necessità di recuperare dall’orrore il rispetto perduto, dalla previsione del negativo il positivo: il rispetto per ciò che l’uomo era ed è, dall’orrore dinanzi a ciò che egli potrebbe diventare, dinanzi a quella possibilità che ci si svela inesorabile non appena cerchiamo di prevedere il futuro. Soltanto il rispetto, rivelandoci “qualcosa di sacro”, cioè d’inviolabile in qualsiasi circostanza (il che risulta percepibile persino senza religione positiva), ci preserverà anche dal profanare il presente in vista del futuro, dal voler comprare quest’ultimo al prezzo del primo. La speranza, altrettanto poco quanto la paura, può indurci a rinviare a una fase ulteriore il fine autentico – la crescita dell’uomo in un’umanità non atrofizzata – compromettendo nel frattempo tale fine con dei mezzi che non rispettano l’uomo della propria epoca. Un’eredità degradata coinvolgerebbe nel degrado anche gli eredi”.
Scriveva queste parole Hans Jonas, filosofo ebreo che combatté nella Seconda Guerra Mondiale nelle fila delle Truppe Alleate (“Il principio di responsabilità”, Torino, 1990). “Fare memoria perché tutto quello che è accaduto non riaccada oggi”. Abbiamo forse perso di nuovo la drammatica lezione che l’umanità ha subito dal nazismo? Chi sono oggi gli Üntermenschen, gli uomini di dignità inferiore o sotto-uomini, per una società globalizzata che si sottomette alle leggi e regoli del mercato e della scienza pur di soddisfare appieno i propri desideri? Non sono forse i bambini, i nascituri, quelli nati, quelli che non hanno la possibilità di fare valere i propri diritti perché non votano? Non sono forse gli anziani non autosufficienti che devono mendicare i propri figli di non abbandonarli a morire nelle strutture chiamate dolcemente “Residenze Sanitarie Assistenziali”? Non sono forse tutti coloro che per qualche ragione hanno una malattia cronica, rara, dunque costosa economicamente per i servizi sanitari nazionali, e quindi troppo onerosi per la società? E allora se il calcolo costi/benefici non regge si tagliano i ticket. Nel silenzio generale dei media tre giorni fa in Italia è entrato in vigore il cosiddetto “Decreto Appropriatezza”, ossia la normativa che prevede il taglio del ticket per 203 prestazioni sanitarie. Per le prestazioni comprese tra le 203 “incriminate”, in pratica, si può fruire del ticket soltanto dietro apposita prescrizione medica, il caso contrario il cittadino è obbligato a pagare di tasca propria l’intero costo. Ottenere la prescrizione, peraltro, non è semplice, poiché sono previste delle sanzioni piuttosto salate per i medici, qualora prescrivano prestazioni non strettamente necessarie. Stiamo parlando di prestazioni odontoiatriche, genetiche, di radiologia diagnostica, esami di laboratorio, dermatologia allergologica, ad esempio. E chi stabilisce che cosa è “strettamente necessario”? Una commissione di valutazione che metterà sotto torchio i medici e, dunque, si potrà raggiungere il vero obiettivo, cioè ridurre le prestazioni per ridurre le spese pubbliche?
Qualcuno che si oppose al nazismo ci fu e pagò per lo più con la vita il suo tentativo di manifestare pacificamente il proprio dissenso, come i ragazzi della Rosa Bianca dei fratelli Hans e Sophie Scholl, ghigliottinati insieme ad altri aderenti all’associazione nel 1943 per aver effettuato un colpevole volantinaggio di dissenso dal regime.

Oppure il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer (1906-1945), coraggioso nel manifestare la sua opposizione alla dittatura, impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg a pochi giorni dal termine della
 guerra. Tuttavia i tedeschi che si opposero concretamente al nazismo furono pochi, drammaticamente pochi, anche se ne restano testimonianze di elevato valore morale, come le lettere dalla prigionia di Bonhoeffer:“Cari genitori, [...] è in tempi come questi che si dimostra veramente che cosa significhi possedere un passato e una eredità interiore che non dipendono dal mutare dei tempi e degli eventi. La consapevolezza di essere sorretti da una tradizione spirituale che si estende nei secoli dà una salda sensazione di sicurezza davanti a qualsiasi transitoria difficoltà. Credo che chi sa di possedere siffatte riserve di forza non ha bisogno di vergognarsi nemmeno dei sentimenti più teneri, che peraltro a mio giudizio sono propri degli uomini migliori e più nobili, quando siano suscitati dal ricordo di un passato bello e ricco. Chi si tiene saldo a quei valori che mai nessun uomo può carpirgli non sarà sconfitto ...” (da Dietrich Bonhoeffer, Resistenza e resa, C. Balsamo (Milano), 1989).
Ora sappiamo che certi comportamenti di un orrore inimmaginabile sono possibili anche in persone istruite ed educate con i migliori strumenti della civiltà moderna. Lo sappiamo e non ci sarà più lecito dimenticarlo.

Fonte: La Croce Quotidiano