Rai : Mario Adinolfi, “Coletta non finga di non capire”

Pubblicato il 09/07/2020 Autore/Fonte: AgenPress Visite: 177
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AgenPress. Mario Adinolfi, presidente del Popolo della Famiglia (PdF), risponde al direttore di RaiUno Stefano Coletta che ha definito “deprimente” il dibattito avviato sugli stili di vita dei conduttori di rete: “Coletta non finga di non capire, se abbiamo posto il tema dell’omosessualizzazione dei conduttori di RaiUno sa bene che non è per gusto del pettegolezzo.

Il tema è politico: se alla guida di tutti i contenitori della principale rete televisiva del servizio pubblico pagato da decine di milioni di famiglie italiane ci sono conduttori gay o gay friendly, i contenuti che saranno veicolati non garantiranno il pluralismo delle idee e alcuni episodi accaduti in questi giorni hanno già provato che gli spazi per chi dissente si sono chiusi.

RaiUno è la rete per famiglie, di 29 milioni di italiani sposati che sì, nel 2020 la pensano ancora come il papà di Coletta, assegnano un valore etico al matrimonio. Il fatto che il dibattito che abbiamo sollevato non sia pretestuoso è dimostrato dal fatto che nessuno ha smentito i dati del nostro allarme. Ci è stato solo risposto che siamo omofobi se poniamo il tempo.

La Maionchi ‘toglie i social’ al marito, presto con il ddl Zan toglieranno il diritto di affrontare questi temi in senso critico. E noi non vogliamo, come è accaduto a RaiUno qualche pomeriggio fa, che un contenitore che ha milioni di telespettatori faccia propaganda al ddl Zan per mezz’ora con dati falsi e senza contraddittorio.

Se Coletta rimuove l’unica conduttrice cattolica madre di quattro figli e costruisce un palinsesto solo di conduttori gay e gay friendly ha due strade: o ci dice che quel che denunciamo non è vero, ma non può farlo perché direbbe il falso; o ci spiega le reali ragioni di questa strana forma di lottizzazione tutta a favore di una lobby prevalente. Ha il dovere di spiegare perché i soldi del suo stipendio sono pagati prevalentemente da chi la pensa ancora come suo padre. Che non sbagliava, anzi”.

Fonte: AgenPress