Ripensando al 25 novembre Giornata Internazionale contro la violenza delle donne

Lucianella Presta - Pubblicato il 29/11/2020 - Visite: 280 Facebook Twitter
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Gent. le Direttore

Quest’anno in occasione della recente giornata internazionale contro la violenza delle donne vorrei porre l’attenzione sulla violenza psicologica che subiscono tante donne costrette alla scelta di abortire la creatura che hanno nel loro grembo.
“Insieme per fermare l’emorragia dell’umanità”
Meritano rispetto tutte quelle donne che in ogni parte del mondo, e quindi anche in Italia subiscono violenze di ogni genere, ma è doveroso ricordare anche tutti quei bambini uccisi perché vittime dell’aborto.
Una vera e propria emorragia della nostra umanità.
Una violenza che vede due vittime: la donna e il bambino.
Qual è quella donna che, sostenuta, amata, incoraggiata, non porterebbe avanti la sua gravidanza, pur inaspettata o indesiderata, fino ad un parto nell’anonimato qualora decidesse di non tenere quella creatura?
Come si potrebbe evitare tanto dolore?



Se siamo in una società civile, come si afferma in tante occasioni, allora dobbiamo insieme bloccare questa emorragia, senza perdere tempo.
Tante le cose che si possono e si devono fare, prima come governo centrale e poi in sede locale.
Come possiamo parlare di non violenza alle donne se poi esse stesse le costringiamo ad essere i boia altrettanto violenti? Occorre educare alla Vita, creare le condizioni perché le nostre giovani siano aiutate ad accogliere i bambini concepiti, garantendo loro un reddito, il reddito di maternità, a riconoscimento del servizio che solo una mamma può dare al proprio bambino ed alla collettività tutta.
È una proposta di iniziativa popolare del Popolo della Famiglia, consegnata in Parlamento con più di 50.000 firme di tantissime donne (ma anche di tanti uomini) che vorrebbero poter scegliere tra la carriera lavorativa o rimanere a casa a far le mamme per i primi otto anni di vita del bambino con un reddito mensile di 1.000 euro al mese.
Finalmente, liberandoci dalla scappatoia dell’aborto, davvero non ci sarebbe alcuna costrizione, dicendo no ad una violenza psicologica e affermando una propria libertà di scelta!
Perché nel 2020 la donna deve ancora subire violenze di questo tipo?
Piuttosto di proporre a tutte le donne, comprese le minorenni, il libero uso della pillola RU 486, lasciandole sole in questa scelta dolorosissima, perchè non si compie un gesto per un aiuto concreto?
Questa proposta guarda alla maternità non come ad un problema ma come ad un investimento, come un motore per farci uscire dall’inverno demografico e aiutare le donne nella loro vera libertà.
Non assistenzialismo, non denaro erogato a fondo perduto, ma un fatto di giustizia sociale che restituisce alle famiglie, e alle donne in particolare, tutti i soldi ingiustamente rubati a causa di inesistenti politiche pro family e provita, a differenza della Francia, della Danimarca o addirittura del nostro Trentino Alto Adige dove pare  che da parecchio tempo siano in vigore norme di questo genere, con ottimi risultati perché le mamme e le casalinghe sono super tutelate.
La lavoratrice casalinga, dedita alla famiglia ed ai suoi figli, non è una donna di serie B, anzi svolge una funzione sociale che finalmente le sarà riconosciuta.
Quante donne sole, costrette ad abortire perché non avevano la sicurezza economica o per conservare il proprio posto di lavoro, oggi rimpiangono questa scelta.
Una proposta di questo tipo dovrebbe essere pubblicizzata da tutte le femministe perché è un grande gesto di civiltà.
Finalmente si potrà scegliere la propria carriera senza alcuna costrizione!
Quanti soldi pubblici sono invece spesi, per esempio, per distribuire gratis preservativi ai nostri ragazzi, facendo così passare la ragazza come oggetto, mentre una proposta che rilancia la natalità potrebbe sembrare scandalosa?
Investire sulla maternità oggi vuol dire liberare tantissime donne da una violenza psicologica e garantire future risorse umane ed economiche per il nostro paese!
Sarà l’inizio di una rinascita valoriale, e non solo.
Le testimonianze di tanti volontari dei centri aiuto alla vita, che tutti i giorni si prodigano per sostenere donne sole ed impaurite nel dire il loro SI alla VITA, ci confermano che nel 90% dei casi si tratta di ragazze e donne costrette ad abortire per problemi economici.
Ho conosciuto donne cadute in depressione dopo aver buttato via l’opportunità di diventare madri.
Come donna, mamma e dirigente del Popolo della Famiglia mi auguro di poter regalare presto alle nuove generazione un diritto in più alle donne tramutando in legge il REDDITO DI MATERNITà.

Lucianella Presta
Popolo della Famiglia Piemonte

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