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Siamo in Repubbliche giudiziaria. Parola dell'Avvocato Conte

Mirko de Carli - Pubblicato il 29/05/2020 - Visite: 182 Facebook Twitter
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Abbiamo cominciato ad affrontare il tema nell’articolo di ieri dove, nel passaggio dedicato al tema giustizia, contestavo al Presidente del Consiglio Conte il silenzio assordante rispetto al vortice che sta coinvolgendo l’intero mondo della magistratura italiana. Ho ribadito un concetto detto più volte e che ritengo funzionale e necessario per un funzionamento pieno e trasparente della nostra democrazia: senza portare alla luce il sistema di corruzione in essere che riguarda una minoranza molto potente del potere togato italiano nessuna riforma vera della giustizia italiana sarà possibile. Per questo più che una Repubblica delle banane, citando il vecchio adagio dell’Avvocato Agnelli, siamo ad oggi una Repubblica giudiziaria. Ad usare questo “aggettivo” è il prof. Giulio Sapelli in una interessante intervista rilasciata a Il Giornale. La dice usando queste parole lo storico dell’economia che non ama le mezze misure: “questa è la patrimonializzazione dello Stato da parte della magistratura”. Parole forti che spiega in un passaggio successivo: “il problema è drammatico: la magistratura ha avvelenato la democrazia e le ha inferto un vulnus irreparabile”. 

Se riflettiamo attentamente è profondamente vero: i più profondi e radicali mutamenti del panorama politico italiano si sono realizzati prevalentemente attraverso inchieste giudiziarie (una su tutte Tangentopoli) e dopo anni, attraverso ricostruzioni meno ideologiche e analisi dei fatti più oggettive ed obiettive, si è preso atto della “mannaia” con cui si è “fatta giustizia” utilizzando il potere giudiziario prevalentemente per azzoparre gli avversari politici della piccola casta politicizzata della magistratura favorendo improvvide e tempestive carriere politiche di pubblici ministeri dalla “prima pagina di giornale” facile. 

Un’analisi sulle “radici profonde” di questo “scempio di stato” la propone puntualmente Sapelli: “c’è stata la patrimonializzazione dello Stato, se vogliamo usare termini più terra terra  potremmo dire che la magistratura ha scalato lo Stato, si è impadronita del potere”. In che termini si è realizzata? “La magistratura ha invaso il campo della politica. Alcune scelte poi si sono rilevate deleterie ed hanno contributo allo sfaldamento della nostra democrazia. Pensi cosa ha voluto dire l’abolizione dell’immunità parlamentare. Un passo indietro rovinoso”. Questa lettura offerta dallo storico milanese ci chiarisce quanto oggi siano necessari due passaggi fondamentali di riforma del sistema giudiziario italiano: separazione delle carriere e abolizione delle correnti. Questi due punti, che sono poi l’oggetto delle intercettazioni pubblicate sui principali quotidiani italiani che hanno travolto l’Anm e il Csm, sono il cuore nevralgico dell’unica rivoluzione possibile che porterebbe la magistratura ad essere veramente un potere dello Stato terzo e trasparente.

Conferma quanto ho appena detto anche il prof.Sapelli nell’intervista rilasciata a Stefano Zurlo: “la magistratura dovrebbe essere un’ordine, un corpo dello Stato, e invece è diventato un potere. Dovremmo far finire l’autocefalia, la magistratura non può governare se stessa. Separazione delle carriere e azione penale discrezionale”. 

Analizziamo poi un altro elemento emerso prepotentemente con la pandemia in corso: da anni, in particolare da quando entrò in vigore la riforma costituzionale della “parte seconda” della Costituzione varata dal Governo guidato da Giuliano Amato nel 2001, tutte le vicende riguardante i migliaia di conflitti di attribuzione (ancora molti dei quali in corso) tra Stato e Regioni vengono dipanati dai magistrati italiani. È immaginabile una democrazia in cui i rapporti funzionali tra lo Stato centrale e le sue strutture periferiche debbano essere sistematicamente dipanati dai giudici? Secondo voi in Germania il rapporto tra Governo federale e Lander è regolato dalla magistratura? Assolutamente no. Non a caso Sapelli puntualizza: “dobbiamo intervenire perché il processo distruttivo va avanti. Lo Stato, come dimostra la pandemia, si è frantumato: regioni, comuni, il governo centrale. Tutti contro tutti, nel caos generale”.

Occorre, anche all’interno del variegato e complesso mondo della magistratura italiana, superare la logica della “guerra tra bande” che ormai caratterizza da troppo tempo ogni ambito della vita pubblica di questo martoriato paese. In conclusione, per dirla con le parole sagge di Sapelli, “recuperiamo lo spirito della Costituzione”.

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