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Signori, disporre del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto di Messina non serve a nulla, perché il progetto esecutivo non si potrà fare prima dei prossimi cento anni

Pdf Firenza - Pubblicato il 27/04/2021 - Visite: 20 Facebook Twitter
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ll Popolo della Famiglia Firenze ha letto sulla Gazzetta del Sud online del 22 aprile scorso, della conferenza stampa a Catania nella quale il Presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, il Presidente pro-tempore della Regione Calabria, Nino Spirlì, il prof. Felice Giuffrè in rappresentanza del Centro Studi Lettera150, il Dott. Pietro Salini, AD di Webuild SpA, ciascuno per il proprio ruolo, hanno espresso la volontà determinata di procedere alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, secondo la nota soluzione a campata unica.

In risposta, il referente del Popolo della Famiglia per Firenze, Pier Luigi Tossani, ha indirizzato a loro, e per conoscenza ai Ministri Enrico Giovannini e Roberto Cingolani, una lettera aperta (integrale allegato alla presente) nella quale commenta alcune loro dichiarazioni:

"...Poiché stavolta il punto centrale della questione pare essere quello per cui

"Lettera150 ha chiesto l’utilizzazione del progetto definitivo, oggi nella disponibilità dell’Anas, a seguito della messa in liquidazione della società Stretto di Messina"

 ci sembra opportuno girarVi direttamente, in calce alla presente, la nostra recente Lettera aperta a Forza Italia, nella quale segnalavamo alla dirigenza di quel partito, nel suo stesso interesse, i motivi per i quali quel ponte non si può materialmente realizzare, e il sensibile discredito che ne sarebbe venuto ai suoi fautori, insistendo essi a proporre l'opera oltre ogni elemento di ragionevolezza, nel momento in cui la sua infattibilità fosse divenuta manifesta. Avevamo individuato tale momento, che pare sia prossimo, nella conclusione dei lavori della Commissione tecnica De Micheli, istituita a suo tempo presso il ministero delle Infrastrutture, per valutare le ipotesi possibili di collegamento stabile fra Sicilia e Calabria.

Questo facevamo in prima istanza, nell'interesse del Paese, richiamando i destinatari della nostra missiva a una politica aderente alla realtà. Al tempo stesso però noi ovviamente desideriamo, come movimento politico, accreditarci come affidabili di fronte ai cittadini e agli elettori. Per far ciò, il fulcro del ragionamento che abbiamo trasmesso a Forza Italia consisteva propriamente nel fatto che il progetto del ponte è talmente impossibile che non se ne può fare il progetto esecutivo.

Mentre il progetto definitivo illustra le caratteristiche morfologiche del manufatto, senza però dimostrarne la costruibilità, tale dimostrazione spetta al progetto esecutivo, che infatti anche in passato non si è mai potuto stendere, per le ragioni che abbiamo segnalato a Forza Italia, fra le quali vi era quella per cui

"...una stima di tecnici delle costruzioni, condivisa dai progettisti del ponte sullo Stretto di Messina, segnalava  già in passato che i materiali oggi esistenti per realizzare alcuni degli elementi dell'ipotetico manufatto non abbiano le caratteristiche di resilienza tali da poter rispondere in modo adeguato alle sollecitazioni meccaniche a cui andrebbe sottoposta la struttura. Secondo alcuni di quegli specialisti, l'evoluzione della tecnologia fa stimare in oltre un secolo il tempo in cui tali materiali potrebbero evolvere, in modo da raggiungere lo standard prestazionale richiesto".

Da questo si evince che avere a disposizione il progetto definitivo, di per sé, non serve a nulla.

Ci stupisce anche molto il fatto che nessuno di Voi abbia eccepito alcunché alle dichiarazioni del Presidente Musumeci, quando egli ha affermato che

"...il Ponte sullo Stretto... altrimenti siamo pronti a farlo da soli".

Vale a dire, in linea del tutto ipotetica, già non vediamo dove e come, se anche il ponte fosse costruibile, le Regioni Sicilia e Calabria potrebbero trovare le risorse finanziarie per realizzarlo autonomamente. Traguardo tanto più proibitivo, considerato il fatto che l'opera, il cui costo, leggiamo sul sito web Economia-Italia, dovrebbe indicativamente oscillare tra i 7 e i 9 miliardi di euro, non è nemmeno realizzabile. Ma siamo ormai nel campo della pura astrazione.

Infine, restiamo esterrefatti dalle dichiarazioni dell'AD di Webuild, Pietro Salini, il quale, da amministratore di un'azienda che costruisce ponti, dovrebbe ben sapere che quello in argomento è infattibile. Nonostante ciò, e nonostante quella che ci pare una inopportuna commistione di interessi col livello politico, egli si dice interessato ai supposti benefici occupazionali per i giovani, generati da un'infrastruttura che - fino a prova contraria - non si può fare, affermando che essa "creerebbe 20mila posti di lavoro". Mentre abbiamo notato che il 22 marzo scorso egli dichiarava al Quotidiano di Sicilia che "L’opera inoltre può dare lavoro a “oltre 100mila persone”.

Tutto ciò premesso, la nostra osservazione conclusiva è che evidentemente la politica a livello delle Giunte regionali, in regime di statuto speciale o meno, non riesce, di per sé, a generare buona amministrazione, scrupolosa dal punto di vista finanziario, specie in questi tempi difficili, e che sia interprete attenta delle vere esigenze dei cittadini amministrati. Abbiamo portato noi stessi qualche possibile esempio di tali esigenze e di come soddisfarle, nella nostra lettera aperta ai dirigenti di Forza Italia. La politica regionale pare invece talvolta ispirarsi a una facile ricerca di consenso, esigendo perentoriamente dallo Stato, già di per sé da lunga pezza in crisi finanziaria strutturale, in questo tempo pesantissimamente aggravata dalla questione sanitaria, investimenti miliardari in opere d'apparenza, che, quand'anche fossero realizzabili, sarebbero controproducenti ai fini di un sano ed equilibrato sviluppo del territorio.

Questo non ci stupisce per nulla, se pensiamo alla lezione di quel grande siciliano che è stato Luigi Sturzo, alla quale noi ci ispiriamo. Egli, cent’anni fa, scrisse il famoso “Appello ai liberi e forti”, per un’Italia libera e federale, per la crescita di un popolo di cittadini adulti e responsabili di sé stessi e della comunità, educati all’autentica partecipazione al buon governo della cosa pubblica, sulla base del principio di sussidiarietà ispirato alla Dottrina sociale della Chiesa cattolica. Sturzo aveva anche, a suo tempo, individuato le tre malebestie della politica: lo spreco istituzionalizzato della cosa pubblica, lo statalismo e la partitocrazia. E ne aveva messo sull'avviso il popolo".

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