Cookie Consent by PrivacyPolicies.com


A #Messa, sì, ma con prudenza!

Silvio Rossi - La Croce Quotidiano - Pubblicato il 10/05/2020 - Visite: 372 Facebook Twitter
IncrFont Stampa

Il vantaggio di credere nel peccato originale, e quindi la possibilità di dare una spiegazione sia alla realtà del male che all’attrazione verso il male (che in teologia si chiama “concupiscenza”), è quella di vivere questa vita in maniera un pochino più smaliziata e realistica, di non scendere dalla montagna del sapone con la sveglia al collo, ma di saper pensare un pochino male, che – per dirla all’Andreotti  forse è sbagliato, ma consente di azzeccarci.

Oltre alla fede nel peccato originale, che è una chiave di accesso per capire quelle contraddizioni dolorose nelle quali ci imbattiamo quotidianamente e quelle trappole alle quali possiamo essere esposti, anche la storia ci aiuta. E infatti la storia ci ricorda quante volte i cristiani sono stati falsamente accusati di crimini orrendi, per dare motivazione alle persecuzioni contro di loro, per impedirgli di manifestare la loro fede, e per bloccare ciò che avrebbe potuto essere l’inizio di una valanga che poteva travolgere il Potere dominante. Tutto questo nel silenzio complice di coloro che pur rendendosi conto della falsità delle accuse non sono intervenuti per vigliaccheria. A questo proposito basti ricordare Tacito e ciò che scrive negli “Annales” sulle persecuzioni neroniane.

Quindi la memoria storica e la riflessione sulla malizia umana dovrebbero essere un ottimo aiuto a noi oggi, per utilizzare tutta la prudenza possibile in questo difficile contesto in cui la Chiesa è conflittuale all’interno e minacciata all’esterno.

Come ha ben espresso il Direttore della Croce Adinolfi nell’Editoriale del 28 aprile, non si tratta di caso o di distrazione, ma è evidente che da parte dell’attuale Governo ci sia un palese disprezzo per la religione cattolica, per i cittadini italiani credenti, per la manifestazione pubblica della loro fede, per la pratica pubblica. L’opposizione netta all’apertura delle chiese, ad ogni espressione della liturgia cattolica compresa la celebrazione del Sacro Rito, ha il marchio di una silenziosa  ma tenace  ostilità verso i cristiani e la Chiesa.

Nel corso della quarantena la Gerarchia ha mantenuto un atteggiamento estremamente rispettoso e prudente per tutelare la salute della cittadinanza, per non creare disagio all’ordine pubblico, per contrastare la diffusione del contagio. I cristiani sono stati cittadini esemplari da questo punto di vista, e hanno trovato soluzioni creative per mantenere accesa una vita spirituale comunitaria, pur non potendo accedere alla partecipazione fisica della Liturgia, che è comunque l’unico modo efficace e reale di vivere in pienezza il proprio credo. La Chiesa ha ubbidito ai provvedimenti con buon senso e di buon grado. Così ha partecipato alla prevenzione del contagio dando un esempio concreto di collaborazione piena e fattiva. Ora che stiamo entrando nella cosiddetta “fase 2”, passaggio reso possibile proprio dal miglioramento delle condizioni generali, dal rallentamento dei decessi, e dalla diminuzione degli ingressi negli ospedali, il governo ha elaborato un piano di progressiva riapertura delle attività, dalle più essenziali a quelle meno significative. In questo progetto la grande assente è stata proprio la Chiesa, e i grandi trascurati proprio i cristiani.

Certamente non serve un genio per capire che i negozi sono estremamente piccoli, gli autobus sono pure piccoli rispetto al numero degli utenti, così i centri massaggi. Le chiese invece sono molto grandi e possono essere organizzate in un modo da non arrecare nessun pericolo di contagio, quindi è semplicemente irrazionale una decisione di penalizzare soltanto i fedeli italiani tra tutti i cittadini, impedendogli di vivere pienamente e in sicurezza la propria fede.

Il Popolo della famiglia, due minuti dopo che i provvedimenti governativi sono stati enunciati da Conte, ha protestato energicamente e ha preparato un comunicato stampa che è immediatamente circolato, sottolineando l’oltraggio verso i cristiani e la necessità di rivedere l’accesso alle chiese per permettere in maniera protetta la partecipazione alle messe. A ruota è stato diffuso anche il Comunicato ufficiale della Chiesa attraverso la voce dei Vescovi, esprimendo un forte disappunto per questo comportamento: ”I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l’esercizio della libertà di culto”.

Il governo ha preso atto di queste proteste e ha dichiarato di voler mettere mano anche a questo aspetto, cercando di trovare delle soluzioni che permettano ai fedeli l’accesso in Chiesa nella sicurezza.

Nelle prossime ore si troverà un compromesso, e nel giro di qualche tempo si stabiliranno delle regole anche per l’accesso alle chiese di coloro che lo desiderano.

Mantenere una limitazione della libertà religiosa di questo tipo sarebbe uno stigma troppo evidente e troppo pesante da gestire per un Governo che si dice democratico. Ma bisogna essere estremamente cauti. È opportuno che i credenti, nel momento in cui si aprirà l’ingresso nelle chiese per la partecipazione alle messe, si rendano conto di dover esercitare la massima accortezza e la massima prudenza affinché non ci siano elementi che possano offrire il pretesto ai nemici della Chiesa. Se infatti, per la superficialità di qualche celebrante, o per la trascuratezza di qualche fedele, in una chiesa ci dovesse essere qualche caso di contagio, questa cosa potrebbe venir utilizzata per una demonizzazione dei cristiani, per trattare i fedeli da untori e per attribuirgli la responsabilità di eventuali riprese di focolai e di contagi. Detto più esplicitamente: quelli di sinistra sono liberi di girare per il Pigneto con le bandiere rosse, a Bologna sono liberi di riunirsi a fare capannelli in occasione del 25 aprile, ma tutto questo è perdonabile (sono compagni distratti…). Ma se fra qualche settimana, per la leggerezza, la superficialità, la mancanza di buon senso di qualcuno di questi o altri incoscienti, si dovessero nuovamente rilevare dei focolai di contagio, il riaccendersi dell’epidemia e la necessità di una nuova quarantena, la colpa di tutto ciò potrebbe essere attribuita malignamente ai cattolici, che hanno fatto pressione per andare a

Messa e che per la loro incoscienza sono stati gli untori e i responsabili di tale situazione. A quel punto gli scenari potrebbero davvero diventare preoccupanti. Il pretesto potrebbe venir utilizzato per un giro di vite sulla libertà religiosa, e alcuni esaltati potrebbero anche pensare di utilizzare questo per mettere mano in un modo o nell’altro sui beni e sulle proprietà della Chiesa.

Potrebbe sembrare un discorso allarmista, complottista, al limite della paranoia. Ma richiamando (vedi sopra) sia il necessario “pensar male”, che certe volte è solo un esercizio di prudenza, sia gli esempi storici che non mancano, ci rendiamo conto che dobbiamo imparare la necessaria vigilanza per essere non solo puri come colombe ma anche scaltri come serpenti.

La minaccia non è affatto campata per aria: la fase storica è estremamente critica, socialmente delicata, economicamente fragilissima; il governo ha amministrato male, non sa dove andare a prendere i soldi promessi, ed è molto facile rubare nelle tasche altrui piuttosto che reperirli con intelligenza e provvedimenti opportuni quando non si ha la testa e le capacità per fare; il popolo italiano continua ad essere cristiano e praticante, ma c’è sempre un maggiore fetta di persone agnostiche, lontane o in qualche modo oppositive; c’è un livello di conflittualità molto alto. Insomma gli elementi non sono affatto rassicuranti e quindi un esercizio di lungimiranza non può farci male.

È necessaria un’estrema attenzione, non farci prendere da facili entusiasmi o da uno sciocco ottimismo quando le chiese riapriranno e si potrà tornare a celebrare messa. Quello sarà il momento delicato in cui tutto dovrà essere fatto con un’estrema trasparenza, con un rispetto delle norme puntiglioso e particolarmente esigente. Se il comportamento dei partecipanti non sarà al di sopra di ogni sospetto, verificabile e inappuntabile, gli eventuali scivoloni potranno essere utilizzati per un colpo mortale alla Chiesa e contro la libertà religiosa dei cattolici.

Protestiamo con forza affinché i diritti dei cittadini siano difesi e tutelati, ma non vanifichiamo questa protesta con un comportamento leggero e superficiale che tanti poteri non vedono ora di poter utilizzare contro di noi.

AAA cerchiamo braccia e cuore, astenersi perditempo!

Carissimo/a, cerchiamo collaborazioni in tutta Italia per fondare nuovi circoli del Popolo della Famiglia. Il Popolo della Famiglia è un soggetto politico aconfessionale e valoriale, di ispirazione cristiana aperto a tutti quelli che condividono il suo programma in difesa dei valori “non negoziabili”: il diritto alla vita; il diritto dei figli ad avere un padre e una madre; la dignità della persona, del lavoro e la sussidiarietà. Se condividi i nostri ideali e se vuoi aiutarci a difenderli, ti invitiamo a contattarci tramite questa pagina. Grazie.