Sui tanti modi di violare l’infanzia innocente

D. Vairani - Pubblicato il 20/02/2021 - Visite: 138 Facebook Twitter
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Grande dolore, grande trasporto, grandi parole per la Giornata Bambini Vittime della violenza. è stata la ventesima ricorrenza annuale, e si sono sentite parole altissime dai balconi più alti del mondo. Eppure additare altrove la pedofilia senza battersi il petto per quanto si lascia di inoperato e perfino di intentato per la salvaguardia dell’innocenza infantile significa, inevitabilmente, spostarsi dalla parte dei conniventi. Se non dei complici.

Presa la mano della bambina, le disse: “Thalità kumi”, che significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati!”. (Mc 5,41)

“Carissimi, quest’anno la GBV - Giornata Bambini Vittime della violenza, dello sfruttamento, dell’indifferenza e contro la pedofilia, compie 20 anni e sarà celebrata in tutta Italia e all’estero il 1° maggio con momenti di preghiera e con l’atteso incontro in Piazza San Pietro, con il Santo Padre Papa Francesco. Tanti ne sono passati da quando, un drammatico giorno di primavera, sono intervenuto salvando all’ultimo momento dalla morte per impiccagione una ragazzina che la madre aveva deciso di uccidere; da quando ho accolto i primi bambini che mi raccontavano le loro tristissime storie di abuso; da quando, con l’avvento delle nuove tecnologie, ho visto il turpe mercato dei bambini vittime di pedofilia, i nuovi schiavi alla deriva delle periferie digitali. È stato allora che ho fatto questa scelta di vita, ho dato una risposta a quello che Gesù Cristo mi chiedeva: stare dalla parte dei piccoli e fare di tutto per la loro tutela e protezione. È stato allora che Meter, l’associazione che ho fondato e che guido dal 1989, ha assunto con maggiore forza il suo ruolo di diakonia per l’infanzia. Da quel giorno, cioè dall’istituzione di questa ricorrenza nata in risposta al grave e triste fenomeno degli abusi e della pedofilia e pedopornografia – anche con i suoi risvolti di giustificazione culturale, ogni anno noi di Meter, e con una adesione sempre più crescente di persone, parrocchie e associazioni, abbiamo ricordato i piccoli, i deboli, tutti i bambini che sono rimasti senza voce e il cui urlo silenzioso, se non arriva alle nostre orecchie, arriva però al Cuore di Dio, Misericordioso, e al nostro cuore di essere umani e di pastori. In quest’occasione abbiamo scelto il seguente tema: Presa la mano della bambina, le disse: “Tha- lità kumi”, che significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati!”. (Mc 5,41). Parliamo cioè del passaggio dalla morte alla vita, dall’abuso alla guarigione, dal buio alla luce, dalla rassegnazione alla speranza, dalla negazione dell’esistenza alla vita piena e vera. Quanti bambini e bambine, piegate su se stesse, distese nel letto della morte, sono stati rialzati, hanno ripreso il cammino! Quante bambine, tra le piccole vittime, hanno anche avuto il coraggio di perdonare anche il loro aguzzino sull’esempio di Santa Maria Goretti!.Abbiamo bisogno del tuo sostegno e della tua preghiera per continuare il nostro impegno a favore dell’infanzia. Abbiamo la sensazione che è sempre più dimenticata, vilipesa, violata, sfruttata, commercializzata, fin dall’inizio del concepimento. Tutto questo ci provoca tanto dolore e sofferenza, ma anche tanto impegno personale e comunitario.
Avola, 7 marzo 2016
Don Fortunato Di Noto”.

L’uomo l’hanno lasciato solo, spaventosamente solo. Le adesioni di facciata da parte delle istituzioni (compreso il Presidente del Senato Grasso) in occasione di questa giornata ad evidenza pubblica non possono nascondere la verità: un uomo lasciato ogni giorno da solo. Ciò che da anni grida, però, non è “solo” un cruccio suo, è patrimonio mondiale dell’umanità: eppur sembra essere cagione di godimento velare la sua profezia con un mantello d’indifferenza. Perché l’opera di don Fortunato Di Noto – parroco di Avola (SR), fondatore di Associazione Meter – non è qualcosa di losco, di barbaro, di guercio. È qualcosa che ha a che fare direttamente con la presenza di Lucifero dentro la storia: violentare l’innocenza bambina è attentare al sogno primordiale di Dio. È voler inquinare le sorgenti per avvelenare l’intero corso del fiume: “Per comprendere meglio la questione e per superare l’idea che le foto e i video non sono realizzazioni virtuali ma reali – ha commentato presentando i dati del Report 2015 -, si pensi che stiamo denunciando il coinvolgimento di circa 700.000 bambini ridotti in schiavitù sessuale in tutto il mondo”. Per capire il dramma lancinante di questo prete – simile per stazza a Bud Spencer, identico nel cuore a Fra’ Cristoforo – c’entrano i numeri: in questo caso il numero “settecentomila”. I numeri non sono gli stessi per tutti gli uomini. Per qualcuno, quelli che fanno informazione, i numeri sono dei dati. Per altri sono cifre. Per altri, che sono dei sapienti, sono indici da analizzare. Per chi commercia sono indizi di fortuna. Per costoro, tutti questi numeri stanno zitti, non dicono più di tanto. Per don Fortunato, invece, questi numeri sono come le stelle del Piccolo Principe: sono numeri che sanno piangere. Solo a casa sua questi numeri singhiozzano, son numeri che nessuno possiede: “Credo sia opportuno – continua don Di Noto – sottolineare e ribadire che dietro una unità c’è un bambino violato e schiavizzato sessualmente”. In ogni numero abita una storia bambina, quel bambino fa piangere il numero: settecentomila sonagli che piangono. Eppure il vicinato umano tace, lo vorrebbero muto pure lui che da trent’anni sta in piedi a denunciare abusi e nefandezze perpetrate nei confronti dell’infanzia violata. Osano ancora chiamarlo prete-antipedofili: chi fa uso di quest’espressione sa di mentire. Non esiste il pedofilo, esiste la pedofilia che è cosa assai più estesa. Il pedofilo, qualora esistesse, sarebbe una unità, una monade, un pezzo di corpo malato: lo esporti e la sua presenza è stata bandita. Il problema è che ad esistere è la pedofilia: che, grazie al silenzio omertoso di chi tace, è diventata una filosofia, una moda, uno stile di vita sposato da intere lobby criminali. Una tendenza, la cui valenza sessuale è solo l’ultimo approdo di un pensiero inquinato. Persino malsano, ignominioso, perverso. I potenti, questo prete, l’hanno isolato. Qualcuno lo minaccia di morte a scadenze puntuali: sono troppi gli interessi che le sue parole destano dal sonno. L’omertà degli adulti, però, non è più tutto: “Gli adulti ostacolavano le indagini, i piccoli hanno permesso una svolta”, ha detto il procuratore aggiunto di Napoli Nord, Domenico Airoma. Da qualche giorno don Fortunato non è più completamente solo: i bambini stanno ridandogli quella speranza che lui, per decenni, ha assicurato loro, gridando nel deserto. Tre bambini che denunciano, però, sono il racconto di un sogno diventato segno: i bambini iniziano ad auto-difendersi. Ad alzarsi.
È affare nostro, affare di tutti. È troppo facile ridurre la questione ai pedofili, ai mostri: tutto il mainstreming socio-culturale che ci propinano come verità ne è in qualche modo “complice”.


Silvio Viale, medico abortista, è candidato per il Pd alle elezioni amministrative di Torino. Per meglio sottolineare i propri “meriti”, il dott. Viale ha voluto comparire nelle immagini pubblicitarie della campagna elettorale con in mano le confezioni di RU486l ovvero la pillola abortiva che manda in pronto soccorso il 3,3% di donne che la utilizzano, secondo l’Australian Family Physicians, che nel 5% dei casi provoca un’’interruzione incompleta della gravidanza per cui è necessario effettuare un’’aspirazione o un raschiamento dell’’utero, secondo la Société suisse de gynécologie & obstétrique e che uccide 10 volte di più dell’aborto chirurgico, come sottolineato in un famoso editoriale del New England Journal of Medicine. “Basta con questa ipocrisia”, ha commentato Severino Antinori, ginecologo e presidente dell’Associazione mondiale di medicina riproduttiva. “Basta con le informazioni false. Smettiamola di dire che la pillola Ru486 aumenta la libertà della donna. Aumenta soltanto la sua libertà a farsi del male. Gli effetti della pillola sono devastanti per la donna e raccapriccianti per quel che succede al feto”. Su “Libertà e Persona” si leggono alcune frasi attribuite a Silvio Viale da un testimone oculare: “Io i bambini li frullo, sì, li frullo, non ho paura a dirlo”, avrebbe detto il ginecologo radicale nel 2008 ad un convegno del Movimento per la Vita a Trento. Nel 2013, si è tradito affermando: “Non sono un fanatico che fa le crociate contro la Chiesa, anzi quest’anno ho mandato un paio di pazienti al consultorio del Movimento per la vita perché mi sembrava evidente che il bambino volevano tenerlo”. Si, ha proprio detto “il bambino”, evidentemente ben consapevole di chi siano i destinatari degli aborti che pratica con orgoglio.


L’associazione degli psichiatri americani (APA) ha scritto nel suo ultimo manuale che la pedofilia, «il desiderio sessuale verso i bambini è un orientamento» come gli altri. La decisione denunciata dall’Associazione della famiglia americana (AFA) va così a completare un lungo percorso di sdoganamento cominciato già negli anni Cinquanta. Dieci anni fa il Dsm-4 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) ha declassato la pedofilia da “malattia” a “disordine”. Ma nel nuovo testo, il Dsm-5 pubblicato quest’anno, l’APA fa un passo ulteriore come denuncia l’AFA: “Come l’APA dichiarò negli anni Settanta che l’omosessualità era un orientamento sotto la forte pressione degli attivisti omosessuali, così ora sotto la pressione degli attivisti pedofili ha dichiarato che il desiderio sessuale verso i bambini è un orientamento”. L’APA distingue tra pedofilia e atto pedofilo: se il desiderio sessuale nei confronti dei bambini è un orientamento come gli altri, l’atto sessuale viene considerato “disordinato” per le conseguenze che ha sui bambini. Già nel Dsm-4 si considerava “disordine mentale” quello di una persona che molestava un bambino, se la sua azione “causa sofferenze clinicamente significative o disagi nelle aree sociali, occupazionali o in altri importanti campi”. E già nel 1998 sul Bollettino di Psicologia era stato pubblicato uno studio per dimostrare che gli abusi verso i bambini non causano danni così gravi. Gli autori (Bruce Rand della Temple University, Philip Tromovitch dell’Università della Pennsylvania e Robert Bauserman dell’Università del Michigan) avevano ridefinito l’”abuso sessuale sui bambini”, affermando che “le esperienze sofferte da bambini, sia maschi sia femmine, che hanno subito abusi sessuali sembrano abbastanza moderate”. Inoltre, si legge, “l’abuso sessuale su un bambino non necessariamente produce conseguenze negative di lunga durata”. E infine si conclude: “Il sesso consensuale tra bambini e adulti, e tra adolescenti e bambini, dovrebbe venire descritto in termini più positivi, come ‘sesso adulto-bambino’ e ‘sesso adolescente-bambino’”.


Marco Guerra, su La Nuova Bussola quotidiana, scrive che, in vista del voto alla Camera sulle unioni civili il prossimo 9 maggio, si era deciso di calendarizzare per mercoledì 27 e giovedì 28 aprile la discussione delle mozioni che invitano il governo ad intervenire sulla pratica dell’utero in affitto. Un modo, assai debole, per arginare i problemi che sorgeranno inevitabilmente dall’approvazione del ddl Cirinnà. La stepchild adoption è stata stralciata, con grande euforia (ipocrita) del Ncd. Ma sappiamo bene che prestissimo rientrerà dalla finestra. Oltretutto, il governo ha fatto di tutto per evitare dibattito e approfondimento. Vuole portare a casa la legge subito: serve come trofeo da mostrare per la campagna elettorale e per accontentare la potente lobby LGBT (ha detto, il PD, che il Governo – del “cattolico” e “democratico” Renzi porrà la questione di fiducia anche alla Camera, per una rapida approvazione del matrimonio gay). Ebbene, non v’è stata alcuna discussione. Infatti alla fine il Pd e Area Popolare hanno votato per il rinvio sine die della discussione e del voto sulle mozioni presentate dai vari partiti. Il motivo è semplice: anche se non si è data alcuna motivazione ufficiale, si sa che in casa democratica sono divisi e non sanno che pesci pigliare. Meglio allora non impantanarsi in polemiche che potrebbero mettere in difficoltà il presidente del Consiglio. Ma il vero problema non è tanto il Pd. La figuraccia più grande l’hanno fatta i moderati di Ncd, che ancora una volta hanno obbedito come cagnolini al partito di maggioranza. Pur di salvare la poltrona e di garantirsi lo stipendio, hanno rinviato a data da destinarsi la discussione su un tema a loro dire fondamentale. Alfano si è riempito la bocca con la storia della messa al bando dell’utero in affitto e ora che fa? Salva il Pd dall’imbarazzo e ritira tutto con la coda tra le gambe. Eppure, nota Guerra, “l’approvazione della mozione contro l’utero in affitto era una delle condizioni che avevano posto i parlamentari cattolici della maggioranza affinché potessero dare il loro voto al ddl sulle unioni civili che approderà in aula alla camera il 9 maggio”. “L’ennesima promessa tradita – aggiunge – che può mettere in serio imbarazzo molti deputati dell’Ncd che non sanno più come giustificare il loro appoggio ad una legge che, con il passare delle settimane, si profila sempre di più come l’istituzione di un simil-matrimonio che non pone limiti alla filiazione e consente la programmazione di bambini orfani di madre o di padre”.
“Con ogni probabilità – conclude – non ci sarà quindi alcuna mozione contro l’utero in affitto prima del voto definitivo sulla unioni civili. E vista la fatica che il Pd fa nel ritrovarsi anche su un generico atto di indirizzo che non impegna in modo obbligatorio l’esecutivo, si capisce benissimo che il Governo Renzi non varerà mai delle misure concrete volte a perseguire la barbara pratica dell’utero in affitto”.


Un uomo di 49 anni ha speso 44 mila dollari per ottenere due gemelline attraverso la pratica dell’utero in affitto al solo scopo di abusare di loro. Una delle storie più terribili da quando la maternità surrogata è stato legalizzata in molte parti del mondo è avvenuta in Australia, portando alla luce alcuni dei problemi insormontabili che la tecnica presenta. L’uomo, che vive con la moglie nel piccolo Stato di Victoria, ha ammesso il 21 aprile di essere colpevole per tutti i 37 capi di accusa presentati dal pubblico ministero, compresa la produzione di quasi 7 mila immagini e video pedopornografici. Di questi almeno 300 riguardavano le sue due figlie, altri le sue nipoti. Secondo quanto dichiarato dalla polizia federale australiana, è il materiale più depravato mai. Il nome dell’uomo e delle bambine, così come il paese asiatico dove sono state concepite, non può essere rivelato. Secondo l’esclusiva del Sydney Morning Herald, l’uomo non aveva mai manifestato interesse a diventare genitore durante il matrimonio, celebrato nel 1990. Proprio negli anni 90, ha dichiarato alla polizia, ha cominciato a provare attrazione per immagini e filmati pedopornografici, cercando però di resistere e cancellando nel 2007 tutto il materiale scaricato fino ad allora.
Nel 2009, quando riallacciò i rapporti con suo fratello, cominciò ad abusare delle sue nipotine di quattro e sei anni. Da quel momento, cambiò idea sull’ipotesi di concepire un figlio. Vista l’età avanzata, sia il concepimento naturale che l’inseminazione artificiale fallirono. La coppia pensò anche all’adozione, ma non era idonea per accedere all’istituto. Quando la moglie, nel 2012, propose allora di ricorrere all’utero in affitto, l’uomo accettò.
Non lasciamo solo don Forunato di Noto 365 all’anno: battiamoci con ancora più forza e decisione contro la cultura moderna dello scarto. Tutto ciò che “limita” i desideri individuali va distrutto e annientato, a partire dalla famiglia naturale: la famiglia è l’ostacolo principale alla liberalizzazione dei diritti.
Uno stato che non investe seriamente sulla famiglia sarà sempre un ostato connivente con la riduzione della persona ad oggetto: quali anticorpi se non la famiglia, la comunità, la rete dei territori, la sacralità della persona dalla nascita alla morte naturale? L’indagine conoscitiva “Emozioni e comportamenti dei minori nella Rete” condotta dall’Associazione Meter Onlus di don Fortunato Di Noto (www.associazionemeter.org) nelle scuole italiane ci mostra un quadro agghiacciante.

I ragazzi? Comunicano in Internet senza nessuna sicurezza e il 20% di essi ha ricevuto immagini pedopornografiche e pornografiche non volute e tentativi di adescamento. In un mondo giovanile in cui Whatsapp è uno dei social più utilizzati, vanno allo sbando senza “cinture di sicurezza”. E gli adulti non sanno che cosa fare.

L’analisi dei dati indica che i minori navigano su Internet mediante smartphone (37%), pc (26%), tablet (16%), iPhone (11%), iPad (7%), altro dispositivo (3%) (item 2), utilizzando Internet per chattare (26%), scaricare musica, foto e video (22%), giocare (19%), navigare in rete (18%), fare i compiti (15%). Sono emerse differenze significative legate alla variabile sesso; i maschi preferiscono giocare online (61% vs 39%), mentre le femmine preferisco chattare (57,2% vs 42,8%) e scaricare foto, musica e video (59,1% vs 40,9%). Il 96,4% dei minori utilizza Youtube, in particolare per guardare video e per ascoltare musica (79,5%), scaricare video e musiche (16,3%), inserire video (4,3%) (item 8). Nello specifico, i minori dichiarano di inserire, ascoltare e guardare un certo tipo di video: il 57,6% musicali, il 28,1% comici, il 14,3% giochi, lo 0,1% sessuali. Dall’analisi dei dati emergono differenze legate alla variabile sesso: le femmine preferiscono inserire, ascoltare e guardare video musicali (67,4% vs 32,6%); i maschi preferiscono i giochi (79,6% vs 20,4%). Il campione utilizza Internet per chattare attraverso i seguenti social network: Whatsapp (47,1%), Facebook (32,6%), Instagram (11,2%), Messenger (3,6%), Twitter (2,8%), Ask (1,7% ), Altri social (1,1%). In riferimento alla variabile sesso, le femmine utilizzano maggiormente i social network rispetto ai maschi. In particolare, le femmine preferiscono sia Whatsapp (58,6% vs 41,4%) sia Twitter rispetto ai maschi (66% vs 34%). I dati riportati dall’indagine conoscitiva hanno chiaramente messo in evidenza che il 20,3% (vs 79,7%) dei minori afferma di aver ricevuto immagini non adatte alla loro età. Nello specifico, l’83,7% delle immagini sono a sfondo sessuale (es. foto porno), l’8,9% violente (es. bambini violentati dall’Isis), il 4,4% pubblicitario, il 3% finalizzati all’adescamento. Sono emerse differenze significative legate alla variabile sesso: i maschi ricevono maggiormente immagini violente e pubblicitarie (83,3% vs 16,7%), mentre le femmine ricevono maggiormente immagini a contenuto sessuale (54% vs 46%).

Quanto emerso non può essere definito un dato rilevante statisticamente, ma è opportuno sottolineare che ogni numero cela un minore: quindi 314 su 1.543 hanno ricevuto immagini non adeguate alla loro età, senza il loro consenso, nel proprio dispositivo elettronico. Inoltre 4 minori di 10 anni, la fascia d’età più bassa del nostro campione, dichiarano di aver ricevuto messaggi e foto finalizzati all’adescamento; esiste un rapporto 3:1 tra i soggetti di sesso femminile e i soggetti di sesso maschile (75% vs 25%). Il dato rilevato consente di mettere in luce i potenziali rischi a cui sono esposti nell’utilizzo dei social network, delle chat apparentemente private e attraverso il loro smartphone che dà la possibilità di entrare in contatto con il mondo.
Non tutti i genitori sono a conoscenza della ricezione di questa tipologia di immagini, in quanto il 36,6% dei minori “qualche volta” naviga in rete con i genitori, il 24,2% “raramente”, il 20,2% “mai”, il 14,7% “spesso”, il 4,2% “sempre”. Quanto emerso consente di fornire informazioni ai genitori sui rischi cui potrebbero incorrere i loro figli attraverso l’utilizzo della tecnologia e di Internet e richiedere loro una maggiore attenzione e una aumentata consapevolezza del loro ruolo genitoriale anche nella realtà virtuale. Il 25,3 % sostiene di provare “sempre” fastidio quando qualcuno vuole curiosare mentre è online, il 23,5% “qualche volta”, il 19,7% “mai”, il 17,6% “spesso”, il 13,9% “raramente”. Il 55,3% afferma di non essere “mai” giù di tono o irritabile quando non è connesso, il 21,8% “raramente”, il 13,4% “qualche volta”, il 6% “spesso”, il 3,5% “sempre” (item 18). I dati acquisiti ci consentono di confermare la nostra ipotesi, ovvero che la rete può a volte influenzare le emozioni dei minori anche quando non si è connessi. Il coinvolgimento delle emozioni avviene anche quando si è derisi su Internet: a tal proposito il 73,5% dichiara di non essere “mai” stato deriso, il 14,5% “raramente”, l’8,9% “qualche volta”, il 2,4% “spesso”, lo 0,8% “sempre” (item 23). In caso di derisione subita su Internet, il 52% (vs 48%) sostiene di parlarne con qualcuno (item 24). Inoltre, la derisione avviene prevalentemente in gruppo (54,6% vs 45,4%), item 22. Infine il 56,3% dei minori sa che cosa sia il cyberbullismo e il 21,5% di essi conosce il sexting (invio di messaggi e foto a scopo di ricatto sessuale).
“L’analisi di questi dati dovrebbe farci riflettere: i nostri ragazzi vanno online senza allacciare le cinture, e il rischio di andare a sbattere contro qualcosa di virtuale che diventa drammaticamente reale è comunque alto”, dice don Fortunato Di Noto. Per il sacerdote siciliano, inoltre: “Appare chiaro come i nostri adulti si disinteressino spesso di quello che i figli fanno con gli apparati elettronici che peraltro siamo proprio noi ‘grandi’ a mettere loro in mano. Questo – aggiunge – finisce in fondo per renderci colpevoli due volte: una per aver dato loro uno strumento senza spiegargli come si usa; ed una per aver permesso loro di usarlo senza criterio”. Per don Fortunato: “Insomma, diciamocelo chiaro: le nuove tecnologie sono un’opportunità, ma non possiamo lanciare i nostri figli allo sbaraglio: i genitori assenti generano figli orfani”, conclude. Adulti, genitori, amici: stiamoci con i nostri figli. A qualsiasi costo.

Fonte: La Croce Quotidiano - Maggio 2016

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