Una famiglia che Padre Pio amava tanto

Pubblicato il 19/09/2020 Autore/Fonte: G. Brienza Visite: 73
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All’intercessione di Padre Pio da Pietrelcina (1887-1968), l’ha detto il segretario di Stato vaticano, card. Pietro Parolin, celebrando il 13 settembre scorso la Messa nel santuario di San Giovanni Rotondo (Foggia), è affidata l’ormai prossima celebrazione dell’Anno Santo della Misericordia. Per celebrare la memoria e l’eredità spirituale del Frate stigmatizzato del Gargano, non basta naturalmente un articolo. Nel giorno della sua memoria liturgica, ci pare utile presentare l’esempio luminoso di due coniugi cristiani che, forse più di altri, hanno vissuto all’ombra di Padre Pio, cercando di realizzare la loro vocazione matrimoniale sotto la sua guida e la sua protezione. Stiamo parlando di Settimio Manelli (1886-1978) e Licia Gualandris (1907-2004), terziari francescani e figli spirituali di San Pio, la cui eroicità delle virtù è stata riconosciuta anche dalla Chiesa che, nel 2010, ha avviato la causa di beatificazione, proclamandoli nel 2014 “Servi di Dio”. Personalmente spero presto di vederli Venerabili, anche per quell’altro “particolare” della loro vita matrimoniale che oggi merita davvero di essere riproposto. La famiglia Manelli, infatti, è stata benedetta da ben 21 figli, 13 dei quali tuttora viventi (sette fratelli e sei sorelle). Tra questi, c’è anche una figura eccezionale come padre Stefano Maria Manelli che, da sacerdote francescano conventuale, ha fondato un nuovo e dinamico Ordine religioso, i Francescani dell’Immacolata, al quale ha poi aggiunto anche quello femminile delle Suore Francescane dell’Immacolata. Sette dei 45 nipoti di Settimo e Licia Manelli (84, finora, i pronipoti) sono diventati religiosi di quest’Istituto religioso (due sacerdoti e cinque suore Francescane dell’Immacolata), per il cui incremento Papa Francesco ha autorizzato, nel 2013, un “commissariamento” che, comunque, non è stato scevro finora di punti d’ombra e si sta protaendo forse troppo. Eppure la storia e la fecondità spirituale di Settimio e Licia Manelli credo proprio facciano parte della missione e dell’apostolato esercitati finora con grandi frutti (anche di vocazioni) dai frati di P. Stefano Manelli.

Ma tornando a Settimio, prima di conoscere la futura sposa, il giovane professore chiedeva continuamente al Signore di fargli conoscere una brava ragazza con la quale formare una famiglia secondo il piano di Dio. Nell’opera “Vicino a Padre Pio”, il frate cappuccino P. Guglielmo Alimonti, ha incluso lui e sua moglie tra le figure significative che hanno contribuito a comporre il grande mosaico che è stata la storia umana e soprannaturale del Santo di Pietrelcina. Dopo una breve descrizione della loro vita matrimoniale e spiritualità, P. Alimonti nel suo libro ha composto una poesia in prosa che ne fa cogliere nel modo più efficace i tratti essenziali. Merita di essere citata in diversi versi: «Settimio Manelli, ventuno i tuoi figli. È Licia tua sposa nel nome di Dio./ A scuola  stupisci i tuoi compagni. Brillante docen- te di storia e lettere./ [...] Amico di tutti; amato dai giovani./ Di anno in anno la prole aumenta. - È Dio, mia Licia, che accende la vita!/ Scoppiata la guerra, la patria ti chiama. Tu compi il dovere da buon capitano./ Sei uomo di fede, ti piace pregare. Poi l’ora è matura: si va a Padre Pio!/ Vi fate terziari per mano del Padre./ V’addita alla gente: “cristiani esemplari”./ Più d’uno dei figli ha scelto il Signore./ Annunziano al mondo la pace di Cristo./ Famiglia virtuosa, la gente vi ammira. La Chiesa propone la gloria per voi./ È ricca di frutti la vostra bontà. L’Italia stupisce; l’Abruzzo vi onora./ Fecondi d’amore, fecondi di prole, messaggio di vita nel nome di Dio».

«È un cristiano “tutto d’un pezzo”!», ha detto San Pio a proposito del suo figlio spirituale Settimio Manelli. Il cappuccino stigmatizzato ci ha lasciato così quella «definizione splendida, lapidaria» che ha rievocato proprio uno dei suoi 21 figli, padre Stefano M. Manelli. Eppure Settimio da giovane non ebbe una vera educazione religiosa. Entusiasta, ardente e amante della vita, pur non condividendo le esigenze delle Fede, tuttavia ammirava profondamente Cristo e il suo Vangelo, anche se non riconosceva la sua Chiesa, e quest’ammirazione l’ha sostenuto impedendogli grandi cadute. Nella facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma “La Sapienza” si laureò nel 1914, per poter intraprendere la professione di insegnante ma, seguito dell’ingresso dell’Italia nel primo conflitto mondiale (1915-18), è mobilitato con il grado di «Sottotenente di milizia territoriale, armata fanteria, effettivo nel distretto di Teramo». Al termine del conflitto mondiale Settimio è congedato col grado di Capitano per meriti di guerra.

Abbagliato dalle esperienze militari e dalla vittoria, Settimio continuò nel dopoguerra a trascurare la vita spirituale ed a vivere una vita morale dissoluta. Dopo un po’ di tempo, però, sentì crescere in sé inquietudini e rimorsi. Comincia quindi per lui quella lunga e salutare crisi spirituale che, nel 1924, lo portò, a 38 anni suonati, ad incontrare Cristo nella persona di Padre Pio. Dopo aver conosciuto a San Giovanni Rotondo il Santo frate, ne diventò figlio spirituale, pensando anche, per qualche tempo, di farsi sacerdote. Per questo motivo, partecipò poco dopo ad un corso di Esercizi spirituali, dal quale uscì però con il confermato proposito di rispondere alla sua vera vocazione, quella al matrimonio ed alla famiglia.

La conversione di Settimio alla scuola di Padre Pio fu immediata e integrale. Dopo averlo incontrato, infatti, il Cappuccino disse così di lui: «È un’altra anima guadagnata a Gesù».

Nel 1926 Settimo sposò Licia e, fin da subito, pensano a fondare una famiglia numerosa e povera come scelta consapevole conseguente alla loro vocazione, convinti che tutti i figli ricevuti da Dio sono benedizioni e Suoi meravigliosi doni.

Licia era nata a Nembro (Settimio a Teramo) e, nella sua piccola cittadina del bergamasco, ricevette tutti i Sacramenti. Nel 1918 conseguì la licenza primaria presso la Scuola elementare femminile del Comune di Nembro ma, successivamente, decise di interrompere gli studi, perché il suo temperamento pratico la portava alla vita attiva in aiuto alla famiglia. Licia fu quindi assunta ed iniziò a lavorare per una ditta di Nembro, sebbene fin d’allora la sua vocazione gli appare chiaramente quella di formare una famiglia ed accudire i propri figli. Per questo si rivolse alla Madonna dello Zuccarello, dal nome del Santuario di Nembro nel quale si recava ogni giorno per la Messa e, come riportano i figli, prega la Vergine perché le faccia incontrare «un bravo e cristiano giovane». Esattamente un anno dopo conobbe Settimio, che era professore di Lettere a Bergamo.

Licia, fedele all’insegnamento di Padre Pio, da giovane è stata sempre ragazza “acqua e sapone”. Il Santo di Pietrelcina, infatti, usava ripetere alle sue figlie spirituali: «Non ti dar pensiero della bruttezza o bellezza fisica. Ti basti la bellezza dell’anima».

Già in viaggio di nozze Settimio gli fece conoscere Padre Pio e, non appena lo incontrò, anche Licia gli chiese di diventare sua figlia spirituale. Come il marito condividerà di lì a poco con lui la professione di terziaria francescana.

I figli la ricordano come un tipo schietto e attivo, con un temperamento molto determinato che l’ha aiutata nella cura del marito e nell’educazione dei figli. «Ogni sera - ha scritto uno dei suoi 21 figli, Pio Manelli - ci radunava intorno alla sua sedia, vicino alla stufa a carbon coke per recitare insieme il Santo Rosario; altro che televisione, cinema o balli! Era lì la forza di mia Madre, da lì è nata nei figli la volontà di studiare, sistemarsi e praticare una vita da veri cristiani». La notte, invece, ricordano sempre i figli, usava metterli a letto passando uno per uno per benedirli con il suo crocifisso.

Tutta la vita di Settimio e Licia, insieme a molte gioie, è stata punteggiata da piccole e grandi croci, che entrambi hanno sempre accettato perché pienamente consapevoli che tutte rispondevano alla Volontà di Dio.

Per farvi fronte la loro forza era nella preghiera, nella quotidiana frequenza ai Sacramenti e nel raccoglimento che, nel tempo, è aumentato nelle loro anime. È vero pure che, San Pio da Pietrelcina, i cui insegnamenti e consigli essi hanno seguito alla lettera e senza discutere anche quando costavano dolore, ogni tanto con i suoi interventi miracolosi ha alleggerito e alleviato le pene dandogli la forza di continuare.

La famiglia è la prima “fucina” della santità e, quella di Settimio e Licia Manelli, è stata senza dubbio un ambiente in è stato possibile respirare, anche nei dettagli più minuti, l’ideale di vita cristiano. Padre Pio, non appena vide in sacrestia i due sposi novelli che erano venuti a trovarlo, li benedisse con queste parole: «Crescete e moltiplicatevi. Supererete i venti figli». Durante la Confessione, inoltre, Licia si sentì spinta a chiedere al Santo di Pietrelcina di benedire la nuova famiglia che stava per nascere. Il frate le rispose con una ulteriore splendida e rassicurante promessa: «Questa è la mia famiglia, guidarla e proteggerla me lo sono assunto come un dovere».

Settimio e Licia sono stati tra i primi figli spirituali di San Pio e, oggi, sono i primi laici guidati dal Frate stigmatizzato ad essere riconosciuti Servi di Dio. Specie per il primo, non sono mancate in vita le attestazioni pubbliche di santità pronunciate direttamente dal cappuccino del Gargano. Oltre a quelle finora esposte, è particolarmente significativa una di recente ricordata da Pio Manelli: «La conoscenza di Padre Pio - ha scritto a proposito di suo papà Settimio - capovolse tutte le sue cognizioni della vita ed egli lo seguì con tale entusiasmo e fermezza che, dopo molti anni, Padre Pio un giorno disse ai fedeli radunati intorno a lui, mentre Papà gli andava incontro: “Quest’uomo vive il Vangelo integralmente”».

Alla morte di Padre Pio, Settimio Manelli ha così sintetizzato il suo pensiero sulla figura e la missione del santo frate stigmatizzato: «Il mistero di Padre Pio è il mistero di quel giorno in cui Gesù, con una sanguinosa crocifissione di trasferimento in lui delle sue onnipotenti stimmate, lo consacrò campione della sua incrollabile Chiesa.

Come Gesù, Padre Pio, re nascosto, mite ed umile di cuore, praticava la giustizia e camminava nell’amore; soffriva, piangeva, pregava incessantemente per noi, perdu- to nella comunione delle anime di cui era l’alba liberatrice. Ogni giorno, lo trovava in combattimento affranto, anche se non sembrava, ma la sua anima era là, diritta, lampeggiante, tremenda contro gli abissi che sbarrava, ardente per Iddio che innanzi a lui passava e lo attendeva. Primo fra i Sacerdoti con la gloria delle vive piaghe di Gesù nel suo corpo, Padre Pio ha rivelato in prodigi, segni e opere di rara potenza, la magnificenza e l’amore dell’Altissimo. Egli ha percorso invisibilmente la terra scuotendo e riportando le anime “che Dio gli aveva affidato” (Gv 17,12) dalla confusione e dal male alla volontà di salvezza dal fuoco eterno. Via alle anime, porta agli sbandati, misericordia ai caduti, pietra d’angolo di resurrezione. Padre Pio, con le sue opere di vita e di amore ha innalzato un arco di vittoria a Cristo e ha trasformato sé stesso in un altare vivente. Padre Pio ha fatto della sua vita il gran poema di Cristo, percorrendo, scortato dagli Angeli invisibili, il faticoso cammino tra gli osanna e i crucifige di questo mondo immerso nella scienza delle tenebre.

E in quel giorno dell’anno appena trascorso (il 23 settembre 1968), in cui il Sommo Re, reduce da un lungo viaggio, l’ha chiamato al rendiconto dei talenti consegnatigli alla partenza, egli avrà potuto rispondere umile e gioioso: “Signore, ecco i vostri talenti, ne ho guadagnati altrettanti”. E il Sommo Re: “Bravo, servo buono e fedele, sei stato fedele nel poco, avrai autorità su molto. Entra nel gaudio del tuo Signore”».