«Col governo Draghi un’opportunità da non sprecare». Nel Popolo della Famiglia se ne ragiona

«Per troppo tempo la democrazia è stata soppiantata dalla demagogia che l’ha fatta da padrona in questa cosiddetta “terza repubblica”». Abbiamo intervistato il dirigente del PdF Mirko De Carli per raccogliere le sue impressioni sul neonato Governo Draghi.



 «Per  troppo  tempo  la  democrazia  è  stata  soppiantata  dalla  demagogia  che  l’ha  fatta  da  padrona  in  questa  cosiddetta  “terza  repubblica”». Abbiamo  intervistato  il  dirigente  del  PdF Mirko De Carli per raccogliere le sue impressioni sul neonato Governo Draghi.
 
 Ciao  Mirko  e...benvenuto  nella  quarta  Repubblica!  Mah,  davvero  siamo  entrati  o  stiamo entrando nella “quarta Repubblica”, termine usato dal giornalista televisivo Nicola Porro e da te più volte e convintamente  ripreso?  Cosa  si  intende,  e  cosa  intendi  tu, con questo termine?

 
 Caro  Gianluca,  benvenuti  nella  quarta  repubblica nel senso che si apre una stagione completamente nuova rispetto a quella precedente. Abbiamo vissuto da circa il 2013 in poi legislature contraddistinte dallo scontro tra forme di populismo contrapposte: il Movimento 5 stelle (che puntava sull’anticasta), la Lega e fratelli d’Italia (che hanno costruito la  loro  retorica  sull’antieuropeismo  e  sulle  questioni  dei  flussi  migratori).  Mentre  ora come  vediamo  tutti  sono  accorsi  attorno  a  quella che comunemente si chiama “l’agenda  Draghi”  per  cercare  attraverso  l’agenda  Draghi,  che  è  fatta  di  più  lavoro,  più  risorse  che creino investimenti e produttività e occupazione,  Europa  come  opportunità  e  non  come problema, “piano Marshall” del Recovery  Fund...hanno  tutti  cercato  di  attingere  da  quest’agenda  per  caratterizzarsi  dentro  un profilo diametralmente opposto, che non è  più  quello  di  forze  populiste,  ma  di  forze  democratiche  che  mirano  a  conquistare  il  consenso sulla capacitò di realizzare le cose che  hanno  detto.  Ecco,  questa  è  la  differenza,  questa  è  la  mutazione  che  abbiamo  visto  di  Matteo  Salvini,  è  la  grande  regia  di  Silvio Berlusconi che sin dall’inizio ha creduto  nell’opportunità  di  un  governo  di  larghe  intese,  e  l’ennesima  giravolta  dei  populisti  grillini,  che,  pur  di  rimanere  in  parlamento  e  di  rimanere  al  governo,  hanno  accettato  di  andare  al  governo  con  Berlusconi,  cosa  che avevano rifiutato nella prima esperienza gialloverde con Matteo Salvini a inizio legislatura. Per quanto mi riguarda ho auspicato sin dall’anno scorso, a partire da novembre, che  si  avviasse  questo  percorso,  ritenendo  inadeguata  la  limitata  maggioranza  che  sosteneva  il  governo  Conte  bis,  e  inadeguata  anche  la  classe  dirigente  che  rappresentava   il   governo   dell’esperienza   giallorossa   di  Conte;  per  cui  abbiamo  rilanciato  come  Popolo  della  Famiglia  la  necessità  di  una  stagione  di  larghe  intese,  una  stagione  di  responsabilità nazionale, dove tutte le forze politiche si trovassero in un comune respiro, affinché  si  potessero  definire  delle  azioni, che  andassero  poi  a  riguardare  l’azione  dei  governi  futuri  dei  prossimi  10/15  anni.  È  come se dovessimo andare a definire le regole  del  gioco  di  una  partita  di  calcio:  non  possono  definirle  una  squadra,  le  devono definire tutte le squadre che scenderanno in  campo,  in  modo  che  poi  dopo  nessuno  discuta su quelle regole. La stessa cosa vale per  le  azioni  che  devono  essere  compiute  come  priorità  di  questo  nuovo  governo  Draghi che si andrà a formare. Quindi il Piano Nazionale per la Rinascita e la Resilienza (PNRR),  l’utilizzo  quindi  dei  soldi  del  piano  Next Generation Eu, la campagna vaccinale, i sostegni economici all’economia reale per aiutare  famiglie  e  imprese,  e  quello  che  è  un reale rilancio del tessuto economicoimprenditoriale  nazionale  gravemente  colpito  dalla recessione susseguente alla pandemia sanitaria. Per cui in questo senso è bene che si  uniscano  tutte  le  varie  fazioni  politiche,  costruiscano  un  campo  comune  attraverso  la  migliore  realizzazione  possibile  di  pratiche politiche che creino benessere diffuso, e dopo si dividano nella lotta politica come preferiscono: quello che ha detto papa Francesco in una lungimirante intervista a inizio anno  al  tg5:  si  abbandoni  per  un  certo  periodo la lotta politica, prevalga il noi e si abbandoni l’io, per poi, una volta messo in sicurezza il Paese, superata la pandemia e create le condizioni per superare gli effetti negativi sul  piano  economico  della  pandemia  stessa, ognuno possa tornare a vivere la propria competizione politica come è giusto che sia.
 
Il governo Draghi sarà un governo tecnico, politico, di scopo...un mix di questi aspetti?
 
Il governo Draghi sarà un governo politico – lo dico da settimane. Il governo Draghi sarà un governo politico perché Draghi è un politico;  l’ultima  responsabilità  che  ha  avuto  da Presidente della Banca Centrale Europea non è una responsabilità di una figura tecnica, ma è una responsabilità di una figura prettamente politica, che deve trattare quotidianamente con capi di Stato e di governo del Consiglio europeo. Pensate a quello che Draghi  è  riuscito  a  fare  con  l’alleanza  con  Angela  Merkel  per  bloccare,  arginare  tutte  le  azioni  di  blocco  costruite  dalla  Deutsche  Bank  e  dal  ministro  dell’economia  tedesco  Schäuble, che erano contrari alla pratica del Quantitative  easing  per  salvare  i  debiti  sovrani dei Paesi europei più colpiti dalla crisi finanziaria del 2011. Quindi Draghi farà un governo politico; credo che entreranno dentro dei politici, tolta qualche figura tecnica in alcune aree divisive  come penso il ministero degli interni, per citarne uno  e credo che sarà un governo che farà delle scelte prettamente politiche perché non sarà un governo di  breve  durata.  Credo  che  la  valutazione  sulla  durata  di  questo  governo  si  farà  poco  prima dell’elezione del Presidente della Repubblica, nel senso che se il Paese avrà imboccato una strada buona e si saranno create le condizioni perché il Paese venga messo in sicurezza si potrà valutare l’ipotesi, anche da  me  paventata  da  settimane,  che  Draghi  possa  essere  il  nome  votato  all’unanimità  a  Presidente  della  Repubblica  per  portare  il  Paese al voto una volta insediato; se invece il Paese non avrà le condizioni necessarie per essere tenuto in sicurezza come appunto ora non è, a quel punto potrebbe continuare l’esperienza  del  governo  Draghi,  chiedendo  al  Presidente Mattarella di fare quello che fece Napolitano  con  il  prolungamento  temporaneo del suo mandato in attesa di concludere l’esperienza del governo Draghi per poi fare eleggere Draghi Presidente della Repubblica magari a fine legislatura.
 
Draghi prossimo Presidente della Repubblica?

 Credo  proprio  che,  come  ti  ho  risposto  alla  precedente  domanda  che  mi  avevi  posto,  Draghi abbia tutte le carte in regola per essere il prossimo Presidente della Repubblica. Bisogna  solo  capire  quando:  se  a  scadenza naturale  del  mandato  di  Mattarella  o  se,  confermando  Mattarella  per  il  tempo  della  conclusione della legislatura, facendo quanto  è  avvenuto  con  il  Presidente  Napolitano,  andare  a  diventare  Presidente  della  Repubblica nel 2023.
 
 Prestiti dall’Europa: il tasso d’interesse aumenta, col tempo, se gli investimenti sono mal fatti? In questo senso il governo Draghi fa ben sperare, o no? L’Italia darà o riceverà più dall’Europa? O sarà uno scambio alla pari? Ci sentiremo più europei? Il processo di  integrazione  europea  sta  procedendo?  Sta  procedendo  bene?  Qualcuno  potrebbe  chiedersi addirittura se è bene che proceda, con buona pace dei “padri fondatori”...
 
Penso che sia una straordinaria opportunità quella di aprire la stagione del debito europeo  comune  e  non  più  dei  debiti  nazionali  sovrani.  Perché  di  questo  si  tratta:  il  piano  Next  Generation  Eu  non  prevede  altro  che  una raccolta di fondi dal mercato attraverso l’azione  della  Banca  centrale  europea  che  poi li ridistribuisce secondo un piano condiviso ai singoli Stati, una parte a fondo perduto e una parte a prestito con tassi d’interesse più competitivi rispetti a quelli della raccolta tradizionale dei titoli di Stato nazionali e con dei tempi di pagamento estremamente dilatati, in quanto bisogna rientrare nella quota a  prestito  entro  il  2056.  È  un’opportunità  storica; noi da anni chiedevamo il passaggio agli eurobot, cioè alla condivisione del debito a livello europeo. È chiaro che era impensabile  chiedere  a  Paesi  che  avevano  debiti  pubblici più bassi del nostro di poter condividere  il  debito  pregresso,  ma  condividere  il futuro debito dalla pandemia in poi credo che  sia  un  passaggio  fondamentale  perché  permette di creare quella unione, a livello di comunità  dei  Paesi  che  fanno  parte  dell’Unione  europea,  necessaria,  nel  senso  che  d’ora in avanti quelle che saranno le risorse necessarie per fronteggiare le sfide epocali che riguardano il nostro continente non saranno  più  reperite  attraverso  una  raccolta  dei  fondi  nel  mercato  singolarmente  Stato  per Stato, ma attraverso una pianificazione a livello europeo. Questo permetterà innanzitutto di avere meno difficoltà per gli Stati di esposizione finanziaria perché non rischieranno  più  di  essere  esposti  singolarmente,  ma avranno la protezione della casa comune europea  che  ha  spalle  molto  più  robuste  di  ogni singolo Stato che ne fa parte. Dall’altra parte significa costruire progetti di sviluppo e di crescita che vedono intrecciare sempre di  più  le  singole  economie  nazionali.  Credo  che questa sia la sfida, era l’intento dei padri fondatori, era la logica di creare una casa comune dove si cresce assieme, ci s’indebita se serve assieme, e la Bce non è solamente un ente regolatore, ma finalmente può diventare gradualmente veramente una banca centrale  che  permette  ai  singoli  Stati  di  poter  crescere in maniera armonica all’interno del progetto comune europeo. Non sarà ancora una Fed, ci vorrà tempo perché la Germania pone ancora resistenze, ma sicuramente non è  più  quella  Bce  della  Troika,  dell’austerity,  che  abbiamo  visto  creare  mostruosi  danni  negli anni degli interventi stile Grecia.

Britannia,  Università  Cattolica,  Meeting  di  Rimini, ma anche Tesoro italiano, Banca d’Italia, cattedra di economia a Firenze, Banca Centrale  Europea...chi  è  Draghi?  Salvatore  della democrazia o della tecnocrazia? Della plutocrazia  o  del  bene  comune?  Salvatore  tecnocratico  della  democrazia?  Quali  dovrebbero  essere  secondo  te  le  priorità  e  i  punti fermi del suo governo? Hai dei possibili ministri che gli consiglieresti?

Credo che Draghi sia una delle migliori riserve della Repubblica che questo Paese abbia creato.  Credo  che  Draghi  sia  l’espressione  di  una  delle  migliori  teste  che  siano  emerse  negli  anni  della  prima  Repubblica...che  se andiamo a paragonare la qualità di quella classe  dirigente  con  quella  attuale  è  imparagonabile.  Credo  che  Draghi  abbia  avuto  un’esperienza che oggi pochissimi esponenti politici italiani abbiano alle spalle: consulente dentro la gestione del ministero Goria negli anni ‘80, direttore generale del Tesoro, governatore  della  Banca  d’Italia,  presidente  della Bce, è stato proposto come presidente del bureau di Goldman Sachs (poi ha rifiutato)...cioè stiamo parlando di un uomo che ha costruito  una  serie  di  successi  personali  legati a dei risultati ottenuti che hanno creato anche benessere condiviso – penso alle pratiche scelte ai tempi in cui è diventato presidente della Bce. In questo senso quindi credo che Draghi abbia tutte le carte in regola per poter far bene, anche perché c’è un gran bisogno, come sempre ho ripetuto, di buona classe dirigente, che nel nostro Paese manca da troppo tempo. Non è un tecnocrate, è un politico, un uomo che fa scelte, un uomo che sa usare le tecniche della politica, a differenza dei politici attuali che sono completamente neofiti e completamente incapaci di usare le leve che la politica loro consente, e quindi ha una marcia in più di tutta questa classe  dirigente,  che  si  è  messa  supina  immediatamente  perché  davanti  a  uno  statista di questo tipo non poteva fare altro che accettare una proposta come quella che gli veniva  posta  davanti,  essendo  incapaci  di  reagire e non avendo gli strumenti, la preparazione, la competenza per reagire, e questo purtroppo  è  lo  scenario  che  abbiamo  visto  oggi,  che  si  è  palesato  attorno  a  noi  drammaticamente. Questo dimostra che da troppo tempo si sono votate persone inadeguate per assumere responsabilità politiche come quelle che il parlamento italiano richiedeva negli  ultimi  anni.  Le  priorità  di  questo  governo  non  possono  essere  altre  che  quelle  che abbiamo indicato da tempo come Popolo  della  Famiglia.  Prima  di  tutto  la  gestione adeguata  dei  fondi  del  Next  Generation  Eu,  sostenendo  le  famiglie  e  le  loro  imprese,  come  punto  fondamentale  per  il  rilancio  dell’economia  della  locomotiva  Italia  attraverso quel soggetto che ne è stato sempre il catalizzatore fondamentale che è la famiglia e l’impresa famigliare; la gestione efficiente di una campagna vaccinale adeguata, anche con  adeguate  riorganizzazioni  del  sistema  sanitario  con  medicina  del  territorio  sviluppata, con protocolli sanitari di cure domiciliari adeguate; poi un altro tema fondamentale  è  quello  della  liquidità  da  immettere  nell’economia  reale,  cioè  far  sì  che  arrivino  i soldi nelle tasche delle famiglie e delle loro imprese e diventino elementi di produttività per un nuovo volàno imprenditoriale capace di  creare  un  rilancio  occupazionale.  Nomi  per  i  ministri?  Non  ne  vedo  di  grandi  nomi;  mi piacerebbe ci fossero dalle parti di destra un uomo come Giorgetti e dalle parti di sinistra un uomo come Enrico Letta.

Il  sistema  democratico  ha  mostrato,  con  l’avvento  del  governo  Draghi,  il  suo  ennesimo  fallimento?  O  forse  c’è  qualcosa  di  sbagliato  nell’intendere  la  democrazia  senza  valori?  Draghi  fornirà  valori  alla  democrazia?  Una  democrazia  “dei  migliori”?  Con  quale,  con  che  tipo  di  legittimazione  democratica?

Credo  che  il  sistema  democratico  abbia  vissuto,  nel  momento  in  cui  Mattarella  ha  chiesto a Draghi di scendere in campo, una grande  opportunità.  Per  troppo  tempo  la  democrazia è stata soppiantata dalla demagogia che ha dominato in questa cosiddetta “terza Repubblica”; demagogia che è sfociata nell’ultimo esempio eclatante, drammatico  per  certi  versi,  dei  fatti  di  Capitol  Hill  a  Whashinton a fine esperienza del governo Trump. La democrazia per troppo tempo non è stata presente in parlamento perché se noi andiamo  a  vedere  nei  due  governi  Conte    Conte1  e  Conte2  –  quello  che  è  stato  realizzato effettivamente di tutta l’attività del governo,  vediamo  che  ad  oggi  solamente  una minima minima parte dei provvedimenti  adottati  trova  regolamenti  attuativi,  cioè  vuol dire che il parlamento e il governo stesso  non  sono  stati  in  grado  di  concretizzare  le indicazioni di indirizzo che il governo e il parlamento stesso hanno dato. Questo sta a significare che non sono stati capaci di tradurre  le  loro  azioni  in  risposte  concrete  ai  bisogni delle famiglie e delle imprese. Quindi noi abbiamo bisogno oggi di democrazia, cioè  di  far  lavorare  bene  governo  e  parlamento,  in  piena  sinergia,  in  pieno  dialogo,  facendo sì che tutto ciò che sono gli indirizzi che vengono scelti dalle forze politiche che compongono la maggioranza si traducano in azioni conseguenti e deliberate e in sblocco di investimenti, di risorse, che devono avvenire in tempi rapidi e celeri per entrare nelle tasche delle famiglie e delle imprese il prima possibile, come avviene per esempio in Germania.  Non  è  possibile  che  noi  disponiamo  di risorse per aiutare i lavoratori che sono a casa  dal  lavoro  e  questi  soldi  arrivano  mesi  e mesi dopo che sono stati deliberati dall’esecutivo.  Questa  è  la  risposta  democratica  che il Paese si aspetta. La legittimazione democratica  di  Draghi?  Credo  che  siamo  una  democrazia  rappresentativa:  nel  momento  in cui il voto in parlamento gli attribuisce la fiducia per governare, credo che possa governare serenamente. Togliamoci dalla testa che ogni volta che un governo cade bisogna andare a fare nuove elezioni. La nostra non è una democrazia diretta, ma una democrazia rappresentativa ed è corretto che, se possibile, nei cinque anni di una legislatura si cerchino  di  comporre  maggioranze  che  siano  capaci di dare risposte ai problemi. Chiaro è che  se  fosse  nato  un  Conte  Ter  sarei  stato  il primo, saremmo stati i primi come Popolo della Famiglia, a chiedere elezioni immediate,  perché  sarebbe  stato  evidentemente  un  governo  incapace  di  rispondere  ai  bisogni  del  Paese.  L’esperienza  del  governo  Draghi  non  è  questa,  è  una  grande  opportunità  e  credo  che  noi  come  Popolo  della  Famiglia  possiamo,  attraverso  delle  call  to  actions,  cioè  delle  chiamate  all’azione  sui  temi  che  ci stanno più a cuore, essere capaci di proposte  che  possano  essere  prese  in  seria  considerazione  da  questa  nuova  esperienza  di governo. Starà a noi essere capaci di elaborarle in maniera efficace come già stiamo facendo,  portarle  nei  tavoli  decisionali,  dai  Comuni alle Regioni ai palazzi romani, affinché anche attraverso i nostri eletti, speriamo sempre  maggiori  nelle  istituzioni  territoriali  e di entrare in parlamento quando sarà possibile,  si  sia  capaci  di  far  sentire  maggiormente  la  voce  delle  famiglie,  che  stanno  a  cuore al PdF. 

Fonte: La Croce Quotidiano



Fonte: Gianluca Valpondi