Terrorismo

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Rai: Ingiustizia criminale

Maurizio Iannelli viene arrestato in un violento conflitto a fuoco a Roma alla fine di novembre del 1980 mentre si trova con un collega terrorista che riesce a fuggire

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Mario Adinolfi: Bologna, ci si scusi per Fioravanti libero “Gli esecutori materiali della strage liberati dopo tre anni”

Mario Adinolfi, presidente nazionale del Popolo della Famiglia, interviene nel giorno del quarantennale della strage di Bologna: “Ho ascoltato il consueto fiume di retorica che avvolge le cerimonie per il ricordo dei morti del 2 agosto 1980, la solita questione della presunta mancanza di verità, quando ormai la verità è chiara e tutta intera. I rappresentanti dello Stato dicono che non ci sia per non dover affrontare il vero scandalo che offende le vittime della strage di Bologna: coloro che materialmente uccisero 85 persone e ne ferirono 200, riconosciuti come tali da infinite sentenze e gradi di giudizio, sono liberi. I terroristi Giusva Fioravanti e Francesca Mambro sono stati condannati in via definitiva all’ergastolo dalla Cassazione nel 1995 e nel 1998 sono stati già fatti accedere alle varie forme di beneficio per l’uscita dal carcere.

Immagine mancante Inserito il 02/08/2020

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Bologna, la ferita di una nazione

Sergio Mattarella è a Bologna da qualche giorno, il 2 agosto saranno quarant’anni dalla strage più vile mai commessa da terroristi “autoctoni” sul territorio di una nazione occidentale, in assoluto l’evento criminale più grave dell’intera storia d’Italia: 85 morti, 200 feriti. Donne, anziani, bambini: una carneficina indiscriminata. Gli esecutori? Individuati e condannati all’ergastolo, ma fuori dal carcere da decenni. I mandanti? Individuati, ma mai condannati. I depistatori? Anche loro, mai condannati. Tre gradi di giudizio e ulteriori carte emerse confermano che la strage fu materialmente compiuta dai Nar di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, che furono per anni il braccio armato di uno Stato deviato che usava i criminali per regolare conti e attivare strategia. Licio Gelli li ha pagati con cinque milioni di dollari, uno in anticipo e il resto a cose fatte, una montagna di denaro proveniente dal Banco Ambrosiano. Cinque milioni di dollari del 1980 equivalgono a cento milioni di euro di oggi. Quello è il prezzo del sangue versato nella maniera più vigliacca possibile a Bologna.

Immagine mancante Inserito il 31/07/2020

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Urticare la retorica

A margine della Giornata della Legalità, una riflessione urticante fuori dalla melassa retorica: Totò Riina, lo stragista mandante di Capaci e via D’Amelio è morto in carcere a Parma; Giovanni Brusca, esecutore materiale “pentito” della strage che uccise Falcone, chiede invano i domiciliari e resta a Rebibbia; Giuseppe Graviano, esecutore materiale della strage che uccise Borsellino, è al ventisettesimo anno di carcere duro a Trani. Perché invece gli stragisti di Bologna sono usciti dal carcere da un quarto di secolo?

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La luce c'era, per davvero (Aldo Moro)

“Se ci fosse luce, sarebbe bellissimo”. Così si chiude la ultima lettera alla moglie Eleonora su come si vedranno nell’aldilà, di Aldo Moro. Chi fu Moro? Va ricordato, soprattutto ai più giovani, visto che giornali e telegiornali ricordano persino i 90 anni dalla nascita di Marco Pannella, ma scorrendo quelli di questi giorni non si trova la minima traccia di quella vicenda che fu l’11 settembre italiano.

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I NAR furono pagati

Su La Croce da anni stiamo raccontando le vicende della strage di Bologna, il più grave atto terroristico mai compiuto in Italia, 85 morti e 200 feriti. Per questa vergognosa e vile azione compiuta il 2 agosto 1980 sono stati condannati all'ergastolo come esecutori materiali i Nar Giusva Fioravanti e Francesca Mambro.

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Mario Adinolfi: Io quasi quasi andrei (Vittorio Bachelet)

Il 12 febbraio 1980 la ventiseienne Anna Laura Braghetti sembra una studentessa come tante quando sale le scale avvicinandosi al professore che da poco aveva finito la sua lezione in aula Aldo Moro alla facoltà di Scienze Politiche dell'università La Sapienza di Roma. Sembra a tutti, ma non a lui, non al vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura e docente universitario neanche cinquantaquattrenne, Vittorio Bachelet. Lui capisce subito e sbianca. La Braghetti gli appoggia la pistola al ventre e spara tre volte, Bachelet si accascia sui gradini emettendo un urlo agghiacciante. Gli si avvicina Bruno Seghetti che si era confuso tra i ragazzi seguendo addirittura in aula l'ultima lezione del fu presidente dell'Azione Cattolica e consigliere comunale della Democrazia Cristiana. Spara anche Seghetti, quattro colpi, uno alla nuca per finirlo. Lo aspettavano a un convegno a mezzogiorno, erano le 11.50, l'ultima frase di Bachelet prima di essere colpito fu: "Io quasi quasi andrei".

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Strage di Bologna, la giustizia procede lentamente e con indebite deroghe

Ergastolo per Cavallini, ma Mambro e Fioravanti restano a piede libero, e anzi si ammantano di filantropia e moralismo sul sangue delle vittime.

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Mario Adinolfi: nel 1975 a Bologna

L'11 aprile del 1975 il comitato centrale del Partito comunista italiano (Enrico Berlinguer, Giorgio Napolitano, Massimo D'Alema, Antonio Bassolino, Armando Cossutta ed altri) stilò uno storico comunicato a sostegno dei khmer rossi cambogiani, simbolo della resistenza contro gli Stati Uniti: "Ogni democratico, ogni comunista, sia, come sempre e più di sempre, al loro fianco".

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Mario Adinolfi: La strage di Bologna

La mattina del 2 agosto 1980 una bomba piazzata nella sala d'aspetto della stazione centrale di Bologna è esplosa e ha causato 85 morti e 200 feriti. Secondo sentenza passata in giudicato a uccidere queste persone sono stati Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, condannati all'ergastolo, con Luigi Ciavardini condannato a trent'anni perché minorenne all'epoca dei fatti. I tre appartenevano ai Nuclei Armati Rivoluzionari, al terrorismo neofascista che si ritrova in varie forme dietro tutte le stragi della storia del terrorismo in Italia.

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Mario Adinolfi: Sul perdono pubblico e obbligatorio ai terroristi

Sul Corriere della Sera il buon Giovanni Bianconi, già responsabile della eroicizzazione di Giusva Fioravanti e Francesca Mambro con il suo libro "A mano armata", racconta l'incontro alla chiesa del Gesù tra Franco Bonisoli e Giovanni Ricci, figlio di Domenico Ricci, l'autista di Aldo Moro ucciso nella strage di via Fani. Mi impressiona che Bianconi non scriva che Bonisoli è il più probabile assassino materiale di Ricci. Si limita a definirlo "ex brigatista" o "ex terrorista" scrivendo solo in un inciso che "partecipò alla strage di via Fani".

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Mario Adinolfi: Siamo obbligati a perdonare?

L'anniversario della morte di Aldo Moro prevede la solita ondata di retorica perdonista, che non è solo retorica perché gli assassini di Moro sono stati perdonati dallo Stato e sono tutti liberi.

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Mario Adinolfi: “Vergognoso che i terroristi diventino star televisive”

Mario Adinolfi è intervenuto questa mattina ai microfoni di ECG, il programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus.

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I BRIGATISTI DI VIA FANI, 40 ANNI DOPO

Dei responsabili della strage di via Fani, quattordici brigatisti rossi che il 16 marzo 1978 uccisero sparando novantuno colpi (quarantacinque a bersaglio) i cinque uomini della scorta di Aldo Moro, nessuno è in carcere. Barbara Balzerani scrive garrula sui social: "Chi mi ospita oltreconfine per i fasti del quarantennale?".

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VIA FANI, L'ENNESIMO OLTRAGGIO

Mi arriva un comunicato stampa di una trasmissione che intende ricordare la settimana prossima il quarantesimo anniversario della strage di via Fani, cinque agenti della scorta di Aldo Moro uccisi in pochi minuti dalla pioggia di fuoco delle Brigate Rosse protette oltre che addestrate dai servizi segreti sovietici e dell'Europa dell'Est, con il silenzio complice dei servizi deviati italiani e americani, inglesi e francesi.

Immagine mancante Inserito il 11/03/2018